Aborto e coppie gay. Per il Papa un «totalitarismo subdolo e celato»
Presentato il nuovo libro di Wojtyla "Memoria e identità".
La legge «naturale e di Dio» al di sopra delle decisioni dei parlamenti.
Giovanni Paolo II parla di «sterminio degli esseri concepiti e non nati»
Nemmeno la democrazia può «valicare i precisi limiti» posti da Dio alla legge degli uomini. I parlamenti che approvano l'aborto si «spingono oltre le proprie competenze e in conflitto con la legge di natura».
Eccole le pagine del nuovo libro del Papa "Memoria e identità" che, prima ancora dell'uscita, hanno suscitato le proteste degli ebrei tedeschi per l'accostamento tra Shoah e interruzioni di gravidanza. Alla presentazione del volume il cardinale Joseph Ratzinger e il portavoce Navarro hanno negato che «il Santo padre le metta sullo stesso piano». Di sicuro però usa la stessa definizione di «sterminio» e soprattutto propone un criterio «naturale» di censura delle legislazioni civili. Wojtyla teme una «nuova ideologia del male subdola», «un'altra forma di totalitarismo», celata dietro le forme della democrazia, una cultura che - scrive - «tenta di sfruttare perfino i diritti dell'uomo contro la famiglia». E aggiunge che per i crimini nazisti c'è stato il giudizio di Norimberga mentre «non sono pochi i casi in cui questa giustizia umana manca».
Frutto delle conversazioni avvenute a Castel Gandolfo nell'estate del '93 con due filosofi polacchi, Josef Tischner e Krzysztof Michalski, il libro - pubblicato da Rizzoli in 14 edizioni e undici lingue - tratteggia la «teologia della storia» di Wojtyla e in particolare riafferma il concetto di una «legge naturale» sovraordinata, che pesa sulla stessa laicità degli stati.
Il «male», che si è manifestato nelle tragedie del 900, ha sempre un limite «temporale e ontologico», come sottolinea Ratzinger. Ma la visione del Papa non è ottimistica. Ha atteso dieci anni ad autorizzare la pubblicazione di questi lontani colloqui, eppure il suo giudizio sull'Occidente non si è modificato. Parla infatti di «correnti dell'anti-evangelizzazione» che «colpiscono le basi stesse della morale umana» e cita divorzio, amore libero, anticoncezionali, aborto, manipolazione dell'embrione.
Sono pensieri espressi pochi anni dopo la caduta del Muro. Il socialismo reale è durato più a lungo della «bestialità» hitleriana. Dopo il '45 Wojtyla si domandava perché mai la Provvidenza concedesse tanto tempo a quel «male» e in che senso esso fosse «necessario». Oggi i conti con il comunismo sembrano chiusi, apertissimi invece quelli con l'eredità della rivoluzione francese. Wojtyla chiama in causa polemicamente anche Cartesio e il suo "Cogito ergo sum". Difende gli ideali illuministici di libertà, fraternità e uguaglianza, riconoscendo in essi la riscoperta di valori evangelici, contesta invece il razionalismo del pensiero moderno che esclude Dio. «Andare alle radici» delle ideologie del male - spiega Navarro - per Giovanni Paolo II significa indagare nell'humus del pensiero europeo.
Il volume tratta di Europa e di Polonia. Questo papa, del quale si dice che ha sconfitto i sistemi dell'Est, nelle ultime pagine dedicate all'attentato dell'81 avverte di esser stato soltanto un «servo inutile» di disegni superiori. Riemerge qui la sua concezione mistica e mariana del pontificato accanto ad un Wojtyla ancorato alla «memoria», che attribuisce alla patria l'equivalenza di padre e al patriottismo - opposto al nazionalismo - il comandamento di onorare i padri, pur in un mondo globalizzato.
C'è però qualcun altro che si considera pedina di Dio ed è l'attentatore Alì Agca il quale, dopo le "rivelazioni" vaticane sul terzo mistero di Fatima, ha ripreso a chiedere al Papa di rivelare chi è l'Anticristo e di annunciare la fine del mondo. Ratzinger conferma di aver ricevuto molte sue lettere. Giovanni Paolo II, convinto che a deviare la pallottola sia stata la Madonna, scrive che quegli spari furono «le ultime convulsioni delle ideologie della prepotenza del XX secolo». E racconta il suo incontro nel carcere con Alì, che non riusciva a capacitarsi di aver fallito la mira e voleva conoscere la predizione di Fatima.
