Non solo il completamento del ritiro delle truppe siriane dal Libano. Le pressioni internazionali esercitate da qualche mese sulla Siria, stanno spingendo il Paese a concessioni sul terreno dei diritti. Certo non si tratta di svolte epocali, o di reali evoluzioni delle condizioni istituzionali e di fatto di un Paese nel quale una stretta oligarchia permane al potere grazie a modalità di gestione dei conflitti e delle dissidenze tipiche di un regime ferocemente autoritario, antidemocratico e intollerante.
Tuttavia la pressione americana ed europea (il Libano è stato interessato dalle visite di esponenti dei governi italiano, tedesco, francese) oltre che accentuare l’isolamento siriano, spingono il paese a cedere su un terreno “pericoloso”, visto che potrebbe o agevolare processi di riforma, o non bastare ad arginare “il contagio democratico” dal quale i regimi della macro-regione vicino-orientale sono insidiati e ai quali non sanno opporre misure profilattiche efficaci.
L’Iran dal suo canto, ha badato bene a smorzare l’isolamento siriano, anche per attenuare la seppur blanda stagione riformatrice che questo sembra avere innescato: se dovesse cadere, magari con le forme non violente già viste in Libano, anche il regime Siriano, sarebbe facile gioco concentrare il fuoco di pressurizzazione (informativa, telematica, satellitare, televisiva, giornalistica, politica e strategico-militare) verso la repubblica islamica iraniana, che barcolla pericolosamente, sull’orlo di una rivoluzione democratica e liberatrice.
WWW.RAINEWS24.IT/, 25/04/05 - Si è dimesso in Libano
Jamil Sayyed, il capo dei servizi di sicurezza del Paese. E' considerato pro-siriano. Le dimissioni sono arrivate poche ore prima del previsto completamento formale del ritiro delle truppe della Siria. Nella valle della Bekaa, gli ultimi soldati di Damasco si accingono, fra oggi e domani, a varcare il confine, sulla via di casa. Dei 14.000 uomini distaccati in Libano prima che il presidente Bachar al Assad, piegandosi alle pressioni della comunità internazionale, decidesse di mettere fine alla presenza militare siriana, è rimasta una sparuta rappresentanza. Anche ieri decine di automezzi carichi di truppe, carri armati e pezzi di artiglieria hanno varcato la frontiera. Il ritiro sarà suggellato domani con una cerimonia a Anjar, quartier generale del contingente siriano, a ridosso del confine. E sempre domani, con una significativa coincidenza che segnerà l'inizio di "una nuova era", come ha rimarcato il quotidiano L'Orient-Le Jour, in parlamento sarà impegnato dal dibattito sulla fiducia al nuovo governo capeggiato da Nagib Miqati, l'uomo chiamato a gestire il processo di affrancamento dalla tutela siriana. Dopo la fine della presenza militare siriana, durata 29 anni, il passo più importante sarà costituito dalle elezioni, che erano state preventivate per il mese prossimo e che erano state messe in dubbio a causa della tensione creata dall'assassinio di Hariri. Miqati ha promesso che il voto si svolgerà il 29 maggio, sempre che mercoledì, giorno in cui il parlamento dovrebbe votare la fiducia, non ci siano sorprese.
NEW YORK - www.swissinfo.org 25/04/05 - Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha inviato oggi una missione per verificare il ritiro "pieno e completo" delle truppe siriane dalle installazioni militari e dall'apparato di intelligence nel Libano, come richiesto dalla risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza del 2004. Lo ha annunciato un portavoce del Palazzo di Vetro. "Annan si aspetta che il governo del Libano e della Siria cooperino in pieno con la missione fornendo la necessaria assistenza", ha detto il portavoce. Lo stesso segretario generale ha chiesto alla sua squadra di completare il lavoro appena possibile. Annan presenterà i risultati della missione al Consiglio di Sicurezza in un rapporto integrativo rispetto a quello atteso per domani sullo stato di attuazione della risoluzione 1559.
TEHERAN www.tio.ch 25/04/05 - Ricevendo a Teheran il leader druso libanese Walid Jumblatt, il presidente iraniano Mohammad Khatami ha espresso la
contrarietà della Repubblica islamica al disarmo delle milizie sciite dell'Hezbollah (Partito di Dio) in Libano - pur non citandole mai esplicitamente - e ha avvertito che in quel Paese potrebbe scoppiare una nuova "guerra civile". L'Iran, insieme alla Siria, ha costituito le forze militari dell'Hezbollah all'inizio degli anni '80, nel pieno della guerra civile. Non solo i libanesi, ha detto Khatami, citato dall'agenzia ufficiale iraniana Irna, ma anche "tutti i Paesi che vogliono che il Medio Oriente rimanga stabile, hanno il dovere di insistere sulla permanenza e la sopravvivenza della resistenza libanese e opporsi alle opinioni di coloro che cercano di scioglierla". Il presidente iraniano ha messo in guardia dal cercare di indebolire la Siria approfittando della crisi in Libano. "L'instabilità in Siria - ha affermato - sarebbe una catastrofe per la regione, che avrebbe effetti nocivi sul Libano".
