Nonostante questa breve pausa festiva, il mondo non ha smesso di girare. Nonostante, oggi, il Libano sia mediaticamente meno "spendibile" per i media, esso continua a costituire un tassello fondamentale per la ricomposizione del quadro medio-orientale.Tenere alta l’attenzione e seguire le vicende libanese è dunque il minimo che si possa fare.TICIONLINE - 30/03/05 - NEW YORK - Il ministro degli esteri siriano Faruq al Shara ha comunicato alle Nazioni Unite che Damasco intende ritirare tutti i suoi soldati dal Libano prima che in questo paese si svolgano le elezioni. L'impegno è stato assunto in una lettera al segretario generale dell'onu Kofi Annan. una copia della quale è stata ottenuta dalla Reuters. Nella lettera si afferma che la cooperazione tra Siria e Libano ha permesso a Damasco di ridurre i soldati presenti del paese dei cedri di circa 10mila unità. Si dice poi che il ritiro sarà completato prima delle elezioni. Queste sono previste per maggio, anche se l'aggravarsi della crisi di governo dopo la rinuncia del primo ministro designato Omar Karame rende possibile un rinvio.
Il ministro degli esteri siriano Faruq al Shara ha comunicato alle Nazioni Unite che Damasco intende ritirare tutti i suoi soldati dal Libano prima che in questo paese si svolgano le elezioni. L'impegno è stato assunto in una lettera al segretario generale dell'onu Kofi Annan. una copia della quale è stata ottenuta dalla Reuters. Nella lettera si afferma che la cooperazione tra Siria e Libano ha permesso a Damasco di ridurre i soldati presenti del paese dei cedri di circa 10mila unità. Si dice poi che il ritiro sarà completato prima delle elezioni. Queste sono previste per maggio, anche se l'aggravarsi della crisi di governo dopo la rinuncia del primo ministro designato Omar Karame rende possibile un rinvio.
BEIRUT, 29 MAR. (ADNKRONOS) - Il premier libanese, Omar Karami, ha preannunciato che domani consegnerà le sue dimissioni nelle mani del presidente Emil Lahod, dopo non essere riuscito a formare un governo di unità nazionale con il coinvolgimento di esponenti dell'opposizione. Karami ha dato l'annuncio, una notizia già anticipata da fonti vicine al premier designato, dopo aver incontrato il presidente del parlamento, Nabih Berri. (Ses/Gs/Adnkronos)
Il premier libanese, Omar Karami, ha preannunciato che domani consegnerà le sue dimissioni nelle mani del presidente Emil Lahod, dopo non essere riuscito a formare un governo di unità nazionale con il coinvolgimento di esponenti dell'opposizione. Karami ha dato l'annuncio, una notizia già anticipata da fonti vicine al premier designato, dopo aver incontrato il presidente del parlamento, Nabih Berri. (Ses/Gs/Adnkronos)
29 MARZO 2005 19.36 - BEIRUT - Il premier libanese Omar Karame ha annunciato di vedersi costretto a rinunciare alla formazione di un nuovo governo di unità nazionale ed ha detto che domani ne darà comunicazione al capo dello stato Emile Lahoud. È stato lo stesso Karame a dirlo ai giornalisti dopo un incontro con il presidente del parlamento, Nabih Berri. L'incarico potrebbe andare ora al ministro dell'economia ad interim, Adnan Kassar. Il premier si era dimesso il mese scorso sulla scia della tempesta politica provocata dall'attentato costato la vita all'ex primo ministro Rafic Hariri ma Lahoud gli aveva nuovamente affidato l'incarico di costituire un governo di unità nazionale in grado di preparare le elezioni di maggio. SDA-ATS
Il premier libanese Omar Karame ha annunciato di vedersi costretto a rinunciare alla formazione di un nuovo governo di unità nazionale ed ha detto che domani ne darà comunicazione al capo dello stato Emile Lahoud. È stato lo stesso Karame a dirlo ai giornalisti dopo un incontro con il presidente del parlamento, Nabih Berri. L'incarico potrebbe andare ora al ministro dell'economia ad interim, Adnan Kassar. Il premier si era dimesso il mese scorso sulla scia della tempesta politica provocata dall'attentato costato la vita all'ex primo ministro Rafic Hariri ma Lahoud gli aveva nuovamente affidato l'incarico di costituire un governo di unità nazionale in grado di preparare le elezioni di maggio. SDA-ATS
(AGI) - BEIRUT 29 MARZO 2005 - Omar Karameh e' pronto a mollare, Il premier designato ha intenzione di gettare la spugna in seguito al fallimento dei colloqui per formare un governo di unita' nazionale dopo la crisi innescata dall'omicidio di Tafiq Hariri e dalle proteste che sono seguite. Ne ha dato notizia uno dei consiglieri di Karameh. "Karameh ha fissato per oggi un incontro con il presidente del parlamento, Nabih Berri, prima di essere ricevuto, domani, dal presidente Emile Lahoud nelle cui mani rimettera' il mandato per la formazione del governo" ha fissato per oggi un incontro con il presidente del parlamento, , prima di essere ricevuto, domani, dal presidente nelle cui mani rimettera' il mandato per la formazione del governo" ha detto Khaldoun Charif, "il primo ministro si sente vincolato all'impegno a formare un esecutivo che sia solo di unita' nazionale". Karameh si era dimesso il 28 febbraio per le proteste seguite all'omicidio di Hariri, ma il 10 marzo Lahoud gli aveva dato l'incarico di formare un nuovo governo.
- e' pronto a mollare, Il designato ha intenzione di gettare la spugna in seguito al fallimento dei colloqui per formare un dopo la crisi innescata dall'omicidio di e dalle proteste che sono seguite. Ne ha dato notizia uno dei consiglieri di " ha fissato per oggi un incontro con il presidente del parlamento, , prima di essere ricevuto, domani, dal presidente nelle cui mani rimettera' il mandato per la formazione del governo" ha detto , " si era dimesso il 28 febbraio per le proteste seguite all'omicidio di ma il 10 marzo gli aveva dato l'incarico di formare un nuovo governo.
BEIRUT, 29 MARZO 2005 - Omar Karami ha annunciato stasera le proprie dimissioni da primo ministro libanese, dimissioni che saranno presentate formalmente domani. Parlandone con i giornalisti, il primo ministro uscente, filo-siriano, ha spiegato che la sua decisione e' motivata dal fallimento del suo tentativo di convincere le forze parlamentari anti-siriane di Beiruit a partecipare ad un governo di unita' nazionale.
Dopo un colloquio con il presidente del parlamento Nabih Berri, Karami, ripreso dalla tv di stato, ha detto ai giornalisti di non essere disposto a guidare un governo del quale non facciano parte tanto i partito a lui fedeli quanto quelli di opposizione. (FONTE)
TUE MARCH 29, 2005 5:43 PM GMT - BEIRUT (REUTERS) - Il primo ministro pro-siriano del Libano, Omar Karami, ha detto oggi che pensa di dimettersi per non essere riuscito a persuadere i membri dell'opposizione anti-siriana a partecipare a un governo di unità nazionale. Karami ha detto ai giornalisti, dopo aver incontrato lo speaker del Parlamento Nabih Berri, di non aver intenzione di guidare un governo che non includa sia i lealisti che l'opposizione. "Non ho intenzione di formare un governo del genere e sono venuto per informarne lo speaker", ha detto Karami.