Fulvio Fania
Questo articolo è stato inviato da TamLes, pubblicazione aperiodica lesbica
(AGI) - CdV, 24 feb. - Il Papa è di nuovo ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma in seguito ad una grave crisi respiratoria che ha colpito l'anziano Pontefice ieri sera e che si è ripetuta anche questa mattina, anche se in forma meno preoccupante. Subito dopo la notizia del ricovero il portavoce vaticano aveva spiegato ai giornalisti che "da ieri, 23 febbraio, il Santo Padre presenta una ricaduta della sindrome influenzale di cui era già stato affetto nelle settimane precedenti".
Il potere forte contro Coscioni
Non ci eravamo sbagliati, ieri, ad azzardare che il problema tra l'Unione e i radicali, più che la professione richiesta di antiberlusconismo, fossero i referendum. Sembra che il nome di Luca Coscioni non possa stare in un simbolo elettorale, né nella casa delle libertà né nell'altra casa. Perché evoca battaglie per la libertà della ricerca scientifica, attraverso il corpo di un uomo martoriato dalla malattia, che ha deciso di continuare a sperare in quella cosa che una volta era il faro della cultura occidentale, di destra o di sinistra che fosse, e che si chiama progresso, scoperta, volontà titanica di modificare la natura e le sue leggi più crudeli a vantaggio dell'uomo.
Non ci eravamo sbagliati, qualche giorno fa, a segnalare come la Cei abbia, nei modi discreti ma efficaci che le sono propri, compiuto un vero e proprio take over su tutte e due le coalizioni per quanto riguarda i referendum convocati per modificare la legge sulla fecondazione assistita.
Su tutto litigano i due schieramenti, tranne che sul feticcio della libertà di coscienza in materia referendaria. Se la lista Coscioni fosse accolta in uno schieramento spezzerebbe questa stupefacente cappa di piombo che l'Italia non ha conosciuto neanche ai tempi della DC imperante, e sotto cui vive invece oggi, a causa di un sistema politico incerto e timoroso, costantemente bisognoso di protezione da parte di qualche potere forte, in doppiopetto o in tonaca poco importa.
Da Il Riformista del 24 febbraio
• Quello che segue è il testo della lettera che Antonio Tombolini ha oggi inviato a Daniele Capezzone, segretario nazionale di Radicali Italiani:
Caro Daniele,
Spero tu riesca a dedicare un minuto del tuo tempo in queste ore convulse e impegnative. Ho seguito naturalmente le vicende della trattativa con l'Unione, accordo in cui ho sperato, fino a quella che appare ormai come una definitiva interruzione.
Sono cattolico, e ho avuto incarichi di un qualche rilievo: dall'81 all'86 sono stato a Roma con l'incarico di Vicepresidente Nazionale dell'Azione Cattolica. A quell'epoca, in presidenza, con me siedevano nomi che ora hai imparato anche tu a conoscere: Presidente nazionale era Alberto Monticone (ora senatore); vicepresidente come me era Rosy Bindi; segretario era Dino Boffo; presidente della FUCI (e come tale membro cooptato di presidenza) era Giorgio Tonini. Tutti loro si ricordano bene di me, puoi verificarlo. Così come si ricorda senz'altro di me - anche per cordiali incontri recenti - colui che all'epoca era "don Camillo", nel senso di Camillo Ruini, che spesso accompagnavo in macchina in giro per l'Italia, quando era ancora giovane vescovo ausiliare di Reggio Emilia.
Perché ti scrivo tutto questo, rischiando la figura del pirla che vanta il suo cursus honorum? Perché devo farti una supplica: consentimi di superare almeno un po' della *vergogna* che il comportamento di costoro, col veto sul nome di Luca Coscioni, mi ha provocato e sta provocando proprio al mio "essere cattolico". Ho fatto e faccio ogni giorno, come Paolo insegna, "la mia corsa", da cattolico e (ormai da diversi anni) da radicale: ora ho bisogno di te, di voi, per "conservare la fede". In questa vicenda, per me, non è in gioco infatti il mio essere-radicale, ma esattamente il mio essere-cattolico. E per salvarne la dignità devo chiederti un aiuto: lascia che io possa candidarmi alle prossime elezioni nella lista Radicali-Luca Coscioni (vivo a Loreto, in provincia di Ancona).
