Dal blog di Sandro Magister. A quarant’anni dalla sua chiusura, il Concilio Vaticano II è ancora in attesa di una sua storia “non di parte ma di verità”. L’ha detto il cardinale Camillo Ruini presentando un del vescovo Agostino Marchetto – studioso di storia della Chiesa, poi in servizio diplomatico per la Santa Sede e oggi segretario del pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti – e intitolato: “Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia”. Il libro di Marchetto fa da contrappunto, ossia si contrappone nettamente, all’interpretazione del Vaticano II che ha fino ad oggi monopolizzato la storiografia cattolica mondiale: quella dei cinque volumi della “Storia del Concilio Vaticano II” diretta da Giuseppe Alberigo e pubblicata in sei lingue tra il 1965 e il 2001: in Italia per i tipi del Mulino e a cura di Alberto Melloni. Ruini ha esordito paragonando la storia del Vaticano II di Alberigo a quella scritta dal servita Paolo Sarpi sul Concilio di Trento, pubblicata a Londra nel 1619 e subito messa all’indice dei libri proibiti: cioè una ricostruzione brillante, fortunata, ma molto polemica e molto di parte.
Città del Vaticano, 23 giu. (Apcom) - "Finora tutti hanno parlato di Mortara. Adesso, lasciate che sia Mortara stesso a parlare". "Allorché venni adottato da Pio IX - scrive Edgardo Mortara - tutto il mondo gridava che ero una vittima, un martire. Ma io vivevo felicemente in San Pietro in Vincoli. Sono intimamente convinto, per tutto l'insieme della vita del mio Augusto Protettore e Padre, che il Servo di Dio Pio IX era un santo. Ed ho la convinzione che un giorno sarà elevato, come merita, alla gloria degli altari".
L'ultimo libro di Vittorio Messori, "Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX", è un memoriale inedito di Mortara, il bambino ebreo di sette anni sottratto alla famiglia e battezzato di nascosto da una domestica. Dopo un secolo e mezzo (il caso risale alla Bologna del 1852), la parola passa per la prima volta al protagonista. Un volume in cui Edgardo si schiera dalla parte di Pio IX, accusato da tutto il mondo di essere un brutale rapitore. "Verrà un giorno - conclude il suo manoscritto - e non è lontano, in cui i posteri accoglieranno i poveri discorsi del bambino Mortara, per legarli a profumate ghirlande di fiori immortali, che orneranno e decoreranno l'altare sopra il quale la cattolicità saluterà, con acclamazioni entusiastiche, Pio IX, il Santo".
Il memoriale pubblicato da Messori è la traduzione dallo spagnolo di un testo conservato a Roma nell'archivio di uno degli ordini più antichi della Chiesa: i Canonici regolari del Santissimo sacramento Lateranense. Si tratta di pagine scritte da padre Edgardo Mortara nel 1888, quando aveva 37 anni ed era in Spagna per il periodo di apostolato. Il volume di 165 pagine è un diario in cui Mortara difende in modo vigoroso Pio IX e il suo operato. "Ogni volta che sono tornato nell'Eterna Città - scrive - profondamente commosso mi sono prostrato sulla tomba del mio Augusto Padre e Protettore, verso il quale la mia gratitudine non ha limiti e che sempre riterrò come un savio e santo Pontefice". Pio IX si difende dalle accuse che riceve da più parti di essere un 'rapitore di bambini': "Grandi e piccoli mi vollero rapire questo bambino, accusandomi di essere un barbaro e uno spietato. Non pensano che anch'io sono un padre".
Nel 1852, nella Bologna ancora papale, una domestica cristiana assunta dalla famiglia del commerciante ebreo Momolo Mortara battezzò, di sua iniziativa, il piccolo Edgardo, cui i medici avevano dato poche ore di vita. Inaspettatamente, il bambino si riprese e, sei anni più tardi, la notizia del battesimo furtivo, ma valido, giunse all'orecchio delle autorità, che, dopo un'inchiesta rigorosa e dovendo rispettare la legge di educare cristianamente i battezzati, ordinarono che Edgardo venisse accolto in un collegio di Bologna sino alla maggiore età, quando avrebbe deciso se tornare alla religione ebraica o meno.
