domenica, 23 ottobre 2005

CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - 13 ott.- Il pugilato e il giro di affari che gli gira intorno sono intrinsecamente immorali: parola di "Civiltà Cattolica", rivista che riflette le posizioni del Vaticano, che ha scritto ha detto che il pugilato professionistico si basa sulla violenza ed è governato da interessi che considerano il pugile non un atleta ma una macchina per fare soldi.


(ASCA) - Città del Vaticano, 15 ott - Il tema dei ''viri probati'', quei laici che per la loro esemplarità di vita potrebbero diventare ministri dell'Eucaristia, sembra essere ucita definitivamente dai lavori del Sinodo in corso di svolgimento in Vaticano. I ''circoli minori'', i gruppi di vescovi e cardinali riuniti per discutere sui punti principali offerti dalla ''Relatio post disceptationem'', non hanno, infatti, affrontato il tema per decisione pressoché all'unanimità. Iniziano, invece, a filtrare alcuni dei temi forti del Messaggio finale che, come tradizione, i Padri Sinodali affideranno al mondo al termine dei venti giorni di lavori con il papa. Tra questi temi c'è un ''incoraggiamento'' alla missione dei sacerdoti ed un ''ringraziamento'' per monache, monaci e religiosi. Esempi di vita, sottolineano i padri sinodali, che rappresentano una luce ''nella notte del mondo''. Tra le categorie citate nel messaggio anche i malati, gli sposi cristiani, i giovani ed i poveri del mondo. Il messaggio contiene, quindi, un appello alla vocazione universale alla santità del popolo di Dio e allo sforzo ecumenico mentre vi è un accenno preoccupato alla costante scristianizzazione delle società contemporanee.


Città del Vaticano, 17 ott. (Adnkronos) - Un messaggio di pace, un richiamo all'impegno umanitario, un appello a perseguire un ecumenismo pratico ma anche all'unità dei cattolici oltre le divisioni etniche e politiche. E' questo il forte messaggio che il Papa ha rivolto questa mattina ai vescovi di Etiopia ed Eritrea visitando il Pontificio collegio etiopico in Vaticano in occasione del 75esimo anniversario della fondazione dell'istituto e in coincidenza con la fine della visita ''ad limina'' dei vescovi dei due paesi africani.


(ASCA) - Città del Vaticano, 18 ott - Il sinodo si avvia verso la sua conclusione fissata per domenica prossima, ma già ora è chiara una delle sue decisioni più importanti: la conferma del celibato obbligatorio per i sacerdoti di rito latino. E' quanto ha fatto intendere oggi il vescovo Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Mosca che ha tenuto un incontro stampa con i giornalisti di lingua italiana. ''Il sinodo - ha detto il presule che ha preso parte nel passato ad altri 5 sinodi - è stato dinamico e vivace, specie nell'ora giornaliera di discussione libera voluta espressamente dal papa. I vescovi hanno confermato la necessità del celibato dopo aver esaminato la proposta avanzata da alcuni di ordinare i viri probati''. I vescovi sono ora concentrati nell'esame delle proposizioni finali nelle quali si riassume il lavoro di tutto il sinodo e che saranno consegnate al papa in vista della pubblicazione del documento postsinodale. L'elenco unico delle proposizioni all'esame dei circoli minori ne conta per ora 50 e riassumono le 280 proposte complessivamente uscite dai vari gruppi linguistici. Da queste 50 proposte, custodite nel segreto, usciranno le proposte finali che saranno votate sabato mattina, ultimo giorno dei lavori in assemblea. Oggi al papa è stato presentato anche il primo esemplare del primo Enchiridion del Sinodo dei vescovi con tutti i documenti sinodali dal 1965 al 1988, in latino e italiano, per un totale di 2.800 pagine. Lo stesso papa ne donerà copia a ognuno dei padri sinodali. Agli stessi padri sinodali oggi pomeriggio sarà consegnato da Benedetto XVI un anello in oro con una figura del pellicano che - secondo la tradizione patristica della chiesa - è il simbolo eucaristico di Gesù Cristo che si dona ai fedeli per dare loro la vita eterna. L'anello realizzato dalla ditta dei fratelli Savi riproduce all'interno lo stemma dell'attuale pontefice.