www.corriere.com 25/04/05 - Sono sempre più all'insegna di
riforme e di svolte in apparenza significative i segnali che la Siria sta inviando all'Occidente nel momento in cui, su pressione della comunità internazionale, dopo 29 anni sta per porre fine alla sua presenza militare in Libano. Mentre gli ultimi reparti stanno rientrando in patria dal Paese vicino, da Bangkok è giunta la notizia che Damasco, accusata dagli Stati Uniti di appoggiare il terrorismo internazionale, ha aderito a un trattato dell'Onu che si propone di combattere i finanziamenti ai gruppi estremistici. Nell'ultima settimana, inoltre, si sono avuti altri due sviluppi importanti: il rientro in patria di due noti esuli politici e le clamorose dichiarazioni fatte sabato sera da uno dei massimi dirigenti del Baath, il partito egemone del regime di Assad. Parlando con alcuni i giornalisti, Abdul Qader Qaddoura, uno dei 16 membri della direzione, ha detto per la prima volta che il Baath ha commesso errori «anche gravi» e ha ipotizzato una prossima revoca della legge marziale in vigore dal 1963. L'alto funzionario si è spinto anche oltre, lasciando intendere che la Siria è pronta a voltare pagina: il regime del partito unico di cui il Baath è l'anima potrà essere superato con la nascita di nuove formazioni.
TEHERAN WWW.TIO.CH 24/04/05 - Incontrando il leader druso libanese Walid Jumblatt, in visita a Teheran, il ministro degli esteri iraniano Kamal Kharrazi ha accusato gli Stati Uniti di "cercare di creare una situazione di crisi in Libano" e di "approfittare della situazione critica". "I problemi del Libano dovrebbero invece essere risolti dal suo stesso popolo", ha aggiunto Kharrazi, citato dall'agenzia Irna. "Abbiamo sempre sostenuto l'unità tra i diversi gruppi libanesi e continueremo in questa politica", ha affermato ancora il ministro iraniano. Jumblatt, citato sempre dall'agenzia ufficiale di Teheran, ha espresso l'auspicio che "le consultazioni con la Repubblica islamica dell'Iran portino ad un risultato costruttivo". Il leader del Partito socialista progressista è arrivato a Teheran venerdì sera per due giorni di colloqui con le autorità iraniane sulla situazione creatasi a Beirut dopo l'assassinio, lo scorso febbraio, dell'ex primo ministro Rafic Hariri, uno dei principali oppositori alla presenza siriana in Libano. L'Iran è il principale alleato della Siria nella regione e insieme i due paesi hanno collaborato alla creazione in Libano delle milizie armate sciite dell'Hezbollah (Partito di Dio) all'inizio degli anni '80.
(AGI) - Beirut, 22 apr. - Non sono dimissioni vere e proprie, bensi' una mera rinuncia temporanea all'incarico, quelle preannunciate da Jamil Sayyed, capo dei servizi di sicurezza generali libanesi e tra i piu' noti esponenti dello schieramento filo-siriano. Sayyed, di cui l'opposizione aveva ripetutamente chiesto la testa, ha infatti specificato che si dimettera' solo e unicamente in coincidenza con la durata dell'inchiesta internazionale disposta il mese scorso dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull'assassinio di Rafik al-Hariri: l'ex premier anti-siriano morto il 14 febbraio scorso in seguito a un attentato suicida sul lungomare di Beirut, nel quale persero la vita altre diciannove persone. Dietro la strage da piu' parti e' stata denunciata un'orchestrazione del regime di Damasco, e i sostenitori e gli alleati di Hariri hanno di conseguenza sollecitato la destituzione dei responsabili della sicurezza nazionale compromessi con la stessa Siria, accusandoli di complicita'. In concreto, pero', almeno per ora Sayyed si e' limitato ad auto-sospendersi durante le indagini dell'Onu. (AGI) - 221052 APR 05
Arabmonitor, Beirut, 22 aprile - Il premier libanese Naghib Miqati ha reso noto che il programma del suo governo prevede la convocazione di elezioni per il 29 maggio prossimo. Se il Parlamento lo approva, sarà più agevole convocare il voto. Se, invece, ciò non avvenisse, l'esecutivo sarà comunque costretto a indire le consultazioni il 29 aprile prossimo per il 29 di maggio. Miqati ha espresso il suo apprezzamento per la scelta dei vertici dei servizi di sicurezza di mettersi a disposizione durante l'inchiesta internazionale sull'assassinio di Hariri.
Arabmonitor, Beirut, 22 aprile - La tv libanese Lbc ha annunciato che sia il capo della Sicurezza generale libanese Jamil Sayyed, che il responsabile della sicurezza interna Ali al Haj hanno presentato oggi richiesta per essere messi a disposizione dell'ufficio del primo ministro per la durata delle indagini della commissione internazionale d'inchiesta sull'attentato a Rafic Hariri.