Pio IX accolse il bambino e gli assicurò che sarebbe stato per lui un padre affettuoso e premuroso. Come difatti fu, fino alla morte. Ne nacque un caso di Stato: su istigazione di Cavour, le istituzioni ebraiche protestarono vivamente, ma Pio IX fu irremovibile. Della sorte del piccolo, invece, furono in pochi a curarsi. Divenne religioso nell'ordine dei Canonici regolari Lateranensi, assumendo il nome di "Pio", un omaggio a colui che il mondo considerava il suo 'brutale' rapitore, ma verso il quale nutrì sempre una devozione e una gratitudine straordinarie.
Città del Vaticano, 24 giu. (Apcom) - La struttura 'Rai-Vaticano', nata due anni fa con l'intento di seguire da vicino il Papa e l'attività della Santa Sede, rischia di morire. "La struttura è stata come fagocitata, azzerata. L'ultima apparizione della sigla 'Rai Vaticano' è stata durante la Messa e l'Urbi et Orbi di Pasqua, il 27 marzo scorso. Poi la sruttura è scomparsa dal video". A manifestare amarezza è Giuseppe De Carli, direttore della struttura che rileva: "il nostro lavoro è stato utilizzato e messo in onda senza le firme di chi lo aveva con tanta passione prodotto". "Mi chiedo - si domanda De Carli - come si può far morire una struttura che è stata voluta dalla Rai e dal Vaticano, nonché dai principali rappresentanti delle altre religioni cristiane e non cristiane del nostro Paese?"
Sulla questione, l'Associazione di telespettatori vicina alla Conferenza episcopale italiana (Aiart) scende in campo per difendere la struttura Rai-Vaticano. "Che cosa risponde l'azienda alle accuse del giornalista del Tg1 che parla esplicitamente di smantellamento di Rai Vaticano?", si domanda Luca Borgomeo, presidente dell'Aiart. "Sono anni ormai che stiamo assistendo a una caduta nella qualità dei programmi della Rai. Troppo spesso l'emittente pubblica si comporta come una tv privata - ha aggiunto Borgomeo - non disegnando di competere con essa, solo per fare cassa, sul terreno squallido di programmi insulsi, volgari, diseducativi e spesso immorali". "Non vorremmo che ora - ha concluso - per motivi di bilancio o di audience, si colpisse l'informazione religiosa".
(ASCA) - Roma, 24 giu - Il principio della laicità dello Stato viene affermato dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Ciampi, nel suo indirizzo di saluto, in occasione della visita di Papa Benedetto XVI al Quirinale spiega che ''il legame fra la Santa Sede e l'Italia è un modello esemplare di armoniosa convivenza e di collaborazione. Io stesso - dice Ciampi - sono solito mostrare ai miei ospiti stranieri di qualunque religione, dal Torrino del Quirinale, belvedere al centro di Roma, il panorama della città, sul quale svetta la cupola michelangiolesca di San Pietro. Sono orgoglioso di poter dire loro: là vi è un altro Stato, lo Stato della Città del Vaticano; ecco un esempio tangibile di come si possono comporre, in spirito di pace, le controversie fra gli Stati. Con lo stesso orgoglio affermo - sottolinea Ciampi - come Presidente della Repubblica e come cittadino la laicità della Repubblica italiana''. Il Presidente della Repubblica ricorda che la Costituzione italiana, all'art. 7 recita: ''Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi'. Per Ciampi ''il rinnovato Concordato del 1984 ha chiarito e rafforzato ulteriormente le nostre relazioni, basate sul pieno rispetto di questi principi''.
Città del Vaticano, 25 giu. (Adnkronos) - La crisi di vocazioni colpisce anche papa Ratzinger. Rimasto per parecchi giorni, al termine del Conclave, al Collegio di Santa Marta, Benedetto XVI ha beneficiato dell'ospitalità delle suore dell'ordine Figlie della Carità e, apprezzando tanta dedizione, aveva richiesto la loro presenza nel Palazzo Apostolico. Tuttavia, a quanto apprende l'ADNKRONOS, la richiesta non potrà essere esaudita. Il motivo? ''Non abbiamo più soggetti'', è stata la risposta che si è vista costretta dare con rammarico la Madre Generale.
Roma, 26 giugno 2005 - Papa Ratzinger sorride e dice cose pesanti. Prima elenca a Ciampi i punti cardinali sui quali deve muoversi la laicità dello Stato.
Poi, ieri, dalle righe del Compendio del suo catechismo, rincara la dose.
