domenica, 31 ottobre 2004

Una nuova ondata di violenze sta sconvolgendo Monrovia, la capitale della Liberia, dove è stato proclamato il coprifuoco diurno. Mentre è in atto la smilitarizzazione del paese e continuano i moti dei ribelli, il leader liberiano ad interim, Gyude Bryanth detto che i militari della "missione Onu hanno avuto istruzioni di usare qualsiasi mezzo per arrivare al controllo della situazione" - riporta Rainews. Colpi di arma da fuoco sono stati uditi questa mattina nella capitale, mentre gruppi di ribelli si organizzavano per la guerriglia. Alcune case sono state distrutte e "diverse persone sono rimaste ferite", ha specificato Mark Kroeker, il comandante della polizia delel Nazioni Unite in Liberia. Cinque chiese ed una moschea sono state incendiate in quella che sempre più appare come una drammatica esplosione di violenza religiosa.

Ma padre Mauro Armanino, superiore regionale della Società delle Missioni Africane (Sma) ha presentato una visione diversa. "La gente saccheggia i negozi perché ha fame: è questa la realtà dell''altra' Monrovia, diversa da quella delle statistiche e delle organizzazioni umanitarie" - dice alla Misna. "Questi scontri sono il volto di una città dove la gente è priva di acqua, elettricità, lavoro, casa, cibo e futuro: i salari sono buoni solo per i militari e i funzionari dell'Onu". Nei giorni scorsi il ministero della Giustizia ha congelato i fondi e i beni di due stretti collaboratori dell'ex-presidente Charles Taylor, fuggito nell'agosto del 2003 dal Paese e attualmente in esilio in Nigeria.

Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha condannato i disordini di giovedì e di ieri nella capitale liberiana Monrovia che hanno provocato almeno cinque morti, chiedendo ai capi politici dell'Africa occidentale di aiutare la missione di pace dell'Onu presente nel Paese a riportare la calma. Annan, fa sapere il suo portavoce in un comunicato, “fa appello ai liberiani affinché rispettino il coprifuoco e cooperino con le autorità locali e l’Unmil (missione di peacekeeping delle Nazioni Unite in Liberia ndr)”. Ieri il governo provvisorio di Monrovia aveva deciso di imporre il coprifuoco in seguito a violenti tumulti scoppiati in alcune zone della città, dove gruppi di giovani – tra loro molti degli oltre 70.000 ex-combattenti della guerra civile, ormai disarmati – che hanno assaltato case, uffici, botteghe e anche chiese e moschee.

Il segretario generale, si legge nella nota riportata dall'agenzia Misna, esorta “tutti i leader tradizionali e i responsabili politici nel Paese, insieme a quelli della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale, a intervenire rapidamente e sostenere gli sforzi dell’Onu di riportare la calma il più presto possibile”. Ieri i ‘caschi blu’ dell’Unmil erano intervenuti in forza – secondo alcuni tardivamente – per fermare la rivolta, con l’autorizzazione ad usare la forza. Domani scade il termine per il disarmo degli ex-miliziani delle diverse fazioni protagonisti di una guerra civile durata 14 anni e costata decine di migliaia di vittime; gran parte di loro – su 87.000 registrati – hanno già deposto le armi sotto la supervisione della missione Onu, che ora dovrebbe garantire il loro reintegro nella società.

E' comunque previsto per oggi il rimpatrio dalla Guinea degli sfollati liberiani nelle proprie aree d'origine da parte dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). "Domani arriverà nella contea di Bong, nella Liberia settentrionale, il primo convoglio di rifugiati liberiani provenienti dalla Guinea, a quasi un mese di distanza dall'inizio delle operazioni UNHCR per il rimpatrio assistito nel devastato paese. I camion che compongono il convoglio trasporteranno 193 rifugiati di ritorno dal campo di Laine, nella regione guineana di N'zerekore, ed entreranno nella contea di Bong attraverso il posto di frontiera di Ganta" - comunicava ieri l'UNHCR.

