giovedì, 31 marzo 2005

 

BISHKEK, Kyrgyzstan -- Askar Akayev, the Kyrgyz president who disappeared when protesters overran his office last week, resurfaced in Russia yesterday, saying he would not resign his position but holding out the possibility of returning to talk things over.
Askar Akayev, il presidente kirgizo scomparso quando gli insorti hanno invaso il suo ufficio presidenziale, la settimana scorsa, rifugiatosi da ieri in Russia, dice di non volere rinunciare alla sua posizione, riservandosi la possibilità di tornare ad affrontare la questione.
Akayev made his statements to Russian reporters near Moscow, where he said he retreated for his own security. ''My term in office will expire on Oct. 30, 2005. I haven't resigned yet," he said in an interview with Ekho Moskvy radio broadcast yesterday evening. ''Currently, I can see no reason to resign."
Akayes ha rilasciato queste sue dichiarazioni ai giornalisti russi, presso Mosca, dove si è ritirato per questioni di sicurezza. “Il mio mandato presidenziale scade nell’ottobre 2005. Io non ho rassegnato le dimissioni! ” ha dichiarato in un’intervista su Radio Ekho Moskvy, ieri sera. “Allo Stato, non vedo ragioni per dimettermi”
March 30, 2005
continua

(ANSA) - BISHKEK, 31 MAR - Il presidente dell'Osce Dimitrij Rupel ha giudicato oggi 'legittimo' il governo transitorio del Kirghizstan. Il governo e' la conseguenza del rovesciamento del presidente Askar Akaiev da parte dell'opposizione. 'I dirigenti sono legittimi quando godono del sostegno del popolo e danno gli stessi segnali che ora sta dando il governo attuale del Kirghizstan', ha detto Rupel al termine di un incontro con due rappresentanti dell'opposizione.

Bishkek, 26 mar. (Adnkronos) - Una persona e' rimasta uccisa a Bishkek nella notte, nel corso dei saccheggi e disordini che proseguono da giovedi', quando le proteste hanno raggiunto la capitale del Kirghizistan e il Presidente Askar Akayev ha lasciato la ''casa Bianca'' che ospita il suo governo. Secondo quanto hanno reso noto le autorita' la vittima stava cercando di respingere un saccheggio. ''Abbiamo il pieno controllo della situazione nel Paese e a Bishkek. Nella notte c'e' stata una sola vittima'', ha dichiarato Felix Kulov, uno dei leader dell'opposizione, ex capo della polizia e dei servizi di sicurezza interni, poi condannato a scontare un periodo di carcere con l'accusa di furto e abuso d'ufficio, ora di nuovo responsabile della sicurezza dopo che i suoi sostenitori lo hanno liberato nei disordini di giovedi'

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giovedì, 31 marzo 2005

In merito ad un articolo letto da poco,mi sento di dover esprimere tutto il mio distacco rispetto alle posizioni prese nei confronti di Cuba nel suddetto pezzo.In tale scritto Cuba,viene fatta passare,a dispetto della verità dei fatti,come una democrazia fiorente dove il sistema sanitario funziona in maniera perfetta e dove la vita è condotta in maniera salutare.

I rapporti di Amnesty International e di altre organizzazioni a tutela dei diritti umani descrivono un'altra situazione ben  più grave:le violazioni dei diritti fondamentali sono all'ordine del giorno e la repressione dei dissidenti,durissima.Descrivere un scenario del genere come idillico,significa davvero mistificare la realtà e cancellare il sacrificio di coloro i quali protestano e si battono in maniera quotidiana contro un regime sanguinario come quello di Fidel Castro.  

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mercoledì, 30 marzo 2005

Dopo i segnali contradditori giunti nei giorni scorsi dal Kirghizistan, dove si sta consumando quello che appare un vero e proprio regime change, sulla scia di quanto già accaduto nei mesi scorsi in Ucraina e Libano, nelle ultime ore sembra rafforzarsi la posizione del fronte rivoluzionario che, dopo avere ottenuto la fuga dell'ex presidente Akaiev, ha preso il potere. Quella che è già stata ribattezzata "La rivoluzione dei Tulipani", gode adesso anche del sostegno delle forze armate e di polizia. Con questo sostegno potrebbe essere più semplice ricondurre il paese alla calma e all'ordine, preparando il terreno per le prossime consultazioni elettorali che il parlamento kirgizo ha fissato per il 26 giugno prossimo.

(ANSA) - BISHKEK, 26 MAR - Reparti della polizia e dell'esercito sono giunti nella notte a Bishkek per rafforzare le misure di sicurezza. Responsabili del ministero dell'Interno hanno detto che la Guardia nazionale ha gia' sotto controllo ambasciate, banche, centri commerciali e altri luoghi strategici. L'Uzbekistan si e' intanto dichiarato 'pronto a cooperare' con le nuove autorita' kirghize, ma mette in guardia contro possibili ingerenze straniere e l'impiego della forza.
(ANSA) - MOSCA, 26 MAR - Il deposto presidente kirghizo Askar Akaiev, fuggito giovedi' dal suo Paese scosso dalle proteste dell'opposizione, e' arrivato in Russia. Lo ha detto l'agenzia russa Interfax citando fonti informate. 'Akaiev e' arrivato in aereo dal Kazakistan in nottata', ha detto una fonte citata da Interfax. Ieri il presidente russo Vladimir Putin aveva detto in una conferenza stampa che il suo Paese era pronto a accogliere Akaiev.

Bishkek, 25 mar. (Adnkronos/Mak) - Tensione sempre più alta in Kirghizistan. Il neo governo 'ad interim' guidato dal leader dell'opposizione Kurmanbek Bakiyev ha deciso di imporre il coprifuoco nella capitale Bishkek. Un tentativo per riportare la calma nella città dopo una notte all'insegna di saccheggi e disordini tra negozi presi d'assalto ed automobili incendiate. Quattro persone sarebbero rimaste uccise e altre 360 ferite, fra cui 35 agenti di polizia. Dopo aver fissato a giugno le elezioni presidenziali, Bakiyev ha invitato la folla riunita nella piazza principale di Bishkek a mantenere i nervi saldi. Sull'onda delle proteste per i brogli alle elezioni del 27 febbraio e 13 marzo scorsi, ieri inoltre i manifestanti hanno preso il controllo della sede del governo, costringendo alla fuga Akayev. Le elezioni sono state annullate e la Corte Suprema ha prolungato il mandato del Parlamento uscente. Oggi però il deposto presidente del Kirghizistan ha condannato il rovesciamento del suo governo da parte delle forze d'opposizione, promettendo di tornare in patria. In una nota mandata via e-mail a un'agenzia di stampa dalla località dove ha trovato rifugio ieri, probabilmente il Kazakhistan (ma la notizia non viene confermata), Akayev ha denunciato gli eventi dei giorni scorsi come ''un colpo di Stato anticostituzionale'': ''Le voci di mie dimissioni come presidente sono false e tendenziose e il mio attuale rifugio fuori dal Paese è solo provvisorio''. Il capo di Stato russo, Vladimir Putin, ha dichiarato che Mosca ''non ha obiezioni'' a un eventuale esilio di Akayev in Russia, e da Erevan, dove si trova in visita, s'è inoltre detto disposto a ''cooperare'' con un governo dell'opposizione. La Cina nel frattempo ha chiuso la frontiera con la repubblica: il provvedimento è stato esteso fino a lunedì per ragioni di sicurezza, come precisano fonti ufficiali a Pechino. L'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa sta intanto cercando di prendere contatti con la nuova leadership del Kirghizistan. Intanto il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, a seguito dell'intensificarsi della tensione in Kirghizistan, ha disposto l'immediato rientro in sede dell'ambasciatore Diego Lorenzo Longo, che è accreditato ambasciatore d'Italia sia in Kazakhstan sia in Kirghizistan. E' quanto si apprende alla Farnesina.
Roma, 25 mar. - (Adnkronos) - Il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, a seguito dell'intensificarsi della tensione in Kirghizistan e in particolare nella capitale Bishkek, ha disposto l'immediato rientro in sede, per seguire da vicino l'evolversi della situazione, dell'ambasciatore Diego Lorenzo Longo, che e' accreditato ambasciatore d'Italia sia in Kazakhstan sia in Kirghizistan. E' quanto si apprende alla Farnesina
Bishkek, 26 mar. (Adnkronos) - Le nuove elezioni parlamentari in Kirghizistan si terranno il prossimo 26 giugno. Lo ha deciso oggi il Parlamento di Bishkek a due giorni dalle proteste dell'opposizione culminate con la fuga del presidente Askar Akayev.

 

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mercoledì, 30 marzo 2005

Nonostante questa breve pausa festiva, il mondo non ha smesso di girare. Nonostante, oggi, il Libano sia mediaticamente meno "spendibile" per i media, esso continua a costituire un tassello fondamentale per la ricomposizione del quadro medio-orientale.Tenere alta l’attenzione e seguire le vicende libanese è dunque il minimo che si possa fare.TICIONLINE - 30/03/05 - NEW YORK - Il ministro degli esteri siriano Faruq al Shara ha comunicato alle Nazioni Unite che Damasco intende ritirare tutti i suoi soldati dal Libano prima che in questo paese si svolgano le elezioni. L'impegno è stato assunto in una lettera al segretario generale dell'onu Kofi Annan. una copia della quale è stata ottenuta dalla Reuters. Nella lettera si afferma che la cooperazione tra Siria e Libano ha permesso a Damasco di ridurre i soldati presenti del paese dei cedri di circa 10mila unità. Si dice poi che il ritiro sarà completato prima delle elezioni. Queste sono previste per maggio, anche se l'aggravarsi della crisi di governo dopo la rinuncia del primo ministro designato Omar Karame rende possibile un rinvio.