Città del Vaticano, 22 ott. - (Adnkronos) - ''La vostra assenza dai lavori sinodali ha causato profondo dispiacere nel nostro animo''. Lo scrivono i padri sinodali in una lettera indirizzata ai quattro vescovi cinesi a cui il dal governo di Pechino ha impedito di partecipare all'assemblea, esprimendo ''l'ardente auspicio che si possano trovare presto cammini per rendere ancora piu' visibile la piena comunione''.


(ANSA) - ROMA, 22 OTT - 'Prodi ha tutto il diritto di ricevere la comunione' e 'Casini non si presenta a riceverla', dice mons. Rino Fisichella. Nella conferenza stampa del sinodo, a Fisichella (cappellano a Montecitorio) viene chiesto se darebbe la comunione ai due, con allusione al fatto che Prodi appoggia i Pacs e Casini è convivente. 'Dipende se vengono a messa -risponde-. Per quanto mi concerne, il presidente Casini non si presenta per ricevere la comunione quindi il caso è risolto in radice'.


CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - Il primo sinodo del pontificato di Benedetto XVI si è concluso oggi, con la consapevolezza che il cattolicesimo affronta grosse difficoltà per una grave mancanza di sacerdoti, ma decidendo che i preti sposati non sono la risposta.
Le sessioni di lavoro si sono chiuse con 50 proposizioni e un messaggio al mondo da oltre 250 vescovi. Soprattutto, le decisioni del sinodo hanno spazzato via le speranze di alcuni cattolici liberali su questioni come i preti sposati, il celibato e i fedeli divorziati.
Il messaggio sottolinea che "la vita delle nostre Chiese è segnata anche da alcune ombre e problemi che non abbiamo eluso", aggiungendo che "ci preoccupa fortemente la mancanza di presbiteri per la celebrazione dell'Eucarestia domenicale e questo ci invita a pregare e a promuovere più attivamente la pastorale per le vocazioni sacerdotali".
Il tema del sinodo era l'Eucarestia. Il Pontefice puٍ usare le conclusioni del sinodo per un possibile futuro documento.
La mancanza di sacerdoti nella Chiesa, che conta oltre un miliardo di fedeli, è stato forse l'argomento chiave nel sinodo, che ha chiuso con una messa papale stamani in piazza San Pietro.
E' stata suggerita l'ordinazione di "viri probati", ossia di uomini sposati che conducono vite esemplari nella loro comunità e hanno una solida conoscenza della dottrina cattolica.
I gruppi liberali hanno suggerito che la soluzione a lungo termine alla mancanza di preti è rendere il celibato opzionale per i nuovi preti, consentendo loro di sposarsi.
Ma la proposizione ha definito il celibato "un dono senza prezzo" e la possibilità dei "viri probati" è stata respinta.
Sia il messaggio che le proposizioni parlano anche del problema di milioni di cattolici che hanno divorziato e restano fuori dalla Chiesa, senza poter ricevere la comunione perché vivono nel peccato. Durante il sinodo, l'arcivescovo John Atcherly Dew della Nuova Zelanda ha sfidato la chiesa a ripensare le regole.
Il messaggio dice semplicemente che i vescovi sono consapevoli della "tristezza di quanti non possono accedere alla comunione sacramentale per una situazione familiare non conforme al comandamento del Signore", ma riconferma il divieto esistente.
La proposizione sui divorziati sembra offrire un piccolo spiraglio di speranza quando dice che i tribunali ecclesiastici che decidono sugli annullamenti dei matrimoni faranno tutti "gli sforzi possibili" per lavorare in modo più "corretto e veloce".



Semper eadem.



Panther



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domenica, 09 ottobre 2005
Città del Vaticano, 27 set. (Adnkronos) - Siamo in attesa del documento della Santa Sede su omosessuailità e sacerdozio, la Cei è in linea con quanto sta preparando la Santa Sede in materia''. Così questa mattina Mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, ha confermato l'esistenza e la prossima uscita di un documento ufficiale della Santa Sede che vieta l'accesso al sacerdozio agli omosessuali.


Da
Blog Anticlericale

30 set.