Il primo ministro pro-siriano del Libano, Omar Karami, ha detto oggi che pensa di dimettersi per non essere riuscito a persuadere i membri dell'opposizione anti-siriana a partecipare a un governo di unità nazionale. Karami ha detto ai giornalisti, dopo aver incontrato lo speaker del Parlamento Nabih Berri, di non aver intenzione di guidare un governo che non includa sia i lealisti che l'opposizione. "Non ho intenzione di formare un governo del genere e sono venuto per informarne lo speaker", ha detto Karami.
(AGI) - BEIRUT, 28 MAR - LIBANO: CIRCA 2.000 SOLDATI SIRIANI SONO RIENTRATI IN PATRIA - Sono circa 2.000 i soldati siriani che nell'ultima settimana hanno lasciato il territorio libanese, ha riferito una fonte della sicurezza libanese. Secondo la fonte, le truppe si stanno ritirando a piccole unita', lasciando nella valle della Beqaa una divisione dell'esercito e molti agenti dell'intelligence. Una commissione mista libanese-siriana si riunira' la settimana prossima per concordare un calendario per il ritiro delle restanti truppe, circa 8.000 uomini. Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha chiesto che l'intero contingente siriano sia fuori dal Libano prima delle elezioni previste per maggio. Intanto, un alto funzionario del ministero degli esteri di Beirut e' partito per New York per partecipare ai lavori di discussione e approvazione di una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza che dovra' istituire una commissione internazionale di inchiesta sull'assassinio dell'ex primo ministro libanese Rafiq Hariri. Ieri, la Tv panaraba al-Arabiya ha mandato in onda un video che mostra i minuti immediatamente precedenti l'esplosione che il 14 febbraio provoco' la morte di Hariri e di altre 19 persone. Nelle immagini, riprese dalle telecamere a circuito chiuso di una banca che si trova nei pressi del luogo dell'esplosione, si vede un grosso camion che procede con lentezza poco prima del corteo di auto su cui viaggiava l'ex premier. Alcune migliaia di donne oggi hanno manifestato in piazza nel centro di Beirut sventolando bandiere libanesi e innalzando foto di Hariri, per protestare contro i tre attentati dinamitardi che si sono registrati nelle ultime settimane nella parte cristiana della capitale. "Basta sangue, basta con la violenza", ha detto alla folla la deputata libanese Nayla Mouawad.(AGI)-
BEIRUT 28/03/2005 - TICINONLINE.IT - L'ha detto due giorni fa il presidente Bashar al Assad ricevendo a Damasco un gruppo di giornalisti stranieri: come richiesto dalla comunità internazionale la Siria ritirerà quanto prima le proprie truppe dal Libano ma dopo la situazione non sarà più tranquilla, "tutti i paesi della regione saranno più minacciati". Da quando, dopo l'assassinio dell'ex premier libanese Rafik Hariri, le pressioni sulla Siria si sono fatte pesanti, i militari e gli agenti segreti presenti in Libano hanno effettivamente cominciato a ritirarsi: ieri sera, per il quinto giorno consecutivo, alcune postazioni per la difesa anti-aerea sono state smantellate dalla valle della Bekaa. Nella crisi politica esplosa con l'attentato di San Valentino in cui Hariri ha trovato la morte assieme a altre 18 persone, il dibattito sull'utilità delle truppe siriane si è riacceso: c'è chi sostiene che la loro partenza lascerà un vuoto le forze libanesi non sono in grado di colmare e c'è che adombra addirittura lo spettro di una nuova guerra civile, che le truppe siriane hanno effettivamente contributo a scongiurare dopo quella del 1975-1990. "La consistenza delle forze libanesi non permette un avvicendamento indolore e privo di rischi", non fa che ripetere allarmato il ministro della difesa Abdelrahim Mrad, uomo molto vicino a Damasco. Ma l'opposizione non condivide questi "falsi timori" ed afferma anzi che si tratta di messe in guardia del tutto strumentali: certi moniti sarebbero insomma "una forma di intimidazione per prolungare la presenza siriana in Libano". Il leader druso Walid Jumblatt, una delle figure chiave dell'opposizione, sostiene che "non ci sarà nessun vuoto di sicurezza" dopo la partenza dei siriani, ed aggiunge anzi che se mai problemi dovessero esserci, saranno il ministro "e quelli come lui" a doversene assumere ogni responsabilità. Jumblatt ritiene che ci siano proprio i servizi segreti libanesi e siriani dietro gli attentati perpetrati in quartieri cristiani di Beirut nell'ultima settimana (l'ultimo risale alla sera della vigilia di Pasqua) in cui ci sono stati tre morti e una ventina di feriti. Lo scopo sarebbe fin troppo chiaro: in Libano si vuole creare un clima di terrore per dimostrare quanto una certa presenza sia necessaria. Nemmeno la stampa indipendente di Beirut è convinta dalle tesi di Mrad. "È stupefacente come un ministro della difesa possa denigrare così le proprie truppe", ha scritto in un commento dai toni un pò sarcastici il quotidiano in lingua francese 'L'Orient le Jour'. La seconda e ultima fase del ritiro, come ha confermato lo stesso Assad, sarà definita entro pochi giorni dalla commissione militare mista creata tra i due paesi. Stando al quotidiano libanese An Nahar, la commissione è già a buon punto nel suo lavoro e le due parti hanno concordato di ultimare il ridispiegamento "in meno di due mesi". Secondo il quotidiano, anzi, Assad avrebbe già informato Beirut che il ritiro avverrà "prima del previsto". La Siria finora ha richiamato circa 4 mila dei 14 mila uomini che aveva dislocati in Libano. Oltre ad essere stato chiesto più volte da Stati Uniti e da Unione Europea, il ritiro viene di fatto imposto dalla risoluzione 1559 del Consiglio di sicurezza. Kofi Annan, il segretario generale dell'Onu, ha detto che il tutto deve avvenire prima delle elezioni libanesi in programma per maggio.
BEIRUT, 28 MARZO - ARAB MONITOR.IT - Le forze siriane presenti in Libano hanno smantellato ieri delle postazioni anti-aeree nella valle della Bekaa. Nella tarda serata di ieri, convogli militari, con l'equipaggiamento e il materiale smontato, hanno attraversato la frontiera tra i due Paesi in direzione di Damasco. Entro una decina di giorni, la Siria potrebbe annunciare la data del completo ritiro dal Libano. Negli ultimi giorni diverse posizioni sono state abbandonate anche attorno alla città strategica di Chtoura, che costituisce il capoluogo commerciale della Bekaa, ed è attraversata dalla strada che collega Damasco a Beirut. Intanto, un alto funzionario del Ministero degli esteri libanese è stato inviato all'Onu con il compito di sostenere il progetto di inchiesta internazionale sull'assassinio di Rafic Hariri. La tv al Arabiya ha trasmesso ieri sera immagini del giorno dell'attentato, il 14 febbraio scorso, in cui si vede un furgoncino Mitsubishi muoversi molto lentamente sul luogo dell'esplosione pochi istanti prima che arrivasse il convoglio di Hariri.
Le forze siriane presenti in Libano hanno smantellato ieri delle postazioni anti-aeree nella valle della Bekaa. Nella tarda serata di ieri, convogli militari, con l'equipaggiamento e il materiale smontato, hanno attraversato la frontiera tra i due Paesi in direzione di Damasco. Entro una decina di giorni, la Siria potrebbe annunciare la data del completo ritiro dal Libano. Negli ultimi giorni diverse posizioni sono state abbandonate anche attorno alla città strategica di Chtoura, che costituisce il capoluogo commerciale della Bekaa, ed è attraversata dalla strada che collega Damasco a Beirut. Intanto, un alto funzionario del Ministero degli esteri libanese è stato inviato all'Onu con il compito di sostenere il progetto di inchiesta internazionale sull'assassinio di Rafic Hariri. La tv al Arabiya ha trasmesso ieri sera immagini del giorno dell'attentato, il 14 febbraio scorso, in cui si vede un furgoncino Mitsubishi muoversi molto lentamente sul luogo dell'esplosione pochi istanti prima che arrivasse il convoglio di Hariri.