Il ministro degli esteri siriano Faruq al Shara ha comunicato alle Nazioni Unite che Damasco intende ritirare tutti i suoi soldati dal Libano prima che in questo paese si svolgano le elezioni. L'impegno è stato assunto in una lettera al segretario generale dell'onu Kofi Annan. una copia della quale è stata ottenuta dalla Reuters. Nella lettera si afferma che la cooperazione tra Siria e Libano ha permesso a Damasco di ridurre i soldati presenti del paese dei cedri di circa 10mila unità. Si dice poi che il ritiro sarà completato prima delle elezioni. Queste sono previste per maggio, anche se l'aggravarsi della crisi di governo dopo la rinuncia del primo ministro designato Omar Karame rende possibile un rinvio.

BEIRUT, 29 MAR. (ADNKRONOS) - Il premier libanese, Omar Karami, ha preannunciato che domani consegnerà le sue dimissioni nelle mani del presidente Emil Lahod, dopo non essere riuscito a formare un governo di unità nazionale con il coinvolgimento di esponenti dell'opposizione. Karami ha dato l'annuncio, una notizia già anticipata da fonti vicine al premier designato, dopo aver incontrato il presidente del parlamento, Nabih Berri. (Ses/Gs/Adnkronos)

Il premier libanese, Omar Karami, ha preannunciato che domani consegnerà le sue dimissioni nelle mani del presidente Emil Lahod, dopo non essere riuscito a formare un governo di unità nazionale con il coinvolgimento di esponenti dell'opposizione. Karami ha dato l'annuncio, una notizia già anticipata da fonti vicine al premier designato, dopo aver incontrato il presidente del parlamento, Nabih Berri. (Ses/Gs/Adnkronos)

29 MARZO 2005 19.36 - BEIRUT - Il premier libanese Omar Karame ha annunciato di vedersi costretto a rinunciare alla formazione di un nuovo governo di unità nazionale ed ha detto che domani ne darà comunicazione al capo dello stato Emile Lahoud. È stato lo stesso Karame a dirlo ai giornalisti dopo un incontro con il presidente del parlamento, Nabih Berri. L'incarico potrebbe andare ora al ministro dell'economia ad interim, Adnan Kassar. Il premier si era dimesso il mese scorso sulla scia della tempesta politica provocata dall'attentato costato la vita all'ex primo ministro Rafic Hariri ma Lahoud gli aveva nuovamente affidato l'incarico di costituire un governo di unità nazionale in grado di preparare le elezioni di maggio. SDA-ATS

Il premier libanese Omar Karame ha annunciato di vedersi costretto a rinunciare alla formazione di un nuovo governo di unità nazionale ed ha detto che domani ne darà comunicazione al capo dello stato Emile Lahoud. È stato lo stesso Karame a dirlo ai giornalisti dopo un incontro con il presidente del parlamento, Nabih Berri. L'incarico potrebbe andare ora al ministro dell'economia ad interim, Adnan Kassar. Il premier si era dimesso il mese scorso sulla scia della tempesta politica provocata dall'attentato costato la vita all'ex primo ministro Rafic Hariri ma Lahoud gli aveva nuovamente affidato l'incarico di costituire un governo di unità nazionale in grado di preparare le elezioni di maggio. SDA-ATS

(AGI) - BEIRUT 29 MARZO 2005 - Omar Karameh e' pronto a mollare, Il premier designato ha intenzione di gettare la spugna in seguito al fallimento dei colloqui per formare un governo di unita' nazionale dopo la crisi innescata dall'omicidio di Tafiq Hariri e dalle proteste che sono seguite. Ne ha dato notizia uno dei consiglieri di Karameh. "Karameh ha fissato per oggi un incontro con il presidente del parlamento, Nabih Berri, prima di essere ricevuto, domani, dal presidente Emile Lahoud nelle cui mani rimettera' il mandato per la formazione del governo" ha fissato per oggi un incontro con il presidente del parlamento, , prima di essere ricevuto, domani, dal presidente nelle cui mani rimettera' il mandato per la formazione del governo" ha detto Khaldoun Charif, "il primo ministro si sente vincolato all'impegno a formare un esecutivo che sia solo di unita' nazionale". Karameh si era dimesso il 28 febbraio per le proteste seguite all'omicidio di Hariri, ma il 10 marzo Lahoud gli aveva dato l'incarico di formare un nuovo governo.

- e' pronto a mollare, Il designato ha intenzione di gettare la spugna in seguito al fallimento dei colloqui per formare un dopo la crisi innescata dall'omicidio di e dalle proteste che sono seguite. Ne ha dato notizia uno dei consiglieri di " ha fissato per oggi un incontro con il presidente del parlamento, , prima di essere ricevuto, domani, dal presidente nelle cui mani rimettera' il mandato per la formazione del governo" ha detto , " si era dimesso il 28 febbraio per le proteste seguite all'omicidio di ma il 10 marzo gli aveva dato l'incarico di formare un nuovo governo.

BEIRUT, 29 MARZO 2005 - Omar Karami ha annunciato stasera le proprie dimissioni da primo ministro libanese, dimissioni che saranno presentate formalmente domani. Parlandone con i giornalisti, il primo ministro uscente, filo-siriano, ha spiegato che la sua decisione e' motivata dal fallimento del suo tentativo di convincere le forze parlamentari anti-siriane di Beiruit a partecipare ad un governo di unita' nazionale.
Dopo un colloquio con il presidente del parlamento Nabih Berri, Karami, ripreso dalla tv di stato, ha detto ai giornalisti di non essere disposto a guidare un governo del quale non facciano parte tanto i partito a lui fedeli quanto quelli di opposizione. (FONTE)

TUE MARCH 29, 2005 5:43 PM GMT - BEIRUT (REUTERS) - Il primo ministro pro-siriano del Libano, Omar Karami, ha detto oggi che pensa di dimettersi per non essere riuscito a persuadere i membri dell'opposizione anti-siriana a partecipare a un governo di unità nazionale. Karami ha detto ai giornalisti, dopo aver incontrato lo speaker del Parlamento Nabih Berri, di non aver intenzione di guidare un governo che non includa sia i lealisti che l'opposizione. "Non ho intenzione di formare un governo del genere e sono venuto per informarne lo speaker", ha detto Karami.

Il primo ministro pro-siriano del Libano, Omar Karami, ha detto oggi che pensa di dimettersi per non essere riuscito a persuadere i membri dell'opposizione anti-siriana a partecipare a un governo di unità nazionale. Karami ha detto ai giornalisti, dopo aver incontrato lo speaker del Parlamento Nabih Berri, di non aver intenzione di guidare un governo che non includa sia i lealisti che l'opposizione. "Non ho intenzione di formare un governo del genere e sono venuto per informarne lo speaker", ha detto Karami.

(AGI) - BEIRUT, 28 MAR - LIBANO: CIRCA 2.000 SOLDATI SIRIANI SONO RIENTRATI IN PATRIA - Sono circa 2.000 i soldati siriani che nell'ultima settimana hanno lasciato il territorio libanese, ha riferito una fonte della sicurezza libanese. Secondo la fonte, le truppe si stanno ritirando a piccole unita', lasciando nella valle della Beqaa una divisione dell'esercito e molti agenti dell'intelligence. Una commissione mista libanese-siriana si riunira' la settimana prossima per concordare un calendario per il ritiro delle restanti truppe, circa 8.000 uomini. Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha chiesto che l'intero contingente siriano sia fuori dal Libano prima delle elezioni previste per maggio. Intanto, un alto funzionario del ministero degli esteri di Beirut e' partito per New York per partecipare ai lavori di discussione e approvazione di una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza che dovra' istituire una commissione internazionale di inchiesta sull'assassinio dell'ex primo ministro libanese Rafiq Hariri. Ieri, la Tv panaraba al-Arabiya ha mandato in onda un video che mostra i minuti immediatamente precedenti l'esplosione che il 14 febbraio provoco' la morte di Hariri e di altre 19 persone. Nelle immagini, riprese dalle telecamere a circuito chiuso di una banca che si trova nei pressi del luogo dell'esplosione, si vede un grosso camion che procede con lentezza poco prima del corteo di auto su cui viaggiava l'ex premier. Alcune migliaia di donne oggi hanno manifestato in piazza nel centro di Beirut sventolando bandiere libanesi e innalzando foto di Hariri, per protestare contro i tre attentati dinamitardi che si sono registrati nelle ultime settimane nella parte cristiana della capitale. "Basta sangue, basta con la violenza", ha detto alla folla la deputata libanese Nayla Mouawad.(AGI)-
BEIRUT 28/03/2005 - TICINONLINE.IT - L'ha detto due giorni fa il presidente Bashar al Assad ricevendo a Damasco un gruppo di giornalisti stranieri: come richiesto dalla comunità internazionale la Siria ritirerà quanto prima le proprie truppe dal Libano ma dopo la situazione non sarà più tranquilla, "tutti i paesi della regione saranno più minacciati". Da quando, dopo l'assassinio dell'ex premier libanese Rafik Hariri, le pressioni sulla Siria si sono fatte pesanti, i militari e gli agenti segreti presenti in Libano hanno effettivamente cominciato a ritirarsi: ieri sera, per il quinto giorno consecutivo, alcune postazioni per la difesa anti-aerea sono state smantellate dalla valle della Bekaa. Nella crisi politica esplosa con l'attentato di San Valentino in cui Hariri ha trovato la morte assieme a altre 18 persone, il dibattito sull'utilità delle truppe siriane si è riacceso: c'è chi sostiene che la loro partenza lascerà un vuoto le forze libanesi non sono in grado di colmare e c'è che adombra addirittura lo spettro di una nuova guerra civile, che le truppe siriane hanno effettivamente contributo a scongiurare dopo quella del 1975-1990. "La consistenza delle forze libanesi non permette un avvicendamento indolore e privo di rischi", non fa che ripetere allarmato il ministro della difesa Abdelrahim Mrad, uomo molto vicino a Damasco. Ma l'opposizione non condivide questi "falsi timori" ed afferma anzi che si tratta di messe in guardia del tutto strumentali: certi moniti sarebbero insomma "una forma di intimidazione per prolungare la presenza siriana in Libano". Il leader druso Walid Jumblatt, una delle figure chiave dell'opposizione, sostiene che "non ci sarà nessun vuoto di sicurezza" dopo la partenza dei siriani, ed aggiunge anzi che se mai problemi dovessero esserci, saranno il ministro "e quelli come lui" a doversene assumere ogni responsabilità. Jumblatt ritiene che ci siano proprio i servizi segreti libanesi e siriani dietro gli attentati perpetrati in quartieri cristiani di Beirut nell'ultima settimana (l'ultimo risale alla sera della vigilia di Pasqua) in cui ci sono stati tre morti e una ventina di feriti. Lo scopo sarebbe fin troppo chiaro: in Libano si vuole creare un clima di terrore per dimostrare quanto una certa presenza sia necessaria. Nemmeno la stampa indipendente di Beirut è convinta dalle tesi di Mrad. "È stupefacente come un ministro della difesa possa denigrare così le proprie truppe", ha scritto in un commento dai toni un pò sarcastici il quotidiano in lingua francese 'L'Orient le Jour'. La seconda e ultima fase del ritiro, come ha confermato lo stesso Assad, sarà definita entro pochi giorni dalla commissione militare mista creata tra i due paesi. Stando al quotidiano libanese An Nahar, la commissione è già a buon punto nel suo lavoro e le due parti hanno concordato di ultimare il ridispiegamento "in meno di due mesi". Secondo il quotidiano, anzi, Assad avrebbe già informato Beirut che il ritiro avverrà "prima del previsto". La Siria finora ha richiamato circa 4 mila dei 14 mila uomini che aveva dislocati in Libano. Oltre ad essere stato chiesto più volte da Stati Uniti e da Unione Europea, il ritiro viene di fatto imposto dalla risoluzione 1559 del Consiglio di sicurezza. Kofi Annan, il segretario generale dell'Onu, ha detto che il tutto deve avvenire prima delle elezioni libanesi in programma per maggio.