La Guinea è il principale paese d'asilo per i rifugiati liberiani in Africa occidentale e all'inizio dell'anno ospitava circa 149mila liberiani fuggiti dalla guerra civile durata 14 anni. Finora molte migliaia di rifugiati hanno scelto di rimpatriare autonomamente con mezzi propri.

Dal 1° ottobre, data d'inizio del rimpatrio assistito in Liberia, oltre 500 rifugiati hanno fatto ritorno via terra dalla Sierra Leone e per via aerea dal Ghana. L'UNHCR prevede un incremento del ritmo dei rimpatri per il periodo precedente le elezioni in Liberia, fissate per l'ottobre del 2005. L'UNHCR sta incoraggiando la Commissione Nazionale Elettorale Liberiana ad abilitare al voto il maggior numero possibile di rifugiati e sfollati e sta chiedendo di estendere la registrazione per il diritto al voto anche ai rifugiati che faranno ritorno dopo il 15 aprile 2005, attuale scadenza per la registrazione dei cittadini votanti.
Nell'ambito del programma pluriennale di rimpatrio, l'UNHCR prevede assistere nel rimpatrio circa 28.700 rifugiati entro la fine dell'anno, dei quali 10mila provenienti dalla Guinea, 10mila dalla Sierra Leone, 5mila dalla Costa d'Avorio, 2.700 dal Ghana, 1.000 dalla Nigeria e 300 da altri paesi. L'UNHCR prevede che, attraverso il programma di rimpatrio - che durerà fino alla fine del 2007 - 340mila rifugiati liberiani che si trovano nei vari paesi dell'Africa occidentale faranno ritorno nel proprio paese.

Unimondo














postato da: Luca_P alle ore 21:05 | Permalink | commenti
Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0 Italy License. categoria:liberia
domenica, 31 ottobre 2004
Il figlio dell'accademico riformista Saeed Al Za’eer(condannato a cinque anni di prigione un mese fa),Mubarak Al Za’eer, è stato condannato a dieci mesi di galera. La colpa? L'aver giustificato atti violenti nel Regno e l'esser riuscito a riunire un gruppo di persone che sostiene le idee del padre. aa
postato da: 2twins alle ore 18:55 | Permalink | commenti
Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0 Italy License. categoria:arabia saudita
domenica, 31 ottobre 2004

La rivoluzione castrista non fu democratica e, non lo è adesso, attualmente è un volgare capitalismo di stato, chiamato fidelismo, così affermò il nipote del CHE Canek Sanchéz Guevara.

In una lettera e “autointervista” pubblicata ieri dal settimanale messicano Processo Canek criticò energicamente il regime castrista, “Castro è passato da giovane rivoluzionario a vecchio tiranno e, ha falsificato un ideale”.

La rivoluzione ha partorito una borghesia e, apparati repressivi pronti ha difenderla dal popolo, però soprattutto fu antidemocratica per il messianismo di Castro, ha detto.

Nell’intervista Canek smonta uno ad uno i punti che hanno allontanato la rivoluzione dal popolo, come la “criminalizzazione delle differenze” perseguendo omosessuali, hippies, liberi pensatori, sindacalisti e poeti. Al potere si è installata una borghesia socialista fintamente proletaria.

La rivoluzione a Cuba è morta da anni: è stata assassinata da chi l’ha voluta per evitare che li si rivoltasse contro. La burocrazia, la corruzione e la mancanza di libertà hanno fatto il resto.

Tutte le mie critiche a Fidel Castro partono dal fatto che si sia allontanato dei suoi ideali libertari e, ha tradito le attese del popolo. La gran macchina repressiva messa in piedi per preservare lo “stato” sopra le persone, è un orrore.

Il nipote del Che Guevara segnala, che la repressione e, la totale mancanza di libertà d’associarsi nella quale si vive a Cuba, non è altro che un volgare capitalismo di stato, che morirà con Fidél Castro.

“Siamo onesti un giovane rivoluzionario come lo fu Castro, nella Cuba attuale sarebbe fucilato e, non condannato all’esilio come lo fu lui” parole di Canek Guevara.