(ANSA)-NEW YORK,27 MAR- Kofi Annan condanna l'attentato di ieri a Beirut, dove un'autobomba e' esplosa in un quartiere a maggioranza cristiana ferendo sei persone. Il segretario generale dell'Onu si e' detto particolarmente rattristato dall'attentato, perpetrato la vigilia di Pasqua quando numerosi cristiani si preparavano ad andare a messa. Annan pensa che la violenza debba cessare e che ai libanesi debba essere consentito di decidere per proprio conto del futuro del loro Paese, senza violenza ne' intimidazioni. ANSA - 27 MAR - BEIRUT - E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato dinamitardo perpetrato nella sera della vigilia di Pasqua in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto oggi Jean Fahd, il giudice incaricato delle indagini, in dichiarazioni alla rete televisiva libanese LBC. ''Non vi sono stati morti ma solamente sei feriti'', ha affermato. L'agenzia ufficiale libanese Ani ieri sera aveva invece parlato della morte di due lavoratori immigrati indiani e del ferimento di altre otto persone. L'esplosione, avvenuta alle 21:30 locali (le 20:30 italiane) in una zona industriale alla periferia est della capitale libanese, ha provocato gravi danni materiali. Diversi edifici sono stati semisventrati da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo. Per domare gli incendi i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare quasi tutta la notte. L'attentato di ieri sera e' stato il terzo a colpire quartieri cristiani di Beirut nel giro dell'ultima settimana. Il 19 marzo una bomba esplosa in una zona settentrionale della citta' aveva fatto 11 feriti. Nella notte tra martedi' e mercoledi' scorsi un'altro ordigno collocata in un centro commerciale del quartiere orientale di Kaslik aveva ucciso tre immigrati indiani.
(ANSA-AFP-REUTERS) - DUBAI, 27 MAR - La televisione satellitare Al Jazira ha detto oggi che il suo ufficio di Beirut ha ricevuto minacce di essere fatto ''saltare in aria'' per via della sua copertura di un attentato contro un quartiere cristiano nella capitale libanese. ''L'ufficio di Al Jazira situato davanti alla sede del governo nel centro di Beirut ha ricevuto minacce telefoniche'', ha detto il suo capo Ghassan ben Jeddo. Un interlocutore anonimo ha ''minacciato di prendersela con noi e il nostro ufficio avvertendo che se non lo chiudiamo e continuiamo a coprire (gli avvenimenti in Libano, ndr) in questo modo, ci faranno saltare'', ha aggiunto. La chiamata e' stata fatta ieri sera, ha detto la televisione. Forze dell'ordine e polizia hanno immediatamente creato un cordone di sicurezza attorno all'edificio che oltre a Al Jazira ospita vari media stranieri e la sicurezza e' anche stata rafforzata attorno alla sede delle Nazioni Unite, che e' li' vicino. Ieri sera un'esplosione in una zona cristiana alla periferia di Beirut ha ferito sei persone.
E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato dinamitardo perpetrato nella sera della vigilia di Pasqua in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto oggi Jean Fahd, il giudice incaricato delle indagini, in dichiarazioni alla rete televisiva libanese LBC. ''Non vi sono stati morti ma solamente sei feriti'', ha affermato. L'agenzia ufficiale libanese Ani ieri sera aveva invece parlato della morte di due lavoratori immigrati indiani e del ferimento di altre otto persone. L'esplosione, avvenuta alle 21:30 locali (le 20:30 italiane) in una zona industriale alla periferia est della capitale libanese, ha provocato gravi danni materiali. Diversi edifici sono stati semisventrati da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo. Per domare gli incendi i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare quasi tutta la notte. L'attentato di ieri sera e' stato il terzo a colpire quartieri cristiani di Beirut nel giro dell'ultima settimana. Il 19 marzo una bomba esplosa in una zona settentrionale della citta' aveva fatto 11 feriti. Nella notte tra martedi' e mercoledi' scorsi un'altro ordigno collocata in un centro commerciale del quartiere orientale di Kaslik aveva ucciso tre immigrati indiani. La televisione satellitare Al Jazira ha detto oggi che il suo ufficio di Beirut ha ricevuto minacce di essere fatto ''saltare in aria'' per via della sua copertura di un attentato contro un quartiere cristiano nella capitale libanese. ''L'ufficio di Al Jazira situato davanti alla sede del governo nel centro di Beirut ha ricevuto minacce telefoniche'', ha detto il suo capo Ghassan ben Jeddo. Un interlocutore anonimo ha ''minacciato di prendersela con noi e il nostro ufficio avvertendo che se non lo chiudiamo e continuiamo a coprire (gli avvenimenti in Libano, ndr) in questo modo, ci faranno saltare'', ha aggiunto. La chiamata e' stata fatta ieri sera, ha detto la televisione. Forze dell'ordine e polizia hanno immediatamente creato un cordone di sicurezza attorno all'edificio che oltre a Al Jazira ospita vari media stranieri e la sicurezza e' anche stata rafforzata attorno alla sede delle Nazioni Unite, che e' li' vicino. Ieri sera un'esplosione in una zona cristiana alla periferia di Beirut ha ferito sei persone.
BEIRUT, 27 MARZO - ARABMONITOR.IT - Dopo i ripetuti attentati che hanno scosso la capitale libanese, appare sempre più probabile che il presidente della Repubblica Emile Lahoud decida di rimuovere qualche responsabile dei servizi di sicurezza, provvedimento che andrebbe incontro alle richieste dell'opposizione. L'attentato di ieri sera, nel sobborgo industriale di Boushrieh, ha ferito otto persone. L'ordigno era stato nascosto tra una macchina parcheggiata e un'officina per la riparazione delle auto. Intanto, prosegue frenetica la partita politica. Il presidente Lahoud si è incontrato con il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, mentre l'assistente segretario di Stato Usa David Satterfield, inviato a Beirut per coordinare l'attività dell'opposizione, ha avuto un colloquio con il druso Walid Joumblatt.
Dopo i ripetuti attentati che hanno scosso la capitale libanese, appare sempre più probabile che il presidente della Repubblica Emile Lahoud decida di rimuovere qualche responsabile dei servizi di sicurezza, provvedimento che andrebbe incontro alle richieste dell'opposizione. L'attentato di ieri sera, nel sobborgo industriale di Boushrieh, ha ferito otto persone. L'ordigno era stato nascosto tra una macchina parcheggiata e un'officina per la riparazione delle auto. Intanto, prosegue frenetica la partita politica. Il presidente Lahoud si è incontrato con il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, mentre l'assistente segretario di Stato Usa David Satterfield, inviato a Beirut per coordinare l'attività dell'opposizione, ha avuto un colloquio con il druso Walid Joumblatt.