BEIRUT, 28 MARZO - ARAB MONITOR.IT - Le forze siriane presenti in Libano hanno smantellato ieri delle postazioni anti-aeree nella valle della Bekaa. Nella tarda serata di ieri, convogli militari, con l'equipaggiamento e il materiale smontato, hanno attraversato la frontiera tra i due Paesi in direzione di Damasco. Entro una decina di giorni, la Siria potrebbe annunciare la data del completo ritiro dal Libano. Negli ultimi giorni diverse posizioni sono state abbandonate anche attorno alla città strategica di Chtoura, che costituisce il capoluogo commerciale della Bekaa, ed è attraversata dalla strada che collega Damasco a Beirut. Intanto, un alto funzionario del Ministero degli esteri libanese è stato inviato all'Onu con il compito di sostenere il progetto di inchiesta internazionale sull'assassinio di Rafic Hariri. La tv al Arabiya ha trasmesso ieri sera immagini del giorno dell'attentato, il 14 febbraio scorso, in cui si vede un furgoncino Mitsubishi muoversi molto lentamente sul luogo dell'esplosione pochi istanti prima che arrivasse il convoglio di Hariri.

Le forze siriane presenti in Libano hanno smantellato ieri delle postazioni anti-aeree nella valle della Bekaa. Nella tarda serata di ieri, convogli militari, con l'equipaggiamento e il materiale smontato, hanno attraversato la frontiera tra i due Paesi in direzione di Damasco. Entro una decina di giorni, la Siria potrebbe annunciare la data del completo ritiro dal Libano. Negli ultimi giorni diverse posizioni sono state abbandonate anche attorno alla città strategica di Chtoura, che costituisce il capoluogo commerciale della Bekaa, ed è attraversata dalla strada che collega Damasco a Beirut. Intanto, un alto funzionario del Ministero degli esteri libanese è stato inviato all'Onu con il compito di sostenere il progetto di inchiesta internazionale sull'assassinio di Rafic Hariri. La tv al Arabiya ha trasmesso ieri sera immagini del giorno dell'attentato, il 14 febbraio scorso, in cui si vede un furgoncino Mitsubishi muoversi molto lentamente sul luogo dell'esplosione pochi istanti prima che arrivasse il convoglio di Hariri.

(ANSA)-NEW YORK,27 MAR- Kofi Annan condanna l'attentato di ieri a Beirut, dove un'autobomba e' esplosa in un quartiere a maggioranza cristiana ferendo sei persone. Il segretario generale dell'Onu si e' detto particolarmente rattristato dall'attentato, perpetrato la vigilia di Pasqua quando numerosi cristiani si preparavano ad andare a messa. Annan pensa che la violenza debba cessare e che ai libanesi debba essere consentito di decidere per proprio conto del futuro del loro Paese, senza violenza ne' intimidazioni. ANSA - 27 MAR - BEIRUT - E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato dinamitardo perpetrato nella sera della vigilia di Pasqua in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto oggi Jean Fahd, il giudice incaricato delle indagini, in dichiarazioni alla rete televisiva libanese LBC. ''Non vi sono stati morti ma solamente sei feriti'', ha affermato. L'agenzia ufficiale libanese Ani ieri sera aveva invece parlato della morte di due lavoratori immigrati indiani e del ferimento di altre otto persone. L'esplosione, avvenuta alle 21:30 locali (le 20:30 italiane) in una zona industriale alla periferia est della capitale libanese, ha provocato gravi danni materiali. Diversi edifici sono stati semisventrati da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo. Per domare gli incendi i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare quasi tutta la notte. L'attentato di ieri sera e' stato il terzo a colpire quartieri cristiani di Beirut nel giro dell'ultima settimana. Il 19 marzo una bomba esplosa in una zona settentrionale della citta' aveva fatto 11 feriti. Nella notte tra martedi' e mercoledi' scorsi un'altro ordigno collocata in un centro commerciale del quartiere orientale di Kaslik aveva ucciso tre immigrati indiani.
(ANSA-AFP-REUTERS) - DUBAI, 27 MAR - La televisione satellitare Al Jazira ha detto oggi che il suo ufficio di Beirut ha ricevuto minacce di essere fatto ''saltare in aria'' per via della sua copertura di un attentato contro un quartiere cristiano nella capitale libanese. ''L'ufficio di Al Jazira situato davanti alla sede del governo nel centro di Beirut ha ricevuto minacce telefoniche'', ha detto il suo capo Ghassan ben Jeddo. Un interlocutore anonimo ha ''minacciato di prendersela con noi e il nostro ufficio avvertendo che se non lo chiudiamo e continuiamo a coprire (gli avvenimenti in Libano, ndr) in questo modo, ci faranno saltare'', ha aggiunto. La chiamata e' stata fatta ieri sera, ha detto la televisione. Forze dell'ordine e polizia hanno immediatamente creato un cordone di sicurezza attorno all'edificio che oltre a Al Jazira ospita vari media stranieri e la sicurezza e' anche stata rafforzata attorno alla sede delle Nazioni Unite, che e' li' vicino. Ieri sera un'esplosione in una zona cristiana alla periferia di Beirut ha ferito sei persone.

E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato dinamitardo perpetrato nella sera della vigilia di Pasqua in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto oggi Jean Fahd, il giudice incaricato delle indagini, in dichiarazioni alla rete televisiva libanese LBC. ''Non vi sono stati morti ma solamente sei feriti'', ha affermato. L'agenzia ufficiale libanese Ani ieri sera aveva invece parlato della morte di due lavoratori immigrati indiani e del ferimento di altre otto persone. L'esplosione, avvenuta alle 21:30 locali (le 20:30 italiane) in una zona industriale alla periferia est della capitale libanese, ha provocato gravi danni materiali. Diversi edifici sono stati semisventrati da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo. Per domare gli incendi i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare quasi tutta la notte. L'attentato di ieri sera e' stato il terzo a colpire quartieri cristiani di Beirut nel giro dell'ultima settimana. Il 19 marzo una bomba esplosa in una zona settentrionale della citta' aveva fatto 11 feriti. Nella notte tra martedi' e mercoledi' scorsi un'altro ordigno collocata in un centro commerciale del quartiere orientale di Kaslik aveva ucciso tre immigrati indiani. La televisione satellitare Al Jazira ha detto oggi che il suo ufficio di Beirut ha ricevuto minacce di essere fatto ''saltare in aria'' per via della sua copertura di un attentato contro un quartiere cristiano nella capitale libanese. ''L'ufficio di Al Jazira situato davanti alla sede del governo nel centro di Beirut ha ricevuto minacce telefoniche'', ha detto il suo capo Ghassan ben Jeddo. Un interlocutore anonimo ha ''minacciato di prendersela con noi e il nostro ufficio avvertendo che se non lo chiudiamo e continuiamo a coprire (gli avvenimenti in Libano, ndr) in questo modo, ci faranno saltare'', ha aggiunto. La chiamata e' stata fatta ieri sera, ha detto la televisione. Forze dell'ordine e polizia hanno immediatamente creato un cordone di sicurezza attorno all'edificio che oltre a Al Jazira ospita vari media stranieri e la sicurezza e' anche stata rafforzata attorno alla sede delle Nazioni Unite, che e' li' vicino. Ieri sera un'esplosione in una zona cristiana alla periferia di Beirut ha ferito sei persone.

BEIRUT, 27 MARZO - ARABMONITOR.IT - Dopo i ripetuti attentati che hanno scosso la capitale libanese, appare sempre più probabile che il presidente della Repubblica Emile Lahoud decida di rimuovere qualche responsabile dei servizi di sicurezza, provvedimento che andrebbe incontro alle richieste dell'opposizione. L'attentato di ieri sera, nel sobborgo industriale di Boushrieh, ha ferito otto persone. L'ordigno era stato nascosto tra una macchina parcheggiata e un'officina per la riparazione delle auto. Intanto, prosegue frenetica la partita politica. Il presidente Lahoud si è incontrato con il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, mentre l'assistente segretario di Stato Usa David Satterfield, inviato a Beirut per coordinare l'attività dell'opposizione, ha avuto un colloquio con il druso Walid Joumblatt.