Vorrei rassicurarti su un punto: non è il risentimento verso i miei ex compagni di impegno dell'Azione Cattolica a muovermi. Oggi ho quasi 45 anni, una moglie adorabile, tre figli di cui sono orgoglioso, e vivo del mio lavoro senza sciali (e per dare il mio piccolo contributo alle casse radicali mi tocca ricorrere a un prestito bancario, ma tant'é, lo faccio con gioia). E' una mia personale esigenza: chiedo, supplico, imploro ai compagni radicali di fare anche questo, perfino questo per me: consentirmi di presentare me stesso, la mia faccia, con tutta la mia storia, con tutto il mio impegno, *con tutta la mia fede cattolica*, sotto le insegne Luca Coscioni, e battermi per questo con tutte le mie forze. Se mi sarà consentito, riuscirò, te lo ripeto, a dirmi ancora cattolico.
Naturalmente questo ti chiedo anche nella convinzione che comunque la mia candidatura potrebbe portare a un qualche risultato positivo di rilievo per tutti noi, altrimenti non te lo avrei neanche chiesto.
Sono pronto, se lo vorrai, a volare a Roma per discutere a voce di ogni aspetto di dettaglio.
Un abbraccio e un augurio di buon lavoro.
Grazie!
Antonio Tombolini
http://www.antoniotombolini.com
http://www.antoniotombolini.com/cv.html
(AGI) - Roma, 27 feb. - "Non è opportuno che un romano pontefice si dimetta". E' questa la conclusione di uno studio top-secret commissionato dal Papa sul finire degli anni Novanta al cardinale Vincenzo Fagiolo, considerato uno dei massimi esperti di diritto canonico del dopo-Concilio. Poco prima di morire l'alto prelato aveva affidato l'esito dei propri studi a Giovanni Paolo II, che ne condivide il segreto con monsignor Stanislao Dziwisz, segretario personale del Pontefice, e Angelo Sodano, Segretario di Stato vaticano. I quesiti posti dal Papa, allora ultra settantacinquenne e già afflitto dal morbo di Parkinson, erano due: l'effettivo obbligo dei vescovi di ritirarsi a settantacinque anni e i requisiti della rinuncia di un pontefice. "No, un romano pontefice non può imporre le dimissioni a un vescovo" ha scritto il porporato rispondendo alla prima domanda di Wojtyla. Quanto alle dimissioni papali, Fagiolo non ha espresso dubbi: questa e' contemplata nel solo caso di "amentia", ovvero di incapacita' mentale di esercitare il proprio ministero. In qualsiasi altro caso, secondo il porporato, una simile decisione potrebbe turbare il popolo dei fedeli e causare spaccature all'interno della stessa Chiesa, a confronto con un Papa regnante e uno dimissionario. Il documento è tuttora custodito nell'archivio personale di Giovanni Paolo II che, in ogni caso, non ha mai manifestato la volontà di rinunciare alla propria missione di Vicario di Cristo.
In una settimana che ci ha confermato ancora una volta che la nostra non è una repubblica laica e democratica, ma papalina, non possiamo non guardare con grande spirito di solidarietà a Giovanni Paolo II, che riesce a far fronte alle sofferenze della malattia con la sua immensa e genuina fede.
Quella stessa fede che accompagna tanti cattolici italiani che, come Antonio Tombolini, si battono contro le posizioni oscurantiste del Vaticano.
Quella fede che non ha mai abbandonato tantissime persone omosessuali, bisessuali ed anche tante donne che non hanno voluto/potuto essere madri.
Si può essere credenti ed anticlericali, e non da oggi. Se certe pagine di storia non fossero così neglette, tutti saprebbero che l'anticlericalismo religioso è una realtà plurisecolare e che gli atei devoti, da sempre, sono i migliori alleati del potere vaticano, "gli uomini della Provvidenza" per le alte gerarchie ecclesiastiche.
Esiste un male profondo, da secoli, che si chiama oscurantismo clericale, nemico dichiarato del liberalismo, della laicità, della democrazia. Ci spiace che in questo caso il Papa capovolga i termini della questione.
Da parte nostra, non smetteremo un solo istante di ammirare profondamente l'umanità di Papa Wojtyla e di combattere allo stesso tempo le mistificazioni, gli anatemi, le pressioni e i veti del Vaticano.
"Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano".
Panther

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