(AGI/AFP) - BEIRUT, 27 MAR. - Sei feriti, due operai indiani e quattro libanesi, sono il bilancio aggiornato dell'autobomba esplosa ieri sera in un sobborgo cristiano di Beirut. Lo ha precisato oggi il magistrato inquirente che ha corretto una precedente notizia in cui si parlava di due morti e otto feriti. L'emittente araba satellitare 'Al Jazzira' ha riferito che la sua redazione di Beirut ha ricevuto una telefonata anonima con minacce di morte per avere dato spazio a dichirazioni anti-siriane nel servizio sull'attentato. "La telefonata di ieri sera metteva in guardia la redazione centrale di Beirut che se avesse continuato a fare servizi di quel tono sarebbe stata fatta saltare in aria", ha riferito Ghassan bin Jeddo, capo dell'ufficio di corrispondenza libanese dell'emittente.
Sei feriti, due operai indiani e quattro libanesi, sono il bilancio aggiornato dell'autobomba esplosa ieri sera in un sobborgo cristiano di Beirut. Lo ha precisato oggi il magistrato inquirente che ha corretto una precedente notizia in cui si parlava di due morti e otto feriti. L'emittente araba satellitare 'Al Jazzira' ha riferito che la sua redazione di Beirut ha ricevuto una telefonata anonima con minacce di morte per avere dato spazio a dichirazioni anti-siriane nel servizio sull'attentato. "La telefonata di ieri sera metteva in guardia la redazione centrale di Beirut che se avesse continuato a fare servizi di quel tono sarebbe stata fatta saltare in aria", ha riferito Ghassan bin Jeddo, capo dell'ufficio di corrispondenza libanese dell'emittente.
BEIRUT - 27 MAR - FONTE- È stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato dinamitardo perpetrato nella sera della vigilia di Pasqua in un quartiere cristiano di Beirut. È quanto ha detto oggi Jean Fahd, il giudice incaricato delle indagini, in dichiarazioni alla rete televisiva libanese LBC. "Non vi sono stati morti ma solamente sei feriti", ha affermato. L'agenzia ufficiale libanese Ani ieri sera aveva invece parlato della morte di due lavoratori immigrati indiani e del ferimento di altre otto persone. L'esplosione, avvenuta alle 21:30 locali in una zona industriale alla periferia est della capitale libanese, ha provocato gravi danni materiali. Diversi edifici sono stati semisventrati da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo. Per domare gli incendi i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare quasi tutta la notte. L'attentato di ieri sera è stato il terzo a colpire quartieri cristiani di Beirut nel giro dell'ultima settimana. Il 19 marzo una bomba esplosa in una zona settentrionale della città aveva fatto 11 feriti. Nella notte tra martedì e mercoledì scorsi un'altro ordigno collocata in un centro commerciale del quartiere orientale di Kaslik aveva ucciso tre immigrati indiani.
(ANSA) - BEIRUT, 27 MAR - E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato perpetrato ieri in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto il giudice incaricato delle indagini, mentre ieri si parlava della morte di due lavoratori indiani e del ferimento di otto persone. L'esplosione, causata da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo, ha provocato gravi danni in una zona industriale alla periferia est della capitale.
E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato perpetrato ieri in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto il giudice incaricato delle indagini, mentre ieri si parlava della morte di due lavoratori indiani e del ferimento di otto persone. L'esplosione, causata da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo, ha provocato gravi danni in una zona industriale alla periferia est della capitale.
(ANSA)-BEIRUT,26 MAR-Walid Jumblatt, uno dei leader dell'opposizione in Libano, ha chiesto le dimissioni di tutti i responsabili dei servizi di sicurezza. Per agevolare il lavoro della nuova commissione di inchiesta che dovrebbe indagare sull'attentato che il 14 febbraio e' costato la vita all'ex premier Rafik Hariri e a altre 18 persone. Una nuova indagine indipendente e' stata proposta da una Commissione di inchiesta dell'Onu guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald.
Walid Jumblatt, uno dei leader dell'opposizione in Libano, ha chiesto le dimissioni di tutti i responsabili dei servizi di sicurezza. Per agevolare il lavoro della nuova commissione di inchiesta che dovrebbe indagare sull'attentato che il 14 febbraio e' costato la vita all'ex premier Rafik Hariri e a altre 18 persone. Una nuova indagine indipendente e' stata proposta da una Commissione di inchiesta dell'Onu guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald.
BEIRUT (Reuters) - 26 MAR - Il leader dell'opposizione libanese oggi ha rinnovato l'appello ai capi della sicurezza del Paese appoggiati dalla Siria a dimettersi, per aprire la strada a un'indagine internazionale sull'uccisione dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. "Non è possibile condurre un'indagine seria, chiara e trasparente se i capi delle agenzie restano al loro posto", ha detto ai giornalisti Walid Jumblatt. Un gruppo Onu per l'accertamento dei fatti ha detto in un rapporto diffuso giovedì che l'inchiesta libanese sull'uccisione, il 14 febbraio, di Hariri procede con difficoltà e ha chiesto un'indagine internazionale.
Il leader dell'opposizione libanese oggi ha rinnovato l'appello ai capi della sicurezza del Paese appoggiati dalla Siria a dimettersi, per aprire la strada a un'indagine internazionale sull'uccisione dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. "Non è possibile condurre un'indagine seria, chiara e trasparente se i capi delle agenzie restano al loro posto", ha detto ai giornalisti Walid Jumblatt. Un gruppo Onu per l'accertamento dei fatti ha detto in un rapporto diffuso giovedì che l'inchiesta libanese sull'uccisione, il 14 febbraio, di Hariri procede con difficoltà e ha chiesto un'indagine internazionale.
BEIRUT, 26 MAR. - (ADNKRONOS/MAK) - Una forte esplosione è stata avvertita a Beirut nella serata di oggi. Secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza libanesi, sarebbe stata una autobomba a causare la deflagrazione che è stata registrata nel quartiere orientale a maggioranza cristiana di Dikweneh e ha causato almeno 10 feriti. Nell'area si sono subito sviluppate le fiamme. Sul posto si sono recate numerose ambulanze. Lo scoppio non è avvenuto in un deposito di gas, come in un primo momento si era pensato, ma in una fabbrica di legname che conteneva materiale infiammabile. Un edificio è andato subito a fuoco e i pompieri sono intervenuti per far sì che l'incendio fosse circoscritto. Secondo quanto riferiscono le prime informazioni fornite dalla polizia l'esplosione ha provocato l'interruzione delle linee telefoniche che servono la capitale libanese.
Una forte esplosione è stata avvertita a Beirut nella serata di oggi. Secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza libanesi, sarebbe stata una autobomba a causare la deflagrazione che è stata registrata nel quartiere orientale a maggioranza cristiana di Dikweneh e ha causato almeno 10 feriti. Nell'area si sono subito sviluppate le fiamme. Sul posto si sono recate numerose ambulanze. Lo scoppio non è avvenuto in un deposito di gas, come in un primo momento si era pensato, ma in una fabbrica di legname che conteneva materiale infiammabile. Un edificio è andato subito a fuoco e i pompieri sono intervenuti per far sì che l'incendio fosse circoscritto. Secondo quanto riferiscono le prime informazioni fornite dalla polizia l'esplosione ha provocato l'interruzione delle linee telefoniche che servono la capitale libanese.