Dopo i ripetuti attentati che hanno scosso la capitale libanese, appare sempre più probabile che il presidente della Repubblica Emile Lahoud decida di rimuovere qualche responsabile dei servizi di sicurezza, provvedimento che andrebbe incontro alle richieste dell'opposizione. L'attentato di ieri sera, nel sobborgo industriale di Boushrieh, ha ferito otto persone. L'ordigno era stato nascosto tra una macchina parcheggiata e un'officina per la riparazione delle auto. Intanto, prosegue frenetica la partita politica. Il presidente Lahoud si è incontrato con il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, mentre l'assistente segretario di Stato Usa David Satterfield, inviato a Beirut per coordinare l'attività dell'opposizione, ha avuto un colloquio con il druso Walid Joumblatt.

(AGI/AFP) - BEIRUT, 27 MAR. - Sei feriti, due operai indiani e quattro libanesi, sono il bilancio aggiornato dell'autobomba esplosa ieri sera in un sobborgo cristiano di Beirut. Lo ha precisato oggi il magistrato inquirente che ha corretto una precedente notizia in cui si parlava di due morti e otto feriti. L'emittente araba satellitare 'Al Jazzira' ha riferito che la sua redazione di Beirut ha ricevuto una telefonata anonima con minacce di morte per avere dato spazio a dichirazioni anti-siriane nel servizio sull'attentato. "La telefonata di ieri sera metteva in guardia la redazione centrale di Beirut che se avesse continuato a fare servizi di quel tono sarebbe stata fatta saltare in aria", ha riferito Ghassan bin Jeddo, capo dell'ufficio di corrispondenza libanese dell'emittente.

Sei feriti, due operai indiani e quattro libanesi, sono il bilancio aggiornato dell'autobomba esplosa ieri sera in un sobborgo cristiano di Beirut. Lo ha precisato oggi il magistrato inquirente che ha corretto una precedente notizia in cui si parlava di due morti e otto feriti. L'emittente araba satellitare 'Al Jazzira' ha riferito che la sua redazione di Beirut ha ricevuto una telefonata anonima con minacce di morte per avere dato spazio a dichirazioni anti-siriane nel servizio sull'attentato. "La telefonata di ieri sera metteva in guardia la redazione centrale di Beirut che se avesse continuato a fare servizi di quel tono sarebbe stata fatta saltare in aria", ha riferito Ghassan bin Jeddo, capo dell'ufficio di corrispondenza libanese dell'emittente.

BEIRUT - 27 MAR - FONTE- È stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato dinamitardo perpetrato nella sera della vigilia di Pasqua in un quartiere cristiano di Beirut. È quanto ha detto oggi Jean Fahd, il giudice incaricato delle indagini, in dichiarazioni alla rete televisiva libanese LBC. "Non vi sono stati morti ma solamente sei feriti", ha affermato. L'agenzia ufficiale libanese Ani ieri sera aveva invece parlato della morte di due lavoratori immigrati indiani e del ferimento di altre otto persone. L'esplosione, avvenuta alle 21:30 locali in una zona industriale alla periferia est della capitale libanese, ha provocato gravi danni materiali. Diversi edifici sono stati semisventrati da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo. Per domare gli incendi i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare quasi tutta la notte. L'attentato di ieri sera è stato il terzo a colpire quartieri cristiani di Beirut nel giro dell'ultima settimana. Il 19 marzo una bomba esplosa in una zona settentrionale della città aveva fatto 11 feriti. Nella notte tra martedì e mercoledì scorsi un'altro ordigno collocata in un centro commerciale del quartiere orientale di Kaslik aveva ucciso tre immigrati indiani.

(ANSA) - BEIRUT, 27 MAR - E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato perpetrato ieri in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto il giudice incaricato delle indagini, mentre ieri si parlava della morte di due lavoratori indiani e del ferimento di otto persone. L'esplosione, causata da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo, ha provocato gravi danni in una zona industriale alla periferia est della capitale.

E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato perpetrato ieri in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto il giudice incaricato delle indagini, mentre ieri si parlava della morte di due lavoratori indiani e del ferimento di otto persone. L'esplosione, causata da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo, ha provocato gravi danni in una zona industriale alla periferia est della capitale.

(ANSA)-BEIRUT,26 MAR-Walid Jumblatt, uno dei leader dell'opposizione in Libano, ha chiesto le dimissioni di tutti i responsabili dei servizi di sicurezza. Per agevolare il lavoro della nuova commissione di inchiesta che dovrebbe indagare sull'attentato che il 14 febbraio e' costato la vita all'ex premier Rafik Hariri e a altre 18 persone. Una nuova indagine indipendente e' stata proposta da una Commissione di inchiesta dell'Onu guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald.

Walid Jumblatt, uno dei leader dell'opposizione in Libano, ha chiesto le dimissioni di tutti i responsabili dei servizi di sicurezza. Per agevolare il lavoro della nuova commissione di inchiesta che dovrebbe indagare sull'attentato che il 14 febbraio e' costato la vita all'ex premier Rafik Hariri e a altre 18 persone. Una nuova indagine indipendente e' stata proposta da una Commissione di inchiesta dell'Onu guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald.

BEIRUT (Reuters) - 26 MAR - Il leader dell'opposizione libanese oggi ha rinnovato l'appello ai capi della sicurezza del Paese appoggiati dalla Siria a dimettersi, per aprire la strada a un'indagine internazionale sull'uccisione dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. "Non è possibile condurre un'indagine seria, chiara e trasparente se i capi delle agenzie restano al loro posto", ha detto ai giornalisti Walid Jumblatt. Un gruppo Onu per l'accertamento dei fatti ha detto in un rapporto diffuso giovedì che l'inchiesta libanese sull'uccisione, il 14 febbraio, di Hariri procede con difficoltà e ha chiesto un'indagine internazionale.

Il leader dell'opposizione libanese oggi ha rinnovato l'appello ai capi della sicurezza del Paese appoggiati dalla Siria a dimettersi, per aprire la strada a un'indagine internazionale sull'uccisione dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. "Non è possibile condurre un'indagine seria, chiara e trasparente se i capi delle agenzie restano al loro posto", ha detto ai giornalisti Walid Jumblatt. Un gruppo Onu per l'accertamento dei fatti ha detto in un rapporto diffuso giovedì che l'inchiesta libanese sull'uccisione, il 14 febbraio, di Hariri procede con difficoltà e ha chiesto un'indagine internazionale.

BEIRUT, 26 MAR. - (ADNKRONOS/MAK) - Una forte esplosione è stata avvertita a Beirut nella serata di oggi. Secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza libanesi, sarebbe stata una autobomba a causare la deflagrazione che è stata registrata nel quartiere orientale a maggioranza cristiana di Dikweneh e ha causato almeno 10 feriti. Nell'area si sono subito sviluppate le fiamme. Sul posto si sono recate numerose ambulanze. Lo scoppio non è avvenuto in un deposito di gas, come in un primo momento si era pensato, ma in una fabbrica di legname che conteneva materiale infiammabile. Un edificio è andato subito a fuoco e i pompieri sono intervenuti per far sì che l'incendio fosse circoscritto. Secondo quanto riferiscono le prime informazioni fornite dalla polizia l'esplosione ha provocato l'interruzione delle linee telefoniche che servono la capitale libanese.

Una forte esplosione è stata avvertita a Beirut nella serata di oggi. Secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza libanesi, sarebbe stata una autobomba a causare la deflagrazione che è stata registrata nel quartiere orientale a maggioranza cristiana di Dikweneh e ha causato almeno 10 feriti. Nell'area si sono subito sviluppate le fiamme. Sul posto si sono recate numerose ambulanze. Lo scoppio non è avvenuto in un deposito di gas, come in un primo momento si era pensato, ma in una fabbrica di legname che conteneva materiale infiammabile. Un edificio è andato subito a fuoco e i pompieri sono intervenuti per far sì che l'incendio fosse circoscritto. Secondo quanto riferiscono le prime informazioni fornite dalla polizia l'esplosione ha provocato l'interruzione delle linee telefoniche che servono la capitale libanese.

BEIRUT - E’ stata provocata da una bomba l’esplosione avvenuta stasera in un quartiere orientale di Beirut poco prima delle 21.30 locali (le 20.30 italiane). Secondo fonti non confermate sarebbe stato disinnescato in tempo anche un secondo ordigno. Contrariamente alle prime indicazioni, l’esplosione è avvenuta a Sin el-Sil, un quartiere orientale (e non settentrionale) di Beirut, a maggioranza cristiana. Walid Jumblatt, leader druso dell’opposizione, ha accusato i servizi segreti di Libano e Siria per quello che ha definito «un atto pianificato di terrorismo» in dichiarazioni alla Tv satellitare del Golfo Al Jazira. Secondo fonti dei servizi di sicurezza, la bomba è esplosa in una zona commerciale. La Tv libanese ha inquadrato un edificio in fiamme. Nella notte tra martedì e mercoledì un’altra bomba aveva devastato un centro commerciale a Kaslik, una zona di Beirut nei pressi del sobborgo orientale di Junieh. Nell’attentato tre lavoratori di origine indiana erano rimasti uccisi
Almeno tre persone sono rimaste ferite nell’attentato avvenuto questa sera in un quartiere cristiano di Beirut. Lo ha riferito la Tv libanese.
Secondo alcune indicazioni non confermate, l’esplosione potrebbe essere stata provocata da un’autobomba. FONTE

E’ stata provocata da una bomba l’esplosione avvenuta stasera in un quartiere orientale di Beirut poco prima delle 21.30 locali (le 20.30 italiane). Secondo fonti non confermate sarebbe stato disinnescato in tempo anche un secondo ordigno. Contrariamente alle prime indicazioni, l’esplosione è avvenuta a Sin el-Sil, un quartiere orientale (e non settentrionale) di Beirut, a maggioranza cristiana. Walid Jumblatt, leader druso dell’opposizione, ha accusato i servizi segreti di Libano e Siria per quello che ha definito «un atto pianificato di terrorismo» in dichiarazioni alla Tv satellitare del Golfo Al Jazira. Secondo fonti dei servizi di sicurezza, la bomba è esplosa in una zona commerciale. La Tv libanese ha inquadrato un edificio in fiamme. Nella notte tra martedì e mercoledì un’altra bomba aveva devastato un centro commerciale a Kaslik, una zona di Beirut nei pressi del sobborgo orientale di Junieh. Nell’attentato tre lavoratori di origine indiana erano rimasti uccisi Almeno tre persone sono rimaste ferite nell’attentato avvenuto questa sera in un quartiere cristiano di Beirut. Lo ha riferito la Tv libanese. Secondo alcune indicazioni non confermate, l’esplosione potrebbe essere stata provocata da un’autobomba.