Nuova vittoria del Vaticano. Ieri sera è stata sospesa la nuova campagna pubblicitaria della Playstation, la piattaforma di video giochi più diffusa nel mondo, che comprendeva una foto con un ragazzo incoronato di spine. La Sony Computer Entertainment Italia in una nota ha espresso ieri sera "il proprio rammarico per le reazioni causate dalla propria campagna pubblicitaria '10 anni di passione'. Preso atto che è stato frainteso lo spirito del messaggio pubblicitario che voleva essere veicolato - prosegue la nota - l'azienda comunica peraltro che la campagna è cessata e, anche alla luce delle predette reazioni, non verrà ripresa in futuro". La decisione della azienda produttrice di videogiochi è arrivata dopo una giornata di polemiche aperte da una dichirazione del cardinal Ersilio Tonini, che condannava "il senso equivoco dell'immagine". Le Sacre scritture, ha detto il cardinale, "non si possono utilizzare in questo modo". D'accordo con lui anche il direttore di Famiglia Cristiana, Don Antonio Sciortino: si è "superato il limite", ha detto, aggiungendo: "si è toccato un momento molto delicato della vita del Cristo, è quasi blasfemo, non c'è altro messaggio che il gusto di provocare". Secondo Donato Mosella dell'esecutivo della Margherita, si è trattato di una "operazione che rischia di rivelarsi poco rispettosa della sensibilita' dei credenti". Mentre il vice direttore dell'Osservatorio sulla comunicazione della Cattolica di Milano, ha fatto notare che i pubblicitari "hanno lavorato sulla carne viva del simbolo" e il parlamentare di An Bonatesta ha chiesto l'intervento di un giurì. I pubblicitari nel corso del pomeriggio di ieri hanno reso nota la loro posizione. "La stavo guardando proprio ora e posso dire che la fotografia è proprio bella", ha commentato Gavino Sanna. Oliviero Toscani non commenta la foto del ragazzo con in testa la corona di spine, che dice di non aver ancora visto. Sull'indignazione della gerarchia vaticana pero' spiega: "Ma perché - si chiede - la religione si deve scomodare sui temi laici e noi non possiamo toccare temi religiosi?".


(AGI) - CdV, 2 ott. - Non piace a Papa Ratzinger la società secolarizzata, nella quale non c'è più posto per Dio. Lo ha detto a chiare lettere nella messa d'apertura del primo Sinodo del suo Pontificato, mettendo in guardia dai rischi che si stanno correndo per aver emarginato Dio e la religione. "Vogliamo - ha spiegato riferendosi agli uomini di oggi - possedere il mondo e la nostra stessa vita in modo illimitato. Dio ci è d'intralcio. O si fa di Lui una semplice frase devota o Egli viene negato del tutto, bandito dalla vita pubblica, così da perdere ogni significato". Secondo il nuovo Papa, "la tolleranza, che ammette per così dire Dio come opinione privata, ma gli rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita, non è tolleranza, ma ipocrisia". "Laddove - ha denunciato Ratzinger - l'uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se stesso, non può esistere la giustizia. Là può dominare solo l'arbitrio del potere e degli interessi".


Roma, 5 ott. (Apcom) - "L'esonero dal pagamento dell'Ici per le attività di proprietà ecclesiastica è un regalo alle gerarchie cattoliche, ma è anche una vendetta nei confronti degli enti locali per la stragrande maggioranza governati dal centrosinistra". Lo afferma il senatore dei Verdi Natale Ripamonti, commentando la norma contenuta nel decreto infrastrutture.
"Infatti, così - prosegue Ripamonti - si sferra un ulteriore attacco ai bilanci dei Comuni nei quali queste attività vengono esercitate. E' un provvedimento a scopo elettorale che favorisce gli enti ecclesiastici ed è un tentativo maldestro di limitare la sconfitta che si preannuncia per le prossime elezioni politiche".


Città del Vaticano, 6 ott. (Apcom) - L'atteso documento vaticano che vieta l'ammissione nei seminari degli omosessuali è stato già firmato dal Papa e sarà pubblicato i primi di novembre. Lo anticipa il settimanale Panorama in edicola domani. Il documento, in preparazione da quasi 10 anni, è stato firmato da Benedetto XVI durante la sua permanenza estiva a Castel Gandolfo ed è stato poi affidato a uno psicologo che preparerà un commento da un punto di vista scientifico che apparirà sull'Osservatore Romano.
Il documento, predisposto dalla Congregazione per l'educazione cattolica, avrà lo stile di un'istruzione ed è stato realizzato grazie ad alcune ricerche svolte in questo campo da un gruppo di studiosi della Facoltà di psicologia della Pontificia Università Gregoriana. Anche la Conferenza episcopale italiana recepirà queste linee guida contenute nel documento vaticano in un dossier sulla "Formazione al ministero sacerdotale", atteso per metà novembre.