BEIRUT - E’ stata provocata da una bomba l’esplosione avvenuta stasera in un quartiere orientale di Beirut poco prima delle 21.30 locali (le 20.30 italiane). Secondo fonti non confermate sarebbe stato disinnescato in tempo anche un secondo ordigno. Contrariamente alle prime indicazioni, l’esplosione è avvenuta a Sin el-Sil, un quartiere orientale (e non settentrionale) di Beirut, a maggioranza cristiana. Walid Jumblatt, leader druso dell’opposizione, ha accusato i servizi segreti di Libano e Siria per quello che ha definito «un atto pianificato di terrorismo» in dichiarazioni alla Tv satellitare del Golfo Al Jazira. Secondo fonti dei servizi di sicurezza, la bomba è esplosa in una zona commerciale. La Tv libanese ha inquadrato un edificio in fiamme. Nella notte tra martedì e mercoledì un’altra bomba aveva devastato un centro commerciale a Kaslik, una zona di Beirut nei pressi del sobborgo orientale di Junieh. Nell’attentato tre lavoratori di origine indiana erano rimasti uccisi
Almeno tre persone sono rimaste ferite nell’attentato avvenuto questa sera in un quartiere cristiano di Beirut. Lo ha riferito la Tv libanese.
Secondo alcune indicazioni non confermate, l’esplosione potrebbe essere stata provocata da un’autobomba. FONTE
E’ stata provocata da una bomba l’esplosione avvenuta stasera in un quartiere orientale di Beirut poco prima delle 21.30 locali (le 20.30 italiane). Secondo fonti non confermate sarebbe stato disinnescato in tempo anche un secondo ordigno. Contrariamente alle prime indicazioni, l’esplosione è avvenuta a Sin el-Sil, un quartiere orientale (e non settentrionale) di Beirut, a maggioranza cristiana. Walid Jumblatt, leader druso dell’opposizione, ha accusato i servizi segreti di Libano e Siria per quello che ha definito «un atto pianificato di terrorismo» in dichiarazioni alla Tv satellitare del Golfo Al Jazira. Secondo fonti dei servizi di sicurezza, la bomba è esplosa in una zona commerciale. La Tv libanese ha inquadrato un edificio in fiamme. Nella notte tra martedì e mercoledì un’altra bomba aveva devastato un centro commerciale a Kaslik, una zona di Beirut nei pressi del sobborgo orientale di Junieh. Nell’attentato tre lavoratori di origine indiana erano rimasti uccisi Almeno tre persone sono rimaste ferite nell’attentato avvenuto questa sera in un quartiere cristiano di Beirut. Lo ha riferito la Tv libanese. Secondo alcune indicazioni non confermate, l’esplosione potrebbe essere stata provocata da un’autobomba.
E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato perpetrato ieri in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto il giudice incaricato delle indagini, mentre ieri si parlava della morte di due lavoratori indiani e del ferimento di otto persone. L'esplosione, causata da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo, ha provocato gravi danni in una zona industriale alla periferia est della capitale. Walid Jumblatt, uno dei leader dell'opposizione in Libano, ha chiesto le dimissioni di tutti i responsabili dei servizi di sicurezza. Per agevolare il lavoro della nuova commissione di inchiesta che dovrebbe indagare sull'attentato che il 14 febbraio e' costato la vita all'ex premier Rafik Hariri e a altre 18 persone. Una nuova indagine indipendente e' stata proposta da una Commissione di inchiesta dell'Onu guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald. Il leader dell'opposizione libanese oggi ha rinnovato l'appello ai capi della sicurezza del Paese appoggiati dalla Siria a dimettersi, per aprire la strada a un'indagine internazionale sull'uccisione dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. "Non è possibile condurre un'indagine seria, chiara e trasparente se i capi delle agenzie restano al loro posto", ha detto ai giornalisti Walid Jumblatt. Un gruppo Onu per l'accertamento dei fatti ha detto in un rapporto diffuso giovedì che l'inchiesta libanese sull'uccisione, il 14 febbraio, di Hariri procede con difficoltà e ha chiesto un'indagine internazionale. Una forte esplosione è stata avvertita a Beirut nella serata di oggi. Secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza libanesi, sarebbe stata una autobomba a causare la deflagrazione che è stata registrata nel quartiere orientale a maggioranza cristiana di Dikweneh e ha causato almeno 10 feriti. Nell'area si sono subito sviluppate le fiamme. Sul posto si sono recate numerose ambulanze. Lo scoppio non è avvenuto in un deposito di gas, come in un primo momento si era pensato, ma in una fabbrica di legname che conteneva materiale infiammabile. Un edificio è andato subito a fuoco e i pompieri sono intervenuti per far sì che l'incendio fosse circoscritto. Secondo quanto riferiscono le prime informazioni fornite dalla polizia l'esplosione ha provocato l'interruzione delle linee telefoniche che servono la capitale libanese. E’ stata provocata da una bomba l’esplosione avvenuta stasera in un quartiere orientale di Beirut poco prima delle 21.30 locali (le 20.30 italiane). Secondo fonti non confermate sarebbe stato disinnescato in tempo anche un secondo ordigno. Contrariamente alle prime indicazioni, l’esplosione è avvenuta a Sin el-Sil, un quartiere orientale (e non settentrionale) di Beirut, a maggioranza cristiana. Walid Jumblatt, leader druso dell’opposizione, ha accusato i servizi segreti di Libano e Siria per quello che ha definito «un atto pianificato di terrorismo» in dichiarazioni alla Tv satellitare del Golfo Al Jazira. Secondo fonti dei servizi di sicurezza, la bomba è esplosa in una zona commerciale. La Tv libanese ha inquadrato un edificio in fiamme. Nella notte tra martedì e mercoledì un’altra bomba aveva devastato un centro commerciale a Kaslik, una zona di Beirut nei pressi del sobborgo orientale di Junieh. Nell’attentato tre lavoratori di origine indiana erano rimasti uccisi Almeno tre persone sono rimaste ferite nell’attentato avvenuto questa sera in un quartiere cristiano di Beirut. Lo ha riferito la Tv libanese. Secondo alcune indicazioni non confermate, l’esplosione potrebbe essere stata provocata da un’autobomba.