E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato perpetrato ieri in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto il giudice incaricato delle indagini, mentre ieri si parlava della morte di due lavoratori indiani e del ferimento di otto persone. L'esplosione, causata da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo, ha provocato gravi danni in una zona industriale alla periferia est della capitale. Walid Jumblatt, uno dei leader dell'opposizione in Libano, ha chiesto le dimissioni di tutti i responsabili dei servizi di sicurezza. Per agevolare il lavoro della nuova commissione di inchiesta che dovrebbe indagare sull'attentato che il 14 febbraio e' costato la vita all'ex premier Rafik Hariri e a altre 18 persone. Una nuova indagine indipendente e' stata proposta da una Commissione di inchiesta dell'Onu guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald. Il leader dell'opposizione libanese oggi ha rinnovato l'appello ai capi della sicurezza del Paese appoggiati dalla Siria a dimettersi, per aprire la strada a un'indagine internazionale sull'uccisione dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. "Non è possibile condurre un'indagine seria, chiara e trasparente se i capi delle agenzie restano al loro posto", ha detto ai giornalisti Walid Jumblatt. Un gruppo Onu per l'accertamento dei fatti ha detto in un rapporto diffuso giovedì che l'inchiesta libanese sull'uccisione, il 14 febbraio, di Hariri procede con difficoltà e ha chiesto un'indagine internazionale. Una forte esplosione è stata avvertita a Beirut nella serata di oggi. Secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza libanesi, sarebbe stata una autobomba a causare la deflagrazione che è stata registrata nel quartiere orientale a maggioranza cristiana di Dikweneh e ha causato almeno 10 feriti. Nell'area si sono subito sviluppate le fiamme. Sul posto si sono recate numerose ambulanze. Lo scoppio non è avvenuto in un deposito di gas, come in un primo momento si era pensato, ma in una fabbrica di legname che conteneva materiale infiammabile. Un edificio è andato subito a fuoco e i pompieri sono intervenuti per far sì che l'incendio fosse circoscritto. Secondo quanto riferiscono le prime informazioni fornite dalla polizia l'esplosione ha provocato l'interruzione delle linee telefoniche che servono la capitale libanese. E’ stata provocata da una bomba l’esplosione avvenuta stasera in un quartiere orientale di Beirut poco prima delle 21.30 locali (le 20.30 italiane). Secondo fonti non confermate sarebbe stato disinnescato in tempo anche un secondo ordigno. Contrariamente alle prime indicazioni, l’esplosione è avvenuta a Sin el-Sil, un quartiere orientale (e non settentrionale) di Beirut, a maggioranza cristiana. Walid Jumblatt, leader druso dell’opposizione, ha accusato i servizi segreti di Libano e Siria per quello che ha definito «un atto pianificato di terrorismo» in dichiarazioni alla Tv satellitare del Golfo Al Jazira. Secondo fonti dei servizi di sicurezza, la bomba è esplosa in una zona commerciale. La Tv libanese ha inquadrato un edificio in fiamme. Nella notte tra martedì e mercoledì un’altra bomba aveva devastato un centro commerciale a Kaslik, una zona di Beirut nei pressi del sobborgo orientale di Junieh. Nell’attentato tre lavoratori di origine indiana erano rimasti uccisi Almeno tre persone sono rimaste ferite nell’attentato avvenuto questa sera in un quartiere cristiano di Beirut. Lo ha riferito la Tv libanese. Secondo alcune indicazioni non confermate, l’esplosione potrebbe essere stata provocata da un’autobomba.

 

Le forze siriane presenti in Libano hanno smantellato ieri delle postazioni anti-aeree nella valle della Bekaa. Nella tarda serata di ieri, convogli militari, con l'equipaggiamento e il materiale smontato, hanno attraversato la frontiera tra i due Paesi in direzione di Damasco. Entro una decina di giorni, la Siria potrebbe annunciare la data del completo ritiro dal Libano. Negli ultimi giorni diverse posizioni sono state abbandonate anche attorno alla città strategica di Chtoura, che costituisce il capoluogo commerciale della Bekaa, ed è attraversata dalla strada che collega Damasco a Beirut. Intanto, un alto funzionario del Ministero degli esteri libanese è stato inviato all'Onu con il compito di sostenere il progetto di inchiesta internazionale sull'assassinio di Rafic Hariri. La tv al Arabiya ha trasmesso ieri sera immagini del giorno dell'attentato, il 14 febbraio scorso, in cui si vede un furgoncino Mitsubishi muoversi molto lentamente sul luogo dell'esplosione pochi istanti prima che arrivasse il convoglio di Hariri. E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato dinamitardo perpetrato nella sera della vigilia di Pasqua in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto oggi Jean Fahd, il giudice incaricato delle indagini, in dichiarazioni alla rete televisiva libanese LBC. ''Non vi sono stati morti ma solamente sei feriti'', ha affermato. L'agenzia ufficiale libanese Ani ieri sera aveva invece parlato della morte di due lavoratori immigrati indiani e del ferimento di altre otto persone. L'esplosione, avvenuta alle 21:30 locali (le 20:30 italiane) in una zona industriale alla periferia est della capitale libanese, ha provocato gravi danni materiali. Diversi edifici sono stati semisventrati da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo. Per domare gli incendi i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare quasi tutta la notte. L'attentato di ieri sera e' stato il terzo a colpire quartieri cristiani di Beirut nel giro dell'ultima settimana. Il 19 marzo una bomba esplosa in una zona settentrionale della citta' aveva fatto 11 feriti. Nella notte tra martedi' e mercoledi' scorsi un'altro ordigno collocata in un centro commerciale del quartiere orientale di Kaslik aveva ucciso tre immigrati indiani. La televisione satellitare Al Jazira ha detto oggi che il suo ufficio di Beirut ha ricevuto minacce di essere fatto ''saltare in aria'' per via della sua copertura di un attentato contro un quartiere cristiano nella capitale libanese. ''L'ufficio di Al Jazira situato davanti alla sede del governo nel centro di Beirut ha ricevuto minacce telefoniche'', ha detto il suo capo Ghassan ben Jeddo. Un interlocutore anonimo ha ''minacciato di prendersela con noi e il nostro ufficio avvertendo che se non lo chiudiamo e continuiamo a coprire (gli avvenimenti in Libano, ndr) in questo modo, ci faranno saltare'', ha aggiunto. La chiamata e' stata fatta ieri sera, ha detto la televisione. Forze dell'ordine e polizia hanno immediatamente creato un cordone di sicurezza attorno all'edificio che oltre a Al Jazira ospita vari media stranieri e la sicurezza e' anche stata rafforzata attorno alla sede delle Nazioni Unite, che e' li' vicino. Ieri sera un'esplosione in una zona cristiana alla periferia di Beirut ha ferito sei persone. Dopo i ripetuti attentati che hanno scosso la capitale libanese, appare sempre più probabile che il presidente della Repubblica Emile Lahoud decida di rimuovere qualche responsabile dei servizi di sicurezza, provvedimento che andrebbe incontro alle richieste dell'opposizione. L'attentato di ieri sera, nel sobborgo industriale di Boushrieh, ha ferito otto persone. L'ordigno era stato nascosto tra una macchina parcheggiata e un'officina per la riparazione delle auto. Intanto, prosegue frenetica la partita politica. Il presidente Lahoud si è incontrato con il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, mentre l'assistente segretario di Stato Usa David Satterfield, inviato a Beirut per coordinare l'attività dell'opposizione, ha avuto un colloquio con il druso Walid Joumblatt. Sei feriti, due operai indiani e quattro libanesi, sono il bilancio aggiornato dell'autobomba esplosa ieri sera in un sobborgo cristiano di Beirut. Lo ha precisato oggi il magistrato inquirente che ha corretto una precedente notizia in cui si parlava di due morti e otto feriti. L'emittente araba satellitare 'Al Jazzira' ha riferito che la sua redazione di Beirut ha ricevuto una telefonata anonima con minacce di morte per avere dato spazio a dichirazioni anti-siriane nel servizio sull'attentato. "La telefonata di ieri sera metteva in guardia la redazione centrale di Beirut che se avesse continuato a fare servizi di quel tono sarebbe stata fatta saltare in aria", ha riferito Ghassan bin Jeddo, capo dell'ufficio di corrispondenza libanese dell'emittente. E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato perpetrato ieri in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto il giudice incaricato delle indagini, mentre ieri si parlava della morte di due lavoratori indiani e del ferimento di otto persone. L'esplosione, causata da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo, ha provocato gravi danni in una zona industriale alla periferia est della capitale. Walid Jumblatt, uno dei leader dell'opposizione in Libano, ha chiesto le dimissioni di tutti i responsabili dei servizi di sicurezza. Per agevolare il lavoro della nuova commissione di inchiesta che dovrebbe indagare sull'attentato che il 14 febbraio e' costato la vita all'ex premier Rafik Hariri e a altre 18 persone. Una nuova indagine indipendente e' stata proposta da una Commissione di inchiesta dell'Onu guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald. Il leader dell'opposizione libanese oggi ha rinnovato l'appello ai capi della sicurezza del Paese appoggiati dalla Siria a dimettersi, per aprire la strada a un'indagine internazionale sull'uccisione dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. "Non è possibile condurre un'indagine seria, chiara e trasparente se i capi delle agenzie restano al loro posto", ha detto ai giornalisti Walid Jumblatt. Un gruppo Onu per l'accertamento dei fatti ha detto in un rapporto diffuso giovedì che l'inchiesta libanese sull'uccisione, il 14 febbraio, di Hariri procede con difficoltà e ha chiesto un'indagine internazionale. Una forte esplosione è stata avvertita a Beirut nella serata di oggi. Secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza libanesi, sarebbe stata una autobomba a causare la deflagrazione che è stata registrata nel quartiere orientale a maggioranza cristiana di Dikweneh e ha causato almeno 10 feriti. Nell'area si sono subito sviluppate le fiamme. Sul posto si sono recate numerose ambulanze. Lo scoppio non è avvenuto in un deposito di gas, come in un primo momento si era pensato, ma in una fabbrica di legname che conteneva materiale infiammabile. Un edificio è andato subito a fuoco e i pompieri sono intervenuti per far sì che l'incendio fosse circoscritto. Secondo quanto riferiscono le prime informazioni fornite dalla polizia l'esplosione ha provocato l'interruzione delle linee telefoniche che servono la capitale libanese. E’ stata provocata da una bomba l’esplosione avvenuta stasera in un quartiere orientale di Beirut poco prima delle 21.30 locali (le 20.30 italiane). Secondo fonti non confermate sarebbe stato disinnescato in tempo anche un secondo ordigno. Contrariamente alle prime indicazioni, l’esplosione è avvenuta a Sin el-Sil, un quartiere orientale (e non settentrionale) di Beirut, a maggioranza cristiana. Walid Jumblatt, leader druso dell’opposizione, ha accusato i servizi segreti di Libano e Siria per quello che ha definito «un atto pianificato di terrorismo» in dichiarazioni alla Tv satellitare del Golfo Al Jazira. Secondo fonti dei servizi di sicurezza, la bomba è esplosa in una zona commerciale. La Tv libanese ha inquadrato un edificio in fiamme. Nella notte tra martedì e mercoledì un’altra bomba aveva devastato un centro commerciale a Kaslik, una zona di Beirut nei pressi del sobborgo orientale di Junieh. Nell’attentato tre lavoratori di origine indiana erano rimasti uccisi Almeno tre persone sono rimaste ferite nell’attentato avvenuto questa sera in un quartiere cristiano di Beirut. Lo ha riferito la Tv libanese. Secondo alcune indicazioni non confermate, l’esplosione potrebbe essere stata provocata da un’autobomba.