Tratto da: www.cubaitalia.org

postato da: Galileo82 alle ore 12:04 | Permalink | commenti
Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0 Italy License. categoria:cuba
sabato, 30 ottobre 2004
L'ambasciatore saudita di stanza a Londra afferma che l'Irak è diventato un magnete per terroristi stranieri a partire dall'invasione anglo-americana della primavera 2003. C'è da chiedersi come fossero riusciti tanti di questi terroristi ad arrivare in Arabia Saudita senza alcun intervento militare.

Una storia ha scioccato l'Arabia Saudita: la povertà di cinque sorelle le costringeva a saltare la scuola quattro giorni la settimana ognuna in modo da scambiarsi l'unica divisa scoltastica che la sua famiglia poteva permettersi.

E' stato lanciato il sito per le prossime elezioni municipali: questo. aa
postato da: 2twins alle ore 18:50 | Permalink | commenti
Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0 Italy License. categoria:arabia saudita
sabato, 30 ottobre 2004

Come un fulmine a ciel sereno: dopo più di un anno di relativa pace e stabilità, la capitale liberiana si è svegliata giovedì mattina nel caos, provocato da scontri tra giovani musulmani e cristiani. Gli scontri, durati fino a venerdì, hanno provocato almeno 5 morti e decine di feriti, costringendo il presidente Gyude Bryant ha proclamare il coprifuoco in città. Le forze dell'ordine sono state messe in allerta, mentre i Caschi Blu dell'ONU hanno ricevuto l'ordine di sparare a vista in caso di nuovi tafferugli. Il tutto in coincidenza, forse non casuale, con la conclusione del programma di disarmo a fine mese.

Non è ancora chiaro cosa abbia provocato gli scontri di giovedì mattina. Fatto sta che in poche ore la città è precipitata nel caos, con decine di negozi distrutti, bande armate di coltelli, bastoni e kalashnikov che giravano per le strade e i Caschi Blu impegnati a tenere a bada la folla inferocita a colpi di fucile e gas lacrimogeno. Sembra addirittura che una camionetta dell'ONU abbia per sbaglio investito e ucciso tre persone durante gli scontri, a quanto riferiscono fonti locali citate dall'AP.

Gli scontri sarebbero cominciati nel distretto commerciale di Paynesville, per poi estendersi a numerosi quartieri della città: almeno tre chiese e due moschee sarebbero state distrutte, così come numerose abitazioni e negozi messi a ferro e fuoco da bande armate appositamente di taniche di benzina. A fine giornata i Caschi Blu avranno arrestato ben 168 persone, un numero che dà la riprova della gravità degli scontri.

Ma Monrovia non è stata il solo teatro di violenza nel paese: altri scontri religiosi sarebbero scoppiati a Kakata, a una cinquantina di km dalla capitale. Anche qui, lo scenario sarebbe abbastanza simile: violenza diffusa, distruzione di abitazioni e centri commerciali, sciacallaggio nei negozi e nelle case per approfittare del momento di caos. Per far fronte all'emergenza il presidente ha annunciato il coprofuoco indeterminato a Monrovia.

Il presidente Bryant è rimasto visibilmente scosso da questo episodio, che rischia di azzerare il credito riacquistato faticosamente dalla Liberia in quest'ultimo anno. Dopo 14 anni di guerra praticamente intinterrotta e più di 150.000 vittime, l'ultimo anno aveva fatto sperare in una vera svolta per i destini della nazione. Questi nuovi scontri, apparentemente inspiegabili vista la rarità degli scontri religiosi in Liberia,. potrebbero mandare a monte quanto già fatto soprattutto nel campo del disarmo delle milizie armate.

Questi nuovi episodi potrebbero innanzitutto frenare gli aiuti da parte dei paesi donatori, che non rischierebbero di investire i propri soldi in un paese così instabile. Ripercussioni del genere sarebbero disastrose per la Liberia, il cui processo di pace fino a giovedì sera era proseguito bene, soprattutto se confrontato con le situazioni di alcuni vicini come la Costa d'Avorio.