Le forze siriane presenti in Libano hanno smantellato ieri delle postazioni anti-aeree nella valle della Bekaa. Nella tarda serata di ieri, convogli militari, con l'equipaggiamento e il materiale smontato, hanno attraversato la frontiera tra i due Paesi in direzione di Damasco. Entro una decina di giorni, la Siria potrebbe annunciare la data del completo ritiro dal Libano. Negli ultimi giorni diverse posizioni sono state abbandonate anche attorno alla città strategica di Chtoura, che costituisce il capoluogo commerciale della Bekaa, ed è attraversata dalla strada che collega Damasco a Beirut. Intanto, un alto funzionario del Ministero degli esteri libanese è stato inviato all'Onu con il compito di sostenere il progetto di inchiesta internazionale sull'assassinio di Rafic Hariri. La tv al Arabiya ha trasmesso ieri sera immagini del giorno dell'attentato, il 14 febbraio scorso, in cui si vede un furgoncino Mitsubishi muoversi molto lentamente sul luogo dell'esplosione pochi istanti prima che arrivasse il convoglio di Hariri. E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato dinamitardo perpetrato nella sera della vigilia di Pasqua in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto oggi Jean Fahd, il giudice incaricato delle indagini, in dichiarazioni alla rete televisiva libanese LBC. ''Non vi sono stati morti ma solamente sei feriti'', ha affermato. L'agenzia ufficiale libanese Ani ieri sera aveva invece parlato della morte di due lavoratori immigrati indiani e del ferimento di altre otto persone. L'esplosione, avvenuta alle 21:30 locali (le 20:30 italiane) in una zona industriale alla periferia est della capitale libanese, ha provocato gravi danni materiali. Diversi edifici sono stati semisventrati da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo. Per domare gli incendi i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare quasi tutta la notte. L'attentato di ieri sera e' stato il terzo a colpire quartieri cristiani di Beirut nel giro dell'ultima settimana. Il 19 marzo una bomba esplosa in una zona settentrionale della citta' aveva fatto 11 feriti. Nella notte tra martedi' e mercoledi' scorsi un'altro ordigno collocata in un centro commerciale del quartiere orientale di Kaslik aveva ucciso tre immigrati indiani. La televisione satellitare Al Jazira ha detto oggi che il suo ufficio di Beirut ha ricevuto minacce di essere fatto ''saltare in aria'' per via della sua copertura di un attentato contro un quartiere cristiano nella capitale libanese. ''L'ufficio di Al Jazira situato davanti alla sede del governo nel centro di Beirut ha ricevuto minacce telefoniche'', ha detto il suo capo Ghassan ben Jeddo. Un interlocutore anonimo ha ''minacciato di prendersela con noi e il nostro ufficio avvertendo che se non lo chiudiamo e continuiamo a coprire (gli avvenimenti in Libano, ndr) in questo modo, ci faranno saltare'', ha aggiunto. La chiamata e' stata fatta ieri sera, ha detto la televisione. Forze dell'ordine e polizia hanno immediatamente creato un cordone di sicurezza attorno all'edificio che oltre a Al Jazira ospita vari media stranieri e la sicurezza e' anche stata rafforzata attorno alla sede delle Nazioni Unite, che e' li' vicino. Ieri sera un'esplosione in una zona cristiana alla periferia di Beirut ha ferito sei persone. Dopo i ripetuti attentati che hanno scosso la capitale libanese, appare sempre più probabile che il presidente della Repubblica Emile Lahoud decida di rimuovere qualche responsabile dei servizi di sicurezza, provvedimento che andrebbe incontro alle richieste dell'opposizione. L'attentato di ieri sera, nel sobborgo industriale di Boushrieh, ha ferito otto persone. L'ordigno era stato nascosto tra una macchina parcheggiata e un'officina per la riparazione delle auto. Intanto, prosegue frenetica la partita politica. Il presidente Lahoud si è incontrato con il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, mentre l'assistente segretario di Stato Usa David Satterfield, inviato a Beirut per coordinare l'attività dell'opposizione, ha avuto un colloquio con il druso Walid Joumblatt. Sei feriti, due operai indiani e quattro libanesi, sono il bilancio aggiornato dell'autobomba esplosa ieri sera in un sobborgo cristiano di Beirut. Lo ha precisato oggi il magistrato inquirente che ha corretto una precedente notizia in cui si parlava di due morti e otto feriti. L'emittente araba satellitare 'Al Jazzira' ha riferito che la sua redazione di Beirut ha ricevuto una telefonata anonima con minacce di morte per avere dato spazio a dichirazioni anti-siriane nel servizio sull'attentato. "La telefonata di ieri sera metteva in guardia la redazione centrale di Beirut che se avesse continuato a fare servizi di quel tono sarebbe stata fatta saltare in aria", ha riferito Ghassan bin Jeddo, capo dell'ufficio di corrispondenza libanese dell'emittente. E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato perpetrato ieri in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto il giudice incaricato delle indagini, mentre ieri si parlava della morte di due lavoratori indiani e del ferimento di otto persone. L'esplosione, causata da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo, ha provocato gravi danni in una zona industriale alla periferia est della capitale. Walid Jumblatt, uno dei leader dell'opposizione in Libano, ha chiesto le dimissioni di tutti i responsabili dei servizi di sicurezza. Per agevolare il lavoro della nuova commissione di inchiesta che dovrebbe indagare sull'attentato che il 14 febbraio e' costato la vita all'ex premier Rafik Hariri e a altre 18 persone. Una nuova indagine indipendente e' stata proposta da una Commissione di inchiesta dell'Onu guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald. Il leader dell'opposizione libanese oggi ha rinnovato l'appello ai capi della sicurezza del Paese appoggiati dalla Siria a dimettersi, per aprire la strada a un'indagine internazionale sull'uccisione dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. "Non è possibile condurre un'indagine seria, chiara e trasparente se i capi delle agenzie restano al loro posto", ha detto ai giornalisti Walid Jumblatt. Un gruppo Onu per l'accertamento dei fatti ha detto in un rapporto diffuso giovedì che l'inchiesta libanese sull'uccisione, il 14 febbraio, di Hariri procede con difficoltà e ha chiesto un'indagine internazionale. Una forte esplosione è stata avvertita a Beirut nella serata di oggi. Secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza libanesi, sarebbe stata una autobomba a causare la deflagrazione che è stata registrata nel quartiere orientale a maggioranza cristiana di Dikweneh e ha causato almeno 10 feriti. Nell'area si sono subito sviluppate le fiamme. Sul posto si sono recate numerose ambulanze. Lo scoppio non è avvenuto in un deposito di gas, come in un primo momento si era pensato, ma in una fabbrica di legname che conteneva materiale infiammabile. Un edificio è andato subito a fuoco e i pompieri sono intervenuti per far sì che l'incendio fosse circoscritto. Secondo quanto riferiscono le prime informazioni fornite dalla polizia l'esplosione ha provocato l'interruzione delle linee telefoniche che servono la capitale libanese. E’ stata provocata da una bomba l’esplosione avvenuta stasera in un quartiere orientale di Beirut poco prima delle 21.30 locali (le 20.30 italiane). Secondo fonti non confermate sarebbe stato disinnescato in tempo anche un secondo ordigno. Contrariamente alle prime indicazioni, l’esplosione è avvenuta a Sin el-Sil, un quartiere orientale (e non settentrionale) di Beirut, a maggioranza cristiana. Walid Jumblatt, leader druso dell’opposizione, ha accusato i servizi segreti di Libano e Siria per quello che ha definito «un atto pianificato di terrorismo» in dichiarazioni alla Tv satellitare del Golfo Al Jazira. Secondo fonti dei servizi di sicurezza, la bomba è esplosa in una zona commerciale. La Tv libanese ha inquadrato un edificio in fiamme. Nella notte tra martedì e mercoledì un’altra bomba aveva devastato un centro commerciale a Kaslik, una zona di Beirut nei pressi del sobborgo orientale di Junieh. Nell’attentato tre lavoratori di origine indiana erano rimasti uccisi Almeno tre persone sono rimaste ferite nell’attentato avvenuto questa sera in un quartiere cristiano di Beirut. Lo ha riferito la Tv libanese. Secondo alcune indicazioni non confermate, l’esplosione potrebbe essere stata provocata da un’autobomba.
