L'Onu accerta l'avvenuto ritiro delle truppe siriane dal Libano. Il primo effetto della fine di questo controllo diretto è il rinvigorisi della stampa, che nonostante il permanere dei servizi siriani nel paese dei Cedri, si sta impegnando nella denuncia sistematica degli abusi, degli sprechi e della corruzione che la dirigenza filo-siriana e la stessa Siria hanno perpetrato in 15 anni ai danni del popolo libanese e delle casse di quel martoriato stato.
Intanto Aoun, tornato in patria dopo anni desilio, accusa la "cosìdetta opposizione", quella che ha cavalcato la Rivoluzione dei Cedri. Secondo Auon essa, in passato, avrebbe agito dentro e per il potere costituito filo-siriano. Oggi è una opposizione "a scadenza", e di fatto già scaduta: lo proverebbe il fatto che il fronte anti-siriano ha accettato di andare alle prossime politiche con un sistema elettorale che rischia di confermarmare dentro il consesso parlamentare i rapporti di forza attuali.
(ANSA) - WASHINGTON, 23 MAG - L'Onu ha accertato che la Siria ha ritirato tutte le sue forze dal Libano in conformita' alla richiesta del Consiglio di sicurezza.Lo ha annunciato il segretario generale Kofi Annan: 'Molti progressi sono stati compiuti e ritengo che l'Onu possa essere fiera'. Il leader dell'organizzazione ha ricordato il ritiro israeliano dal Libano nel 2000, per cui 'abbiamo lavorato con israeliani e libanesi'. Ora la missione Onu in Libano ha verificato il ritiro delle truppe siriane
(REUTERS) SAT MAY 21, 2005 - KFAR SHOUBA, Libano - La guerriglia libanese del movimento Hezbollah ha sparato oggi quattro granate contro una postazione militare israeliana in una zona di confine contesa, mentre i soldati israeliani avevano preso di mira tre case nel sud del Libano. Lo hanno detto testimoni. Non ci sono state vittime da entrambi i fronti in questo secondo scontro a fuoco in un mese lungo la frontiera. I militari israeliani attestati nella zone delle Shebaa Farms hanno risposto agli attacchi Hezbollah con colpi di artiglieria che sono caduti nei pressi di un villaggio, hanno raccontato i testimoni. Hezbollah ha confermato che i suoi guerriglieri hanno attaccato una posizione israeliana nella zona. La sparatoria ha alzato nuovamente la tensione al confine, otto giorni dopo che le forze israeliane, sostenute dall'aviazione, e i guerriglieri Hezbollah si sono scontrati nella stessa area. Hezbollah, sostenuto da Iran e Siria, ha contribuito alla fine di 22 anni di occupazione israeliana del sud del Libano nel 2000. Da allora i due nemici si sono sporadicamente scontrati nelle Shebaa Farms, che per l'Onu è territorio siriano occupato da Israele. Una risoluzione dell'Onu ha chiesto lo scorso anno alla Siria di ritirarsi dal Libano e agli Hezbollah di disarmare. Le truppe siriane si sono ritirate lo scorso mese sotto la pressione libanese e internazionale.
(ANSA) - BEIRUT, 21 MAG - I miliziani del movimento sciita libanese Hezbollah hanno bombardato oggi a colpi di mortaio postazioni israeliane in una zona di confine. Lo ha riferito la Tv libanese Future. L'area e' la zona contesa delle Fattorie di Shebaa. L'emittente ha aggiunto che i miliziani Hezbollah hanno colpito le postazioni israeliane in risposta a un precedente bombardamento d'artiglieria dell' esercito dello stato ebraico. Il bombardamento israeliano e' avvenuto intorno alle 12:00 locali.
Beirut, 19 mag. - (Aki) - Uno sperpero di denaro pubblico pari all'intero debito libanese, che nel 2004 ha superato i 35 miliardi di dollari: è questa, secondo gli esperti, l'eredità lasciata dai siriani dopo il ritiro dal Paese dei Cedri. Una cifra impressionante, accumulata nel corso degli ultimi 15 anni dalla classe dirigente libanese e dai suoi referenti a Damasco grazie ad appalti fantasma, frodi fiscali, sotterfugi commerciali e tangenti. Le voci sulla corruzione dilagante a Beirut circolavano già da diversi anni ma questa volta la denuncia arriva direttamente dai media libanesi, che non hanno esitato a puntare il dito contro il potere filo-siriano, malgrado nel Paese operino ancora agenti dell'intelligence di Damasco, come riferiscono fonti concordanti. Dopo i giornali, la prima a dare ampio risalto allo "scandalo degli sperperi" è stata l'emittente satellitare LBC, controllata al 49% dal principe e magnate saudita al-Walid Ben Talal, che sabato scorso ha mandato in onda uno speciale realizzato dall'economista libanese Joe Faddoul e dal giornalista Hassan Sabra, direttore del settimanale di attualità 'Al-Shiraa'. Nel programma si è fatto riferimento a fatti ben precisi, a date e personaggi-chiave coinvolti in episodi di corruzione e malgoverno: rivelazioni scottanti che fino a pochi mesi fa sarebbe stato impensabile diffondere. Questa volta, invece, nemmeno le proteste del Consiglio libanese per gli Audiovisivi (che ha subito avviato un procedimento disciplinare nei confronti dell'LBC) hanno dissuaso i vertici dell'emittente dal mandare in onda il reportage, giudicato "diffamatorio" dagli organi di vigilanza sulla stampa di Beirut.