 

- Sono circa 2.000 i soldati siriani che nell'ultima settimana hanno lasciato il territorio libanese, ha riferito una fonte della sicurezza libanese. Secondo la fonte, le truppe si stanno ritirando a piccole unita', lasciando nella valle della Beqaa una divisione dell'esercito e molti agenti dell'intelligence. Una commissione mista libanese-siriana si riunira' la settimana prossima per concordare un calendario per il ritiro delle restanti truppe, circa 8.000 uomini. Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha chiesto che l'intero contingente siriano sia fuori dal Libano prima delle elezioni previste per maggio. Intanto, un alto funzionario del ministero degli esteri di Beirut e' partito per New York per partecipare ai lavori di discussione e approvazione di una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza che dovra' istituire una commissione internazionale di inchiesta sull'assassinio dell'ex primo ministro libanese Rafiq Hariri. Ieri, la Tv panaraba al-Arabiya ha mandato in onda un video che mostra i minuti immediatamente precedenti l'esplosione che il 14 febbraio provoco' la morte di Hariri e di altre 19 persone. Nelle immagini, riprese dalle telecamere a circuito chiuso di una banca che si trova nei pressi del luogo dell'esplosione, si vede un grosso camion che procede con lentezza poco prima del corteo di auto su cui viaggiava l'ex premier. Alcune migliaia di donne oggi hanno manifestato in piazza nel centro di Beirut sventolando bandiere libanesi e innalzando foto di Hariri, per protestare contro i tre attentati dinamitardi che si sono registrati nelle ultime settimane nella parte cristiana della capitale. "Basta sangue, basta con la violenza", ha detto alla folla la deputata libanese Nayla Mouawad.(AGI)-

Il primo ministro pro-siriano del Libano, Omar Karami, ha detto oggi che pensa di dimettersi per non essere riuscito a persuadere i membri dell'opposizione anti-siriana a partecipare a un governo di unità nazionale. Karami ha detto ai giornalisti, dopo aver incontrato lo speaker del Parlamento Nabih Berri, di non aver intenzione di guidare un governo che non includa sia i lealisti che l'opposizione. "Non ho intenzione di formare un governo del genere e sono venuto per informarne lo speaker", ha detto Karami. Le forze siriane presenti in Libano hanno smantellato ieri delle postazioni anti-aeree nella valle della Bekaa. Nella tarda serata di ieri, convogli militari, con l'equipaggiamento e il materiale smontato, hanno attraversato la frontiera tra i due Paesi in direzione di Damasco. Entro una decina di giorni, la Siria potrebbe annunciare la data del completo ritiro dal Libano. Negli ultimi giorni diverse posizioni sono state abbandonate anche attorno alla città strategica di Chtoura, che costituisce il capoluogo commerciale della Bekaa, ed è attraversata dalla strada che collega Damasco a Beirut. Intanto, un alto funzionario del Ministero degli esteri libanese è stato inviato all'Onu con il compito di sostenere il progetto di inchiesta internazionale sull'assassinio di Rafic Hariri. La tv al Arabiya ha trasmesso ieri sera immagini del giorno dell'attentato, il 14 febbraio scorso, in cui si vede un furgoncino Mitsubishi muoversi molto lentamente sul luogo dell'esplosione pochi istanti prima che arrivasse il convoglio di Hariri. E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato dinamitardo perpetrato nella sera della vigilia di Pasqua in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto oggi Jean Fahd, il giudice incaricato delle indagini, in dichiarazioni alla rete televisiva libanese LBC. ''Non vi sono stati morti ma solamente sei feriti'', ha affermato. L'agenzia ufficiale libanese Ani ieri sera aveva invece parlato della morte di due lavoratori immigrati indiani e del ferimento di altre otto persone. L'esplosione, avvenuta alle 21:30 locali (le 20:30 italiane) in una zona industriale alla periferia est della capitale libanese, ha provocato gravi danni materiali. Diversi edifici sono stati semisventrati da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo. Per domare gli incendi i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare quasi tutta la notte. L'attentato di ieri sera e' stato il terzo a colpire quartieri cristiani di Beirut nel giro dell'ultima settimana. Il 19 marzo una bomba esplosa in una zona settentrionale della citta' aveva fatto 11 feriti. Nella notte tra martedi' e mercoledi' scorsi un'altro ordigno collocata in un centro commerciale del quartiere orientale di Kaslik aveva ucciso tre immigrati indiani. La televisione satellitare Al Jazira ha detto oggi che il suo ufficio di Beirut ha ricevuto minacce di essere fatto ''saltare in aria'' per via della sua copertura di un attentato contro un quartiere cristiano nella capitale libanese. ''L'ufficio di Al Jazira situato davanti alla sede del governo nel centro di Beirut ha ricevuto minacce telefoniche'', ha detto il suo capo Ghassan ben Jeddo. Un interlocutore anonimo ha ''minacciato di prendersela con noi e il nostro ufficio avvertendo che se non lo chiudiamo e continuiamo a coprire (gli avvenimenti in Libano, ndr) in questo modo, ci faranno saltare'', ha aggiunto. La chiamata e' stata fatta ieri sera, ha detto la televisione. Forze dell'ordine e polizia hanno immediatamente creato un cordone di sicurezza attorno all'edificio che oltre a Al Jazira ospita vari media stranieri e la sicurezza e' anche stata rafforzata attorno alla sede delle Nazioni Unite, che e' li' vicino. Ieri sera un'esplosione in una zona cristiana alla periferia di Beirut ha ferito sei persone. Dopo i ripetuti attentati che hanno scosso la capitale libanese, appare sempre più probabile che il presidente della Repubblica Emile Lahoud decida di rimuovere qualche responsabile dei servizi di sicurezza, provvedimento che andrebbe incontro alle richieste dell'opposizione. L'attentato di ieri sera, nel sobborgo industriale di Boushrieh, ha ferito otto persone. L'ordigno era stato nascosto tra una macchina parcheggiata e un'officina per la riparazione delle auto. Intanto, prosegue frenetica la partita politica. Il presidente Lahoud si è incontrato con il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, mentre l'assistente segretario di Stato Usa David Satterfield, inviato a Beirut per coordinare l'attività dell'opposizione, ha avuto un colloquio con il druso Walid Joumblatt. Sei feriti, due operai indiani e quattro libanesi, sono il bilancio aggiornato dell'autobomba esplosa ieri sera in un sobborgo cristiano di Beirut. Lo ha precisato oggi il magistrato inquirente che ha corretto una precedente notizia in cui si parlava di due morti e otto feriti. L'emittente araba satellitare 'Al Jazzira' ha riferito che la sua redazione di Beirut ha ricevuto una telefonata anonima con minacce di morte per avere dato spazio a dichirazioni anti-siriane nel servizio sull'attentato. "La telefonata di ieri sera metteva in guardia la redazione centrale di Beirut che se avesse continuato a fare servizi di quel tono sarebbe stata fatta saltare in aria", ha riferito Ghassan bin Jeddo, capo dell'ufficio di corrispondenza libanese dell'emittente. E' stato ridimensionato a sei feriti, senza nessun morto, il bilancio dell'attentato perpetrato ieri in un quartiere cristiano di Beirut. E' quanto ha detto il giudice incaricato delle indagini, mentre ieri si parlava della morte di due lavoratori indiani e del ferimento di otto persone. L'esplosione, causata da una bomba confezionata con circa 100 chili di esplosivo, ha provocato gravi danni in una zona industriale alla periferia est della capitale. Walid Jumblatt, uno dei leader dell'opposizione in Libano, ha chiesto le dimissioni di tutti i responsabili dei servizi di sicurezza. Per agevolare il lavoro della nuova commissione di inchiesta che dovrebbe indagare sull'attentato che il 14 febbraio e' costato la vita all'ex premier Rafik Hariri e a altre 18 persone. Una nuova indagine indipendente e' stata proposta da una Commissione di inchiesta dell'Onu guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald. Il leader dell'opposizione libanese oggi ha rinnovato l'appello ai capi della sicurezza del Paese appoggiati dalla Siria a dimettersi, per aprire la strada a un'indagine internazionale sull'uccisione dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. "Non è possibile condurre un'indagine seria, chiara e trasparente se i capi delle agenzie restano al loro posto", ha detto ai giornalisti Walid Jumblatt. Un gruppo Onu per l'accertamento dei fatti ha detto in un rapporto diffuso giovedì che l'inchiesta libanese sull'uccisione, il 14 febbraio, di Hariri procede con difficoltà e ha chiesto un'indagine internazionale. Una forte esplosione è stata avvertita a Beirut nella serata di oggi. Secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza libanesi, sarebbe stata una autobomba a causare la deflagrazione che è stata registrata nel quartiere orientale a maggioranza cristiana di Dikweneh e ha causato almeno 10 feriti. Nell'area si sono subito sviluppate le fiamme. Sul posto si sono recate numerose ambulanze. Lo scoppio non è avvenuto in un deposito di gas, come in un primo momento si era pensato, ma in una fabbrica di legname che conteneva materiale infiammabile. Un edificio è andato subito a fuoco e i pompieri sono intervenuti per far sì che l'incendio fosse circoscritto. Secondo quanto riferiscono le prime informazioni fornite dalla polizia l'esplosione ha provocato l'interruzione delle linee telefoniche che servono la capitale libanese. E’ stata provocata da una bomba l’esplosione avvenuta stasera in un quartiere orientale di Beirut poco prima delle 21.30 locali (le 20.30 italiane). Secondo fonti non confermate sarebbe stato disinnescato in tempo anche un secondo ordigno. Contrariamente alle prime indicazioni, l’esplosione è avvenuta a Sin el-Sil, un quartiere orientale (e non settentrionale) di Beirut, a maggioranza cristiana. Walid Jumblatt, leader druso dell’opposizione, ha accusato i servizi segreti di Libano e Siria per quello che ha definito «un atto pianificato di terrorismo» in dichiarazioni alla Tv satellitare del Golfo Al Jazira. Secondo fonti dei servizi di sicurezza, la bomba è esplosa in una zona commerciale. La Tv libanese ha inquadrato un edificio in fiamme. Nella notte tra martedì e mercoledì un’altra bomba aveva devastato un centro commerciale a Kaslik, una zona di Beirut nei pressi del sobborgo orientale di Junieh. Nell’attentato tre lavoratori di origine indiana erano rimasti uccisi Almeno tre persone sono rimaste ferite nell’attentato avvenuto questa sera in un quartiere cristiano di Beirut. Lo ha riferito la Tv libanese. Secondo alcune indicazioni non confermate, l’esplosione potrebbe essere stata provocata da un’autobomba. - Sono circa 2.000 i soldati siriani che nell'ultima settimana hanno lasciato il territorio libanese, ha riferito una fonte della sicurezza libanese. Secondo la fonte, le truppe si stanno ritirando a piccole unita', lasciando nella valle della Beqaa una divisione dell'esercito e molti agenti dell'intelligence. Una commissione mista libanese-siriana si riunira' la settimana prossima per concordare un calendario per il ritiro delle restanti truppe, circa 8.000 uomini. Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha chiesto che l'intero contingente siriano sia fuori dal Libano prima delle elezioni previste per maggio. Intanto, un alto funzionario del ministero degli esteri di Beirut e' partito per New York per partecipare ai lavori di discussione e approvazione di una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza che dovra' istituire una commissione internazionale di inchiesta sull'assassinio dell'ex primo ministro libanese Rafiq Hariri. Ieri, la Tv panaraba al-Arabiya ha mandato in onda un video che mostra i minuti immediatamente precedenti l'esplosione che il 14 febbraio provoco' la morte di Hariri e di altre 19 persone. Nelle immagini, riprese dalle telecamere a circuito chiuso di una banca che si trova nei pressi del luogo dell'esplosione, si vede un grosso camion che procede con lentezza poco prima del corteo di auto su cui viaggiava l'ex premier. Alcune migliaia di donne oggi hanno manifestato in piazza nel centro di Beirut sventolando bandiere libanesi e innalzando foto di Hariri, per protestare contro i tre attentati dinamitardi che si sono registrati nelle ultime settimane nella parte cristiana della capitale. "Basta sangue, basta con la violenza", ha detto alla folla la deputata libanese Nayla Mouawad.(AGI)-