(ANSA) - ROMA, 7 OTT - Dal Sinodo dei vescovi italiani anatema contro i politici che, nel loro mandato, non tutelano la famiglia: non sono degni della comunione. A lanciarlo è stato il card.Alfonso Lopez Trujillo, presidente del pontificio consiglio per la famiglia. I politici e i legislatori 'devono sapere -ha detto- che proponendo o difendendo leggi inique, che non tutelano la famiglia', come divorzio, coppie di fatto o matrimoni tra gay, devono porre rimedio al male fatto per poter accedere alla comunione'.


(ASCA) - Città del Vaticano, 8 ott - ''Se conforta il fatto che esistano in tante parrocchie fiorenti e vivaci gruppi di fedeli, non si può più ritenere che la maggioranza dei battezzati creda e viva l'Eucaristia. Ciò significa che l'impianto della pastorale ordinaria delle parrocchie avrebbe bisogno di essere ripensato, perché la fede non può essere presupposta''. Questo quadro alarmante sulla scarsità di fede dei cattolici rispetto all'Eucaristia, ritenuta cuore della vita cristiana e della Chiesa, è stato disegnato al sinodo non da un vescovo qualsiasi ma da Mons. Agostino Vallini, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ossia una delle massime autorità giuridiche della Chiesa cattolica. Il presule è stato abbastanza disincantato e impietoso nei confronti di questo grande attivismo pastorale che ''non riesce a formare una comunità cristiana che celebri l'Eucaristia come radice e cardine della sua vita''. Occorre perciò - a suo parere - ripartire da zero nell'annuncio cristiano introducendo i cristiani ''nell'esperienza gustosa della celebrazione eucaristica. Ma questa non si improvvisa, nasce dalla fede''.


(ASCA) - Città del Vaticano, 8 ott - Un appello a superare l'attuale modello economico che crea disparita' e ingiustizia per sconfiggere la fame nel mondo e' risuonato nel sinodo per bocca di un vescovo africano della Nigeria. ''Se l'Eucaristia - ha detto tra l'altro Mons. Lucius Iwejuru Ugorji, vescovo di Umuahia - porta all'unione fraterna nel Corpo di Cristo, allora il divario sempre crescente tra la societa' del benessere e i milioni di poveri che immeritatamente vivono nella fame e nella miseria e' oggi
motivo di grande scandalo. Se i cristiani condividono il Pane Spezzato sull'altare del Signore, devono essere pronti a impegnarsi per un mondo migliore e piu' giusto per tutti. Devono essere preparati a farsi pane spezzato e a condividere il pane con l'umanita' spezzata. Una tale condivisione - ha aggiunto il presule africano - deve comportare una certa rottura dei modelli politici ed economici che danno sicurezza a chi sta bene mentre costringono milioni di persone alla miseria piu' nera e a sofferenze gratuite. Se i cristiani professano di spezzare il pane significa che sono disposti a essere 'spezzati' rispetto al loro benessere e alla loro sicurezza e a farsi promotori di giustizia e solidarieta'. Le implicazioni sociali, politiche ed economiche di questo possono essere enormi. Tra le altre cose, questo comportera' di vivere semplicemente in modo che altri possano semplicemente vivere''.