La ’bomba’ è al punto 465 dell’opera articolata su domande e risposte: «Il cittadino non deve obbedire quando le leggi delle autorità civili si oppongono alle esigenze dell’ordine morale». In altre parole: il Catechismo vale più della Costituzione, in quanto l’arbiter delle ’esigenze dell’ordine morale’ è proprio la Chiesa. E per dare profondità dottrinale a questo punto, destinato a suscitare polemiche e controversie, il Compendio cita un passo degli Atti degli Apostoli: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini».
Queste parole, alla luce degli eventi socio-politici che hanno percorso l’Italia (ma anche la Spagna) negli ultimi mesi, assumono un peso rilevante: rilanciano, per esempio, l’obiezione di coscienza così come è stata sollecitata ai pubblici amministratori cattolici dalla curia iberica dopo la decisione del governo Zapatero di liberalizzare i ’matrimoni gay’. Sollevano questioni e problemi nei nostri ospedali, se lette con la successiva parte del Compendio che affronta il tema delle fecondazione assistita.
Ecco, infatti, che alla domanda 499 («Perchè l’inseminazione e la fecondazione artificiali sono immorali») si riponde ricordando che «queste tecniche sono immorali perchè dissociano la procreazione dall’atto con cui gli sposi si donano reciprocamente, instaurando così un dominio della tecnica sull’origine e sul destino delle persona umana».
Sul tema della fecondazione nel compendio del catechismi troviamo molte delle argomentazioni portate dal fronte dell’astensione nella recente campagna referendaria. Per esempio, il passo sulla fecondazione eterologa, che le «il diritto del figlio a nascere da un padre e da una madre conosciuti da lui, legati tra loro dal matrimonio e aventi il diritto esclusivo a diventare genitori soltanto l’uno attraverso l’altro».
Parole che investono il «no» alle coppie di fatto e anche alle adozioni da parte di gay e persino di single. La chiusura totale alla fecondazione assistita porta come conseguenza, per le coppie sterili, che l’unica via genitoriale possibile è quella che il Compendio definisce ’feconditio’ spirituale: affido, adozione o compimento di «servizi significativi a favore del prossimo».
Ma il Compendio, realizzato da una commissione presieduta dall’allora cardinale Ratzinger sul monumentale catechismo wojtyliano promulgato nel 2002, affronta nelle sue 205 pagine l’intero scibile dottrinale e sociale. Ed ecco gli altri punti controversi.
La pena di morte, in primis. Non viene categoricamente esclusa anche se si legge che ormai i casi «di assoluta necessità di pena di morte sono molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti». E la linea pace-guerra. Il Compendio enumera quattro condizioni che rendono moralmente legittima la forza militare: «Certezza di un durevole e grave danno subito; inefficacia di ogni alternativa pacifica; fondate possibilità di successo; assenza di mali peggiori considerata l’odierna potenza dei mezzi di distruzione». Punti di logico buonsenso, ma richiamabili da qualsiasi potere invasore.
In caso di guerra, questa è la posizione della Chiesa, ai governi «compete il diritto di imporre ai cittadini l’obbligo della difesa nazionale». Ed è curioso come, in questo caso, l’obiezione di coscienza, pur accettata e codificata in tempo di pace («...fatto salvo il diritto personale all’obiezione di coscienza, da attuarsi con altra forma di servizio alla comunità umana»), appare ad un tempo limitata e imposta in tempo di guerra. Infatti, laddove si parla di «distruzioni di massa,», di «sterminio di un popolo o di una minoranza etnica» per definirli «peccati gravissimi» , si ricorda che il soldato «è moralmente in obbligo di fare resistenza agli ordini di chi comanda».
Una formula che, da una parte, accomuna al crimine anche chi lo esegue, ma dall’altra limita all’eccesso il diritto di obiezione. Il compendio del Catechismo sarà presentato dopodomani e sarà sicuramente oggetto di analisi approfondite, e non solo da parte di esperti di dottrina. Le polemiche sono cominciate già da ieri. Ma Benedetto XVI non è certo persona diversa dal cardinal Ratzinger. Sorride e procede.
CITTA' DEL VATICANO - 26 giu - Verrà aperta tra due giorni, il 28 giugno, la causa di beatificazione di Giovanni Paolo II. Il cardinale Camilllo Ruini lo farà nel corso di una solenne cerimonia nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Il 13 maggio scorso Papa Ratzinger aveva annunciato che l'iter della causa avrebbe avuto un percorso accelerato. Ratzinger ha stabilito di dare subito il via alla causa e non aspettare cinque anni. (Agr)
Siamo tornati agli anni Settanta. Decidete voi di quale secolo....

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