Il giorno dopo, il 15 maggio, 'Future tv', l'emittente di proprietà della famiglia dell'ex premier Rafiq Hariri ha trasmesso un approfondimento simile, denunciando con forza il 'saccheggio' delle casse statali a favore di ditte siriane. "I libanesi, in fondo, hanno sempre saputo cosa accadeva nei corridoi del potere, ma è la prima volta che il dramma degli sperperi emerge in tutta la sua gravità", spiega ad Aki-Adnkronos International Joe Faddoul.
(AGI) - Roma, 19 mag. - L'Hezbollah libanese dovra' scegliere tra politica e lotta armata. La risposta sara' determinante per il futuro del Libano che, in un clima di grande incertezza, si prepara alle elezioni del 29 maggio, le prime dal ritiro siriano.
"E' una scommessa", non soltanto per il Paese, ma per i futuri assetti della regione. Ne ha parlato in questi termini il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, rientrato da una missione in Libano, Siria, Israele e nei Territori palestinesi.
Mantica, che ha avuto ieri sera uno scambio con i giornalisti, ha detto di avere colto a Beirut una classe politica come "cristallizzata", a dispetto di "un grande movimento" nella societa', testimoniato dall'impressionante mobilitazione di protesta seguita all'uccisione dell'ex primo ministro Rafik Hariri. Con la legge elettorale introdotta nel 2000 -e suggerita da Damasco- "si rischia un Parlamento fotocopia del precedente" e nel frattempo, ha sottolineato Mantica, "non si sente parlare di programmi".
La comunita' cristiano-maronita, che ha riservato un'accoglienza da eroe a Michel Aoun, rientrato dall'esilio francese, cui fu costretto alla fine della guerra civile che lo vide sconfitto dai siriani, sta acquisendo un'influenza sempre maggiore e ha compreso che non si puo' fare a meno di dialogare con l'Hezbollah. Il 'Partito di Dio', che l'amministrazione statunitense considera un'organizzazione terroristica, e' considerato "da tutti i politici libanesi un partito che ha difeso e difende l'integrita' nazionale e che ha liberato il sud del Paese dall'occupazione israeliane", ha sottolineato Mantica. Come movimento politico nel Parlamento uscente ha dodici deputati e, se saranno confermate le previsioni, dalle prossime consultazioni potrebbe uscirne una rappresentanza intorno al 15 per cento. L'interrogativo e' se accettera' di disarmare le proprie milizie, come impone la risoluzione 1559 delle Nazioni Unite, come auspica il primo ministro libanese Nagib Miqati e lo stesso Mantica: "Si puo' tentare un ragionamento politico per convincerli che si possono raggiungere gli stessi obiettivi anche senza le armi".
E' la strada imboccata dal presidente palestinese Abu Mezen con il movimento radicale Hamas (anche questo nella lista statunitense delle organizzazioni terroristiche) che ha deciso di partecipare alle elezioni nei Territori, previste per il 17 luglio. Abu Mazen, nonostante le pressioni di Israele, ha evitato attentamente lo scontro frontale -anche perche' i rapporti di forza sono a vantaggio del Movimento di resistenza islamico- e ha scelto la via del dialogo paziente.
La strada della democrazia imboccata sullo scacchiere mediorientale e' costellata di incognite. Le urne possono riservare sorprese: l'Algeria, con le elezioni del 1991 annullate dopo il primo turno perche' si stava profilando una vittoria del Fronte di salvezza islamico, e' stata un esempio e un monito.
Molto fluida e' anche la situazione in Siria, dove il ritiro dal Libano non ha avuto ancora ricadute politiche visibili sulla presidenza di Bashir al-Assad. Per Mantica una cosa e' certa: "sarebbe un errore acuirne l'isolamento".
L'integrale attuazione della risoluzione 1559, che chiede il ritiro di tutte le forze militari straniere dal Libano, ha sottolineato Mantica, "contribuira' a fare uscire Damasco dall'isolamento, migliorera' la sua credibilita' in seno alla comunita' internazionale e rafforzera' la sua posizione negoziale nei confronti di Israele".
Beirut, 19 maggio - Arabmonitor- In un'intervista accordata ieri all'agenzia Afp, il generale Michel Aoun ha definito l'opposizione che aveva contestato la presenza siriana in Libano "stagionale". Aoun ha detto che i rappresentanti della "cosiddetta opposizione" hanno partecipato a lungo al potere durante gli anni della presenza siriana, alludendo chiaramente alla famiglia Hariri e a Walid Joumblatt.
Aoun ha aggiunto che queste persone hanno aderito ad "autodistruggersi e distruggere la speranza in un cambiamento" nel momento in cui hanno accettato che le prossime elezioni fossero organizzate sulla base di una legge malsana.
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