- Sono circa 2.000 i soldati siriani che nell'ultima settimana hanno lasciato il territorio libanese, ha riferito una fonte della sicurezza libanese. Secondo la fonte, le truppe si stanno ritirando a piccole unita', lasciando nella valle della Beqaa una divisione dell'esercito e molti agenti dell'intelligence. Una commissione mista libanese-siriana si riunira' la settimana prossima per concordare un calendario per il ritiro delle restanti truppe, circa 8.000 uomini. Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha chiesto che l'intero contingente siriano sia fuori dal Libano prima delle elezioni previste per maggio. Intanto, un alto funzionario del ministero degli esteri di Beirut e' partito per New York per partecipare ai lavori di discussione e approvazione di una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza che dovra' istituire una commissione internazionale di inchiesta sull'assassinio dell'ex primo ministro libanese Rafiq Hariri. Ieri, la Tv panaraba al-Arabiya ha mandato in onda un video che mostra i minuti immediatamente precedenti l'esplosione che il 14 febbraio provoco' la morte di Hariri e di altre 19 persone. Nelle immagini, riprese dalle telecamere a circuito chiuso di una banca che si trova nei pressi del luogo dell'esplosione, si vede un grosso camion che procede con lentezza poco prima del corteo di auto su cui viaggiava l'ex premier. Alcune migliaia di donne oggi hanno manifestato in piazza nel centro di Beirut sventolando bandiere libanesi e innalzando foto di Hariri, per protestare contro i tre attentati dinamitardi che si sono registrati nelle ultime settimane nella parte cristiana della capitale. "Basta sangue, basta con la violenza", ha detto alla folla la deputata libanese Nayla Mouawad.(AGI)-
Il primo ministro pro-siriano del Libano, Omar Karami, ha detto oggi che pensa di dimettersi per non essere riuscito a persuadere i membri dell'opposizione anti-siriana a partecipare a un governo di unità nazionale. Karami ha detto ai giornalisti, dopo aver incontrato lo speaker del Parlamento Nabih Berri, di non aver intenzione di guidare un governo che non includa sia i lealisti che l'opposizione. "Non ho intenzione di formare un governo del genere e sono venuto per informarne lo speaker", ha detto Karami. Le forze siriane presenti in Libano hanno smantellato ieri delle postazioni anti-aeree nella valle della Bekaa. Nella tarda serata di ieri, convogli militari, con l'equipaggiamento e il materiale smontato, hanno attraversato la frontiera tra i due Paesi in direzione di Damasco. Entro una decina di giorni, la Siria potrebbe annunciare la data del completo ritiro dal Libano. Negli ultimi giorni diverse posizioni sono state abbandonate anche attorno alla città strategica di Chtoura, che costituisce il capoluogo commerciale della Bekaa, ed è attraversata dalla strada che collega Damasco a Beirut. Intanto, un alto funzionario del Ministero degli esteri libanese è stato inviato all'Onu con il compito di sostenere il progetto di inchiesta internazionale sull'assassinio di Rafic Hariri. La tv al Arabiya ha trasmesso ieri sera immagini del giorno dell'attentato, il 14 febbraio scorso, in cui si vede un furgoncino Mitsubishi muoversi molto lentamente sul luogo dell'esplosione pochi istanti prima che arrivasse il convoglio di Hariri. E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato dinamitardo perpetrato nella sera della vigilia di Pasqua in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto oggi Jean Fahd, il giudice incaricato delle indagini, in dichiarazioni alla rete televisiva libanese LBC. ''Non vi sono stati morti ma solamente sei feriti'', ha affermato. L'agenzia ufficiale libanese Ani ieri sera aveva invece parlato della morte di due lavoratori immigrati indiani e del ferimento di altre otto persone. L'esplosione, avvenuta alle 21:30 locali (le 20:30 italiane) in una zona industriale alla periferia est della capitale libanese, ha provocato gravi danni materiali. Diversi edifici sono stati semisventrati da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo. Per domare gli incendi i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare quasi tutta la notte. L'attentato di ieri sera e' stato il terzo a colpire quartieri cristiani di Beirut nel giro dell'ultima settimana. Il 19 marzo una bomba esplosa in una zona settentrionale della citta' aveva fatto 11 feriti. Nella notte tra martedi' e mercoledi' scorsi un'altro ordigno collocata in un centro commerciale del quartiere orientale di Kaslik aveva ucciso tre immigrati indiani. La televisione satellitare Al Jazira ha detto oggi che il suo ufficio di Beirut ha ricevuto minacce di essere fatto ''saltare in aria'' per via della sua copertura di un attentato contro un quartiere cristiano nella capitale libanese. ''L'ufficio di Al Jazira situato davanti alla sede del governo nel centro di Beirut ha ricevuto minacce telefoniche'', ha detto il suo capo Ghassan ben Jeddo. Un interlocutore anonimo ha ''minacciato di prendersela con noi e il nostro ufficio avvertendo che se non lo chiudiamo e continuiamo a coprire (gli avvenimenti in Libano, ndr) in questo modo, ci faranno saltare'', ha aggiunto. La chiamata e' stata fatta ieri sera, ha detto la televisione. Forze dell'ordine e polizia hanno immediatamente creato un cordone di sicurezza attorno all'edificio che oltre a Al Jazira ospita vari media stranieri e la sicurezza e' anche stata rafforzata attorno alla sede delle Nazioni Unite, che e' li' vicino. Ieri sera un'esplosione in una zona cristiana alla periferia di Beirut ha ferito sei persone. Dopo i ripetuti attentati che hanno scosso la capitale libanese, appare sempre più probabile che il presidente della Repubblica Emile Lahoud decida di rimuovere qualche responsabile dei servizi di sicurezza, provvedimento che andrebbe incontro alle richieste dell'opposizione. L'attentato di ieri sera, nel sobborgo industriale di Boushrieh, ha ferito otto persone. L'ordigno era stato nascosto tra una macchina parcheggiata e un'officina per la riparazione delle auto. Intanto, prosegue frenetica la partita politica. Il presidente Lahoud si è incontrato con il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, mentre l'assistente segretario di Stato Usa David Satterfield, inviato a Beirut per coordinare l'attività dell'opposizione, ha avuto un colloquio con il druso Walid Joumblatt. Sei feriti, due operai indiani e quattro libanesi, sono il bilancio aggiornato dell'autobomba esplosa ieri sera in un sobborgo cristiano di Beirut. Lo ha precisato oggi il magistrato inquirente che ha corretto una precedente notizia in cui si parlava di due morti e otto feriti. L'emittente araba satellitare 'Al Jazzira' ha riferito che la sua redazione di Beirut ha ricevuto una telefonata anonima con minacce di morte per avere dato spazio a dichirazioni anti-siriane nel servizio sull'attentato. "La telefonata di ieri sera metteva in guardia la redazione centrale di Beirut che se avesse continuato a fare servizi di quel tono sarebbe stata fatta saltare in aria", ha riferito Ghassan bin Jeddo, capo dell'ufficio di corrispondenza libanese dell'emittente. E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato perpetrato ieri in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto il giudice incaricato delle indagini, mentre ieri si parlava della morte di due lavoratori indiani e del ferimento di otto persone. L'esplosione, causata da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo, ha provocato gravi danni in una zona industriale alla periferia est della capitale. Walid Jumblatt, uno dei leader dell'opposizione in Libano, ha chiesto le dimissioni di tutti i responsabili dei servizi di sicurezza. Per agevolare il lavoro della nuova commissione di inchiesta che dovrebbe indagare sull'attentato che il 14 febbraio e' costato la vita all'ex premier Rafik Hariri e a altre 18 persone. Una nuova indagine indipendente e' stata proposta da una Commissione di inchiesta dell'Onu guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald. Il leader dell'opposizione libanese oggi ha rinnovato l'appello ai capi della