(AGI) - Beirut, 21 apr. - Appena insediatosi in Libano, il nuovo governo di unita' nazionale di Najib Mikati deve registrare la prima defezione di uno dei ministri: si tratta di Ghassan Salameh, nominato dal premier a capo del dicastero della Pubblica Istruzione e della Cultura. Salameh, che vanta precedenti esperienze nell'esecutivo di Beirut e che e' stato anche funzionario presso la rappresentanza delle Nazioni Unite a Baghdad nel periodo immediatamente successivo al rovesciamento della dittatura irachena di Saddam Hussein, aveva ricevuto l'incarico martedi' ma ieri non aveva preso parte alla prima riunione di gabinetto: sulle prime la circostanza non era stata oggetto di particolari speculazioni, anche perche' l'assente risiede normalmente a Parigi, ma stando a fonti governative in serata Salameh ha quindi rassegnato le dimissioni. A Mikati, un esponente moderato del fronte filo-siriano, spetta il compito di traghettare il tormentato Paese mediorientale verso le elezioni generali di fine maggio, cercando di evitargli ulteriori convulsioni politiche dopo quelle innescate dalla strage del 14 febbraio scorso nella capitale, costata la vita all'ex premier anti-siriano Rafik al-Hariri e ad altre diciannove persone; dietro l'attenttao molti hanno denunciato un'orchestrazione del regime di Damasco.
Secondo le stesse fonti governative libanesi, Mikati dovrebbe provvedere in tempi stretti a scegliere un sostituto per il ministro dell'Istruzione dimissionario. (AGI) –
Arabmonitor, Beirut, 21 aprile - Ieri sera tardi, sconosciuti hanno lanciato una granata da un'auto in corsa contro dei lavoratori siriani a Beirut in un quartiere musulmano. L'esplosione ha ferito tre persone. L'episodio sarebbe avvenuto a seguito di un diverbio. Poco più tardi, un ordigno è esploso in un quartiere meridionale della capitale libanese, abitato in prevalenza da sciiti, senza provocare vittime.
Intanto, la famiglia di Rafic Hariri ha annunciato con un comunicato che uno dei figli dell'ex uomo politico assassinato il 14 febbraio scorso, Saad Hariri, vuole assumersi "responsabilità politiche". La sorella di Hariri, Bahia, è già membro del Parlamento libanese ed è considerata una delle figure di maggior prestigio dell'opposizione.
(ANSA)-BEIRUT, 20 APR- Una granata e' stata lanciata sotto un ponte nel quartiere di Kola, contro alcuni chioschi gestiti da siriani: bilancio provvisorio, 3 feriti. Nella zona sono immediatamente giunte ambulanze e mezzi dei pompieri. Il nuovo attentato, che era stato preceduto da altri quattro nel mese scorso, con un bilancio di tre morti e una decina di feriti, viene all'indomani della formazione di un nuovo governo in Libano. GS (Riproduzione Riservata)
(ICE) 20 APR - Nei primi due mesi del 2005 il valore dell' import libanese di macchinari è diminuito dell' 11,4% rispetto al corrispondente periodo dell' anno precedente, passando da 23,9 milioni di dollari a 21,2 milioni. L' Italia è sempre primo fornitore anche di macchinari e congegni meccanici, con una quota di mercato del 31%, seguita dalla Germania con il 15,4% e dalla Cina con il 9%. In mancanza di incentivi governativi, continua la crisi del settore industriale che dovrà affrontare non solo gli alti costi di produzione, ma anche la concorrenza delle industrie regionali sussidiate dai rispettivi governi (Paesi del Golfo) o con costi di produzione contenuti (Siria e Egitto).
IT.CHINABROADCAST.CN,
20 APR - Ieri a Beirut, incontrando una delegazione del parlamento tedesco, il presidente libanese Emile Lahoud si è detto convinto che il popolo libanese ha la capacità di difendere l'unificazione del paese, portando il Libano ad uscire dalla difficile situazione causata dall'assassinio dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. Lo stesso giorno a Beirut, incontrando il comandante generale delle truppe siriane in Libano Muhammed Faiz al-Hafar, il primo ministro del nuovo gabinetto libanese Najib Miqati ha detto che le relazioni tra Siria e Libano sono fondate sulla base dei comuni interessi e che il nuovo governo libanese si impegnerà nello stabilimento di un nuovo tipo di rapporti con la Siria e nello sviluppo della cooperazione bilaterale nei vari settori. Viene riferito che sempre ieri il vice portavoce del Consiglio di Stato americano Adam Ereli ha detto che gli USA coopereranno con il nuovo governo libanese aiutandolo a completare il nuovo turno di elezioni parlamentari
(ANSA) - BEIRUT, 19 APR - Il premier incaricato Najib Miqati ha raggiunto un accordo per la formazione di un nuovo governo in Libano. Lo ha detto la Tv libanese Lbc. L'emittente ha aggiunto che l'accordo e' stato raggiunto in un incontro tra il premier incaricato, il capo dello stato Emile Lahoud, e il presidente del Parlamento, Berri. Il Libano era senza governo dal 28 febbraio, quando il gabinetto guidato da Omar Karame si era dimesso in seguito alle proteste per l'uccisione dell'ex premier Hariri