Il presidente Bryant ha azzardato in un messaggio radiofonico la possibilità che a fomentare i disordini siano stati elementi che hanno interesse a far fallire il programma di disarmo, che dovrebbe concludersi il prossimo 31 ottobre. Una tesi che finora non è stata confermata dai fatti, anche perché non sono al momento chiare le motivazioni dello scoppio dei disordini, che potrebbero anche non aver nulla a che fare con la recente guerra civile.

Come un fulmine a ciel sereno: dopo più di un anno di relativa pace e stabilità, la capitale liberiana si è svegliata giovedì mattina nel caos, provocato da scontri tra giovani musulmani e cristiani. Gli scontri, durati fino a venerdì, hanno provocato almeno 5 morti e decine di feriti, costringendo il presidente Gyude Bryant ha proclamare il coprifuoco in città. Le forze dell'ordine sono state messe in allerta, mentre i Caschi Blu dell'ONU hanno ricevuto l'ordine di sparare a vista in caso di nuovi tafferugli. Il tutto in coincidenza, forse non casuale, con la conclusione del programma di disarmo a fine mese.

Non è ancora chiaro cosa abbia provocato gli scontri di giovedì mattina. Fatto sta che in poche ore la città è precipitata nel caos, con decine di negozi distrutti, bande armate di coltelli, bastoni e kalashnikov che giravano per le strade e i Caschi Blu impegnati a tenere a bada la folla inferocita a colpi di fucile e gas lacrimogeno. Sembra addirittura che una camionetta dell'ONU abbia per sbaglio investito e ucciso tre persone durante gli scontri, a quanto riferiscono fonti locali citate dall'AP.

Gli scontri sarebbero cominciati nel distretto commerciale di Paynesville, per poi estendersi a numerosi quartieri della città: almeno tre chiese e due moschee sarebbero state distrutte, così come numerose abitazioni e negozi messi a ferro e fuoco da bande armate appositamente di taniche di benzina. A fine giornata i Caschi Blu avranno arrestato ben 168 persone, un numero che dà la riprova della gravità degli scontri.

Ma Monrovia non è stata il solo teatro di violenza nel paese: altri scontri religiosi sarebbero scoppiati a Kakata, a una cinquantina di km dalla capitale. Anche qui, lo scenario sarebbe abbastanza simile: violenza diffusa, distruzione di abitazioni e centri commerciali, sciacallaggio nei negozi e nelle case per approfittare del momento di caos. Per far fronte all'emergenza il presidente ha annunciato il coprofuoco indeterminato a Monrovia.

Il presidente Bryant è rimasto visibilmente scosso da questo episodio, che rischia di azzerare il credito riacquistato faticosamente dalla Liberia in quest'ultimo anno. Dopo 14 anni di guerra praticamente intinterrotta e più di 150.000 vittime, l'ultimo anno aveva fatto sperare in una vera svolta per i destini della nazione. Questi nuovi scontri, apparentemente inspiegabili vista la rarità degli scontri religiosi in Liberia,. potrebbero mandare a monte quanto già fatto soprattutto nel campo del disarmo delle milizie armate.

Questi nuovi episodi potrebbero innanzitutto frenare gli aiuti da parte dei paesi donatori, che non rischierebbero di investire i propri soldi in un paese così instabile. Ripercussioni del genere sarebbero disastrose per la Liberia, il cui processo di pace fino a giovedì sera era proseguito bene, soprattutto se confrontato con le situazioni di alcuni vicini come la Costa d'Avorio.

Il presidente Bryant ha azzardato in un messaggio radiofonico la possibilità che a fomentare i disordini siano stati elementi che hanno interesse a far fallire il programma di disarmo, che dovrebbe concludersi il prossimo 31 ottobre. Una tesi che finora non è stata confermata dai fatti, anche perché non sono al momento chiare le motivazioni dello scoppio dei disordini, che potrebbero anche non aver nulla a che fare con la recente guerra civile.

Warnews

postato da: Luca_P alle ore 17:43 | Permalink | commenti
Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0 Italy License. categoria:liberia