sicurezza del Paese appoggiati dalla Siria a dimettersi, per aprire la strada a un'indagine internazionale sull'uccisione dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. "Non è possibile condurre un'indagine seria, chiara e trasparente se i capi delle agenzie restano al loro posto", ha detto ai giornalisti Walid Jumblatt. Un gruppo Onu per l'accertamento dei fatti ha detto in un rapporto diffuso giovedì che l'inchiesta libanese sull'uccisione, il 14 febbraio, di Hariri procede con difficoltà e ha chiesto un'indagine internazionale. Una forte esplosione è stata avvertita a Beirut nella serata di oggi. Secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza libanesi, sarebbe stata una autobomba a causare la deflagrazione che è stata registrata nel quartiere orientale a maggioranza cristiana di Dikweneh e ha causato almeno 10 feriti. Nell'area si sono subito sviluppate le fiamme. Sul posto si sono recate numerose ambulanze. Lo scoppio non è avvenuto in un deposito di gas, come in un primo momento si era pensato, ma in una fabbrica di legname che conteneva materiale infiammabile. Un edificio è andato subito a fuoco e i pompieri sono intervenuti per far sì che l'incendio fosse circoscritto. Secondo quanto riferiscono le prime informazioni fornite dalla polizia l'esplosione ha provocato l'interruzione delle linee telefoniche che servono la capitale libanese. E’ stata provocata da una bomba l’esplosione avvenuta stasera in un quartiere orientale di Beirut poco prima delle 21.30 locali (le 20.30 italiane). Secondo fonti non confermate sarebbe stato disinnescato in tempo anche un secondo ordigno. Contrariamente alle prime indicazioni, l’esplosione è avvenuta a Sin el-Sil, un quartiere orientale (e non settentrionale) di Beirut, a maggioranza cristiana. Walid Jumblatt, leader druso dell’opposizione, ha accusato i servizi segreti di Libano e Siria per quello che ha definito «un atto pianificato di terrorismo» in dichiarazioni alla Tv satellitare del Golfo Al Jazira. Secondo fonti dei servizi di sicurezza, la bomba è esplosa in una zona commerciale. La Tv libanese ha inquadrato un edificio in fiamme. Nella notte tra martedì e mercoledì un’altra bomba aveva devastato un centro commerciale a Kaslik, una zona di Beirut nei pressi del sobborgo orientale di Junieh. Nell’attentato tre lavoratori di origine indiana erano rimasti uccisi Almeno tre persone sono rimaste ferite nell’attentato avvenuto questa sera in un quartiere cristiano di Beirut. Lo ha riferito la Tv libanese. Secondo alcune indicazioni non confermate, l’esplosione potrebbe essere stata provocata da un’autobomba. - Sono circa 2.000 i soldati siriani che nell'ultima settimana hanno lasciato il territorio libanese, ha riferito una fonte della sicurezza libanese. Secondo la fonte, le truppe si stanno ritirando a piccole unita', lasciando nella valle della Beqaa una divisione dell'esercito e molti agenti dell'intelligence. Una commissione mista libanese-siriana si riunira' la settimana prossima per concordare un calendario per il ritiro delle restanti truppe, circa 8.000 uomini. Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha chiesto che l'intero contingente siriano sia fuori dal Libano prima delle elezioni previste per maggio. Intanto, un alto funzionario del ministero degli esteri di Beirut e' partito per New York per partecipare ai lavori di discussione e approvazione di una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza che dovra' istituire una commissione internazionale di inchiesta sull'assassinio dell'ex primo ministro libanese Rafiq Hariri. Ieri, la Tv panaraba al-Arabiya ha mandato in onda un video che mostra i minuti immediatamente precedenti l'esplosione che il 14 febbraio provoco' la morte di Hariri e di altre 19 persone. Nelle immagini, riprese dalle telecamere a circuito chiuso di una banca che si trova nei pressi del luogo dell'esplosione, si vede un grosso camion che procede con lentezza poco prima del corteo di auto su cui viaggiava l'ex premier. Alcune migliaia di donne oggi hanno manifestato in piazza nel centro di Beirut sventolando bandiere libanesi e innalzando foto di Hariri, per protestare contro i tre attentati dinamitardi che si sono registrati nelle ultime settimane nella parte cristiana della capitale. "Basta sangue, basta con la violenza", ha detto alla folla la deputata libanese Nayla Mouawad.(AGI)-
- Omar Karami ha annunciato stasera le proprie dimissioni da primo ministro libanese, dimissioni che saranno presentate formalmente domani. Parlandone con i giornalisti, il primo ministro uscente, filo-siriano, ha spiegato che la sua decisione e' motivata dal fallimento del suo tentativo di convincere le forze parlamentari anti-siriane di Beiruit a partecipare ad un governo di unita' nazionale. Dopo un colloquio con il presidente del parlamento Nabih Berri, Karami, ripreso dalla tv di stato, ha detto ai giornalisti di non essere disposto a guidare un governo del quale non facciano parte tanto i partito a lui fedeli quanto quelli di opposizione. (Il ministro degli esteri siriano Faruq al Shara ha comunicato alle Nazioni Unite che Damasco intende ritirare tutti i suoi soldati dal Libano prima che in questo paese si svolgano le elezioni. L'impegno è stato assunto in una lettera al segretario generale dell'onu Kofi Annan. una copia della quale è stata ottenuta dalla Reuters. Nella lettera si afferma che la cooperazione tra Siria e Libano ha permesso a Damasco di ridurre i soldati presenti del paese dei cedri di circa 10mila unità. Si dice poi che il ritiro sarà completato prima delle elezioni. Queste sono previste per maggio, anche se l'aggravarsi della crisi di governo dopo la rinuncia del primo ministro designato Omar Karame rende possibile un rinvio.Il premier libanese, Omar Karami, ha preannunciato che domani consegnerà le sue dimissioni nelle mani del presidente Emil Lahod, dopo non essere riuscito a formare un governo di unità nazionale con il coinvolgimento di esponenti dell'opposizione. Karami ha dato l'annuncio, una notizia già anticipata da fonti vicine al premier designato, dopo aver incontrato il presidente del parlamento, Nabih Berri. (Ses/Gs/Adnkronos) Il premier libanese Omar Karame ha annunciato di vedersi costretto a rinunciare alla formazione di un nuovo governo di unità nazionale ed ha detto che domani ne darà comunicazione al capo dello stato Emile Lahoud. È stato lo stesso Karame a dirlo ai giornalisti dopo un incontro con il presidente del parlamento, Nabih Berri. L'incarico potrebbe andare ora al ministro dell'economia ad interim, Adnan Kassar. Il premier si era dimesso il mese scorso sulla scia della tempesta politica provocata dall'attentato costato la vita all'ex primo ministro Rafic Hariri ma Lahoud gli aveva nuovamente affidato l'incarico di costituire un governo di unità nazionale in grado di preparare le elezioni di maggio. SDA-ATS- e' pronto a mollare, Il designato ha intenzione di gettare la spugna in seguito al fallimento dei colloqui per formare un dopo la crisi innescata dall'omicidio di e dalle proteste che sono seguite. Ne ha dato notizia uno dei consiglieri di " ha fissato per oggi un incontro con il presidente del parlamento, , prima di essere ricevuto, domani, dal presidente nelle cui mani rimettera' il mandato per la formazione del governo" ha detto , " si era dimesso il 28 febbraio per le proteste seguite all'omicidio di ma il 10 marzo gli aveva dato l'incarico di formare un nuovo governo. - Omar Karami ha annunciato stasera le proprie dimissioni da primo ministro libanese, dimissioni che saranno presentate formalmente domani. Parlandone con i giornalisti, il primo ministro uscente, filo-siriano, ha spiegato che la sua decisione e' motivata dal fallimento del suo tentativo di convincere le forze parlamentari anti-siriane di Beiruit a partecipare ad un governo di unita' nazionale. Dopo un colloquio con il presidente del parlamento Nabih Berri, Karami, ripreso dalla tv di stato, ha detto ai giornalisti di non essere disposto a guidare un governo del quale non facciano parte tanto i partito a lui fedeli quanto quelli di opposizione. (