 

- Omar Karami ha annunciato stasera le proprie dimissioni da primo ministro libanese, dimissioni che saranno presentate formalmente domani. Parlandone con i giornalisti, il primo ministro uscente, filo-siriano, ha spiegato che la sua decisione e' motivata dal fallimento del suo tentativo di convincere le forze parlamentari anti-siriane di Beiruit a partecipare ad un governo di unita' nazionale. Dopo un colloquio con il presidente del parlamento Nabih Berri, Karami, ripreso dalla tv di stato, ha detto ai giornalisti di non essere disposto a guidare un governo del quale non facciano parte tanto i partito a lui fedeli quanto quelli di opposizione. (
Il ministro degli esteri siriano Faruq al Shara ha comunicato alle Nazioni Unite che Damasco intende ritirare tutti i suoi soldati dal Libano prima che in questo paese si svolgano le elezioni. L'impegno è stato assunto in una lettera al segretario generale dell'onu Kofi Annan. una copia della quale è stata ottenuta dalla Reuters. Nella lettera si afferma che la cooperazione tra Siria e Libano ha permesso a Damasco di ridurre i soldati presenti del paese dei cedri di circa 10mila unità. Si dice poi che il ritiro sarà completato prima delle elezioni. Queste sono previste per maggio, anche se l'aggravarsi della crisi di governo dopo la rinuncia del primo ministro designato Omar Karame rende possibile un rinvio.Il premier libanese, Omar Karami, ha preannunciato che domani consegnerà le sue dimissioni nelle mani del presidente Emil Lahod, dopo non essere riuscito a formare un governo di unità nazionale con il coinvolgimento di esponenti dell'opposizione. Karami ha dato l'annuncio, una notizia già anticipata da fonti vicine al premier designato, dopo aver incontrato il presidente del parlamento, Nabih Berri. (Ses/Gs/Adnkronos) Il premier libanese Omar Karame ha annunciato di vedersi costretto a rinunciare alla formazione di un nuovo governo di unità nazionale ed ha detto che domani ne darà comunicazione al capo dello stato Emile Lahoud. È stato lo stesso Karame a dirlo ai giornalisti dopo un incontro con il presidente del parlamento, Nabih Berri. L'incarico potrebbe andare ora al ministro dell'economia ad interim, Adnan Kassar. Il premier si era dimesso il mese scorso sulla scia della tempesta politica provocata dall'attentato costato la vita all'ex primo ministro Rafic Hariri ma Lahoud gli aveva nuovamente affidato l'incarico di costituire un governo di unità nazionale in grado di preparare le elezioni di maggio. SDA-ATS- e' pronto a mollare, Il designato ha intenzione di gettare la spugna in seguito al fallimento dei colloqui per formare un dopo la crisi innescata dall'omicidio di e dalle proteste che sono seguite. Ne ha dato notizia uno dei consiglieri di " ha fissato per oggi un incontro con il presidente del parlamento, , prima di essere ricevuto, domani, dal presidente nelle cui mani rimettera' il mandato per la formazione del governo" ha detto , " si era dimesso il 28 febbraio per le proteste seguite all'omicidio di ma il 10 marzo gli aveva dato l'incarico di formare un nuovo governo. - Omar Karami ha annunciato stasera le proprie dimissioni da primo ministro libanese, dimissioni che saranno presentate formalmente domani. Parlandone con i giornalisti, il primo ministro uscente, filo-siriano, ha spiegato che la sua decisione e' motivata dal fallimento del suo tentativo di convincere le forze parlamentari anti-siriane di Beiruit a partecipare ad un governo di unita' nazionale. Dopo un colloquio con il presidente del parlamento Nabih Berri, Karami, ripreso dalla tv di stato, ha detto ai giornalisti di non essere disposto a guidare un governo del quale non facciano parte tanto i partito a lui fedeli quanto quelli di opposizione. (

BEIRUT, 26 MAR. - (ADNKRONOS/MAK) - Una forte esplosione è stata avvertita a Beirut nella serata di oggi. Secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza libanesi, sarebbe stata una autobomba a causare la deflagrazione che è stata registrata nel quartiere orientale a maggioranza cristiana di Dikweneh e ha causato almeno 10 feriti. Nell'area si sono subito sviluppate le fiamme. Sul posto si sono recate numerose ambulanze. Lo scoppio non è avvenuto in un deposito di gas, come in un primo momento si era pensato, ma in una fabbrica di legname che conteneva materiale infiammabile.

Un edificio è andato subito a fuoco e i pompieri sono intervenuti per far sì che l'incendio fosse circoscritto. Secondo quanto riferiscono le prime informazioni fornite dalla polizia l'esplosione ha provocato l'interruzione delle linee telefoniche che servono la capitale libanese. PAB/ZN/ADNKRONOS - 26-MAR-05 - BEIRUT. Uova di Pasqua e dolci tradizionali con la scritta ''verita'''. Se li scambiano in questi giorni di festa i cristiani libanesi, chiedendo di conoscere la verita' sull'attentato del 14 febbraio in cui sono morti l'ex primo ministro Rafik Hariri e altre 18 persone. La stessa scritta compare su migliaia di spille, che vengono portate durante le manifestazioni di piazza. ''Tutti in Libano vogliono la verita' sull'assassinio di Hariri, cosi' abbiamo pensato che sarebbe stato un buon tema per la Pasqua'', racconta Sereine Baydoun, proprietaria di una pasticceria di Beirut. ''La Pasqua verra' festeggiata quest'anno in modo diverso perche' il Libano e' testimone di una nuova fase di liberta' e democrazia. I libanesi, cristiani e musulmani, sono uniti nella ricerca della verita''', commenta Nayla Mouwad deputata cristiana dell'opposizione e vedova del presidente Rene Mouwad, ucciso da un'autobomba nel 1989. Intanto nella piazza dei Martiri dove e' stato sepolto Hariri, musulmano sunnita, le Chiese evangeliche stanno erigendo una tenda dove pregare per l'ex premier e le altre vittime dell'attentato. Preghiere speciali sono previste per la guarigione del deputato cristiano Bassel Fleihan, ancora ricoverato a Parigi per le gravissime ustioni riportate nell'esplosione. (segue) (Pab/Zn/Adnkronos)

Uova di Pasqua e dolci tradizionali con la scritta ''verita'''. Se li scambiano in questi giorni di festa i cristiani libanesi, chiedendo di conoscere la verita' sull'attentato del 14 febbraio in cui sono morti l'ex primo ministro Rafik Hariri e altre 18 persone. La stessa scritta compare su migliaia di spille, che vengono portate durante le manifestazioni di piazza. ''Tutti in Libano vogliono la verita' sull'assassinio di Hariri, cosi' abbiamo pensato che sarebbe stato un buon tema per la Pasqua'', racconta Sereine Baydoun, proprietaria di una pasticceria di Beirut. ''La Pasqua verra' festeggiata quest'anno in modo diverso perche' il Libano e' testimone di una nuova fase di liberta' e democrazia. I libanesi, cristiani e musulmani, sono uniti nella ricerca della verita''', commenta Nayla Mouwad deputata cristiana dell'opposizione e vedova del presidente Rene Mouwad, ucciso da un'autobomba nel 1989. Intanto nella piazza dei Martiri dove e' stato sepolto Hariri, musulmano sunnita, le Chiese evangeliche stanno erigendo una tenda dove pregare per l'ex premier e le altre vittime dell'attentato. Preghiere speciali sono previste per la guarigione del deputato cristiano Bassel Fleihan, ancora ricoverato a Parigi per le gravissime ustioni riportate nell'esplosione. (segue) (Pab/Zn/Adnkronos)

DAMASCO (SDA-ATS) - 26-MAR-05 - La Siria ha reagito oggi con indignazione al rapporto presentato giovedì a New York dalla Commissione di inchiesta dell'Onu che ha svolto una prima indagine sull'attentato che, il 14 febbraio scorso, è costato la vita all'ex premier libanese Rafik Hariri e a altre 18 persone. In un commento trasmesso dalla radio pubblica si afferma che la Commissione guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald "è andata ben oltre i suoi compiti" e che le conclusioni cui è giunta lasciano pensare che vi siano dei fini nascosti. La Commissione viene accusata di ingerenza negli affari interni del Libano e le sue considerazioni "una sorta di allegato alla risoluzione 1559", in cui lo scorso settembre la Siria viene invitata a ritirare le proprie truppe dal Libano.
Secondo Radio Damasco, "alcune potenze straniere" stanno cercando di modificare le realtà regionali "quale preludio al progetto della creazione di un grande Medio Oriente". "Ma modificare la mappa politica sulla base delle concezioni americane significa solo tenere una regione sempre più in pugno e permettere a Israele di liquidare l'Intifada e creare nuove tensioni in Libano".

La Siria ha reagito oggi con indignazione al rapporto presentato giovedì a New York dalla Commissione di inchiesta dell'Onu che ha svolto una prima indagine sull'attentato che, il 14 febbraio scorso, è costato la vita all'ex premier libanese Rafik Hariri e a altre 18 persone. In un commento trasmesso dalla radio pubblica si afferma che la Commissione guidata dall'irlandese Peter Fitzgerald "è andata ben oltre i suoi compiti" e che le conclusioni cui è giunta lasciano pensare che vi siano dei fini nascosti. La Commissione viene accusata di ingerenza negli affari interni del Libano e le sue considerazioni "una sorta di allegato alla risoluzione 1559", in cui lo scorso settembre la Siria viene invitata a ritirare le proprie truppe dal Libano. Secondo Radio Damasco, "alcune potenze straniere" stanno cercando di modificare le realtà regionali "quale preludio al progetto della creazione di un grande Medio Oriente". "Ma modificare la mappa politica sulla base delle concezioni americane significa solo tenere una regione sempre più in pugno e permettere a Israele di liquidare l'Intifada e creare nuove tensioni in Libano".

BAALBECK (LIBANO) - L'esercito siriano ha evacuato in serata una importante posizione d'artiglieria che teneva dal 1970 nella Valle della Bekaa, nel Libano orientale. Un giornalista dell'agenzia France Presse ha constatato sul posto che quindici autocarri carichi di soldati, armi ed equipaggiamento hanno lasciato la posizione di Majdaloun, cinque chilometri a ovest della città di Baalbeck, diretti verso Homs, a nord-ovest di Damasco. Ieri i militari siriani avevano smantellato cinque posizioni di difesa antiaerea, sempre nella Piana della Bekaa. (FONTE)

NEW YORK, 25 MAR. (ADNKRONOS/WASHINGTON POST)- Il presidente siriano Bashar Assad minaccio' di colpire ''fisicamente'' lo scorso agosto l'allora premier libanese Rafik Hariri se avesse cercato di contrastare il dominio di Damasco sul Libano, contribuendo a creare quel clima di violenza che ha portato all'attentato del 14 febbraio. E' quanto si legge sul rapporto consegnato al segretario generale dell'Onu Kofi Annan, a conclusione dell'indagine condotta per conto dalle Nazioni Unite dal vice capo della polizia irlandese Peter Fitzgerald. Il rapporto chiede anche l'apertura di un'inchiesta internazionale sull'attacco terroristico in cui morirono Hariri e altre 18 persone, e afferma che le autorita' libanesi filo siriane non hanno condotto indagini credibili sui fatti. (Civ/Zn/Adnkronos)

Il presidente siriano Bashar Assad minaccio' di colpire ''fisicamente'' lo scorso agosto l'allora premier libanese Rafik Hariri se avesse cercato di contrastare il dominio di Damasco sul Libano, contribuendo a creare quel clima di violenza che ha portato all'attentato del 14 febbraio. E' quanto si legge sul rapporto consegnato al segretario generale dell'Onu Kofi Annan, a conclusione dell'indagine condotta per conto dalle Nazioni Unite dal vice capo della polizia irlandese Peter Fitzgerald. Il rapporto chiede anche l'apertura di un'inchiesta internazionale sull'attacco terroristico in cui morirono Hariri e altre 18 persone, e afferma che le autorita' libanesi filo siriane non hanno condotto indagini credibili sui fatti. (Civ/Zn/Adnkronos)

(ANSA) - BEIRUT, 25 MAR - Il ministro dell'interno libanese Suleiman Franjie si e' detto favorevole ad un'inchiesta internazionale sull'attentato mortale ad Hariri. Un'inchiesta indipendente e' stata sollecitata nel rapporto presentato ieri all'Onu a New York. Nel rapporto, la Commissione inviata a Beirut accusa la Siria di responsabilita' nel clima di tensione che ha preceduto l'attentato ma non di averlo direttamente ispirato o, peggio, effettuato e si sostiene che le indagini locali non sono state all'altezza.

Il ministro dell'interno libanese Suleiman Franjie si e' detto favorevole ad un'inchiesta internazionale sull'attentato mortale ad Hariri. Un'inchiesta indipendente e' stata sollecitata nel rapporto presentato ieri all'Onu a New York. Nel rapporto, la Commissione inviata a Beirut accusa la Siria di responsabilita' nel clima di tensione che ha preceduto l'attentato ma non di averlo direttamente ispirato o, peggio, effettuato e si sostiene che le indagini locali non sono state all'altezza.

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Il presidente siriano Bashar Assad minaccio' di colpire ''fisicamente'' lo scorso agosto l'allora premier libanese Rafik Hariri se avesse cercato di contrastare il dominio di Damasco sul Libano, contribuendo a creare quel clima di violenza che ha portato all'attentato del 14 febbraio. E' quanto si legge sul rapporto consegnato al segretario generale dell'Onu Kofi Annan, a conclusione dell'indagine condotta per conto dalle Nazioni Unite dal vice capo della polizia irlandese Peter Fitzgerald. Il rapporto chiede anche l'apertura di un'inchiesta internazionale sull'attacco terroristico in cui morirono Hariri e altre 18 persone, e afferma che le autorita' libanesi filo siriane non hanno condotto indagini credibili sui fatti. (Civ/Zn/Adnkronos) Il ministro dell'interno libanese Suleiman Franjie si e' detto favorevole ad un'inchiesta internazionale sull'attentato mortale ad Hariri. Un'inchiesta indipendente e' stata sollecitata nel rapporto presentato ieri all'Onu a New York. Nel rapporto, la Commissione inviata a Beirut accusa la Siria di responsabilita' nel clima di tensione che ha preceduto l'attentato ma non di averlo direttamente ispirato o, peggio, effettuato e si sostiene che le indagini locali non sono state all'altezza.

 

postato da: menegante alle ore 18:10 | Permalink | commenti
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martedì, 29 marzo 2005

2005. Il vice-presidente Cheney è cristallino: "[Gli Iraniani] già si trovano adagiati su quantitativi spropositati di petrolio e gas. Veramente non si capisce a cosa gli serva il nucleare per produrre energia". L'Iran estrae 4 milioni di barili/giorno.

1975Sotto l'amministrazione Ford, con Cheney capo dello staff presidenziale, il Segretario di Stato Kissinger sigla 
un memorandum (num. 292) intitolato "U