CAMERINO (Macerata) - E' dal 9 maggio che il giudice di Camerino Luigi Tosti si rifiuta di tenere le udienze: e questo perché il Ministero di Giustizia omette di rimuovere i simboli religiosi dalle aule, oppure di autorizzarlo ad esporre i suoi. Ora, a distanza di quasi cinque mesi, il magistrato ha inoltrato una lettera al Ministro Castelli e alla Corte dei Conti con la quale, dopo aver affermato che "i Cittadini italiani hanno il diritto, nella loro qualità di contribuenti, di non veder sperperato il proprio danaro", ha poi invitato "l'Amministrazione della Giustizia ad essere coerente con sé stessa, e cioè o a rimuoverlo dalla Magistratura (visto che l'Amministrazione ritiene di essere nel giusto) o a sospendere il pagamento degli stipendi"."Ritengo immorale la percezione degli stipendi -ha concluso il magistrato- sicché invito l'Amministrazione a sospenderne l'erogazione, quantomeno sino alla definizione del contenzioso perché, in caso contrario, sarò costretto a restituirli".Con altra lettera, spedita lo stesso giorno, Luigi Tosti ha invitato il Presidente della Repubblica ad inviargli cinque copie del suo ritratto, da esporre nelle aule: "paradossalmente -ha spiegato il magistrato- nelle aule giudiziarie italiane è presente il crocifisso, cioè un simbolo partigiano che identifica solo i cattolici, mentre sono assenti i simboli che identificano l'unità nazionale"."E' mia intenzione -preannuncia il magistrato- chiedere poi al Ministro di Giustizia, al Presidente della Repubblica ed al Sommo Pontefice l'autorizzazione a sostituire i crocifissi con i ritratti del Presidente della Repubblica, per fornire agli Italiani il riscontro oggettivo di quanto sia realmente "laica", indipendente e rispettosa dei diritti di eguaglianza la Repubblica Italiana. La discriminazione religiosa e razziale nasce quando un gruppo pretende di essere superiore agli altri e di meritare, per ciò stesso, dei privilegi. In epoche recenti l'uomo bianco di superiore razza ariana ha preteso di privilegiare la sua supposta superiorità impedendo ai neri ed agli ebrei di entrare nei locali pubblici. Oggi in Italia la situazione non è affatto diversa: i Cattolici marcano le pareti pubbliche col loro crocifisso e impediscono ai simboli di tutte le altre confessioni religiose e dei non credenti di entrare negli uffici pubblici, e questo perché ritengono, con una presunzione che trasmoda nel razzismo, di essere i soli depositari della Verità".


(ASCA) - Roma, 8 ott - Il Concilio Vaticano II di cui oggi il Sinodo sull'eucaristia ricorda con solennita' la conclusione avvenuta l'8 dicembre 1965, potrebbe essere stato l'ultimo dei grandi Concili ecumenici di cosi' grandi proporzioni partecipative.


(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 9 OTT - ''Ha temuto più Dio degli uomini'', ha detto il Papa in piazza San Pietro per la beatificazione di Clemens August von Galen. Così Benedetto XVI ha ricordato, parlando a braccio in tedesco, la figura di Clemens August von Galen, coraggioso oppositore del nazismo 'aberrante ideologia neopagana'. Un beato che risalta nella 'folta schiera dei testimoni di Cristo nel ventesimo secolo' ed è un modello anche per il presente.



"Ha temuto più Dio degli uomini". Così si è espresso Papa Ratzinger a proposito di Clemens August von Galen. Io temo che in Vaticano si temano più gli uomini che Dio, soprattutto se diversi, "perversi".
Ma, in realtà, essi non sono perversi, solo diversi.


Panther



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giovedì, 06 ottobre 2005
Beirut, 5 ott. (Adn Kronos) - Sono ancora costretti a nascondersi, magari nei pochi locali notturni che promettono la massima discrezione, come l'Acid, a Beirut, dove ogni sera decine di uomini si incontrano, parlano, si scambiano i numeri di telefono lontano sguardi ostili. Eppure qualcosa, in Libano, sta cambiando.

L'omossessualità è ancora un tabù, ma sono in molti, ormai, a voler uscire allo scoperto, e il movimento a sostegno dei diritti dei gay sta prendendo sempre più corpo, come riferisce il quotidiano francese 'Liberation' in un lungo reportage dal Paese dei Cedri pubblicato oggi.

Vero motore di questa battaglia è 'Helem' (in italiano 'sogno'), la prima associazione per i diritti degli omosessuali ad aver visto la luce nel mondo arabo.

Fu proprio 'Helem', nell'aprile del 2003, ad abbattere un primo muro che fino ad allora sembrava inviolabile, sfilando al fianco della sinistra libanese - e a pochi metri dai rappresentanti islamici dell'Hezbollah, il partito di Dio - per protestare contro l'invasione americana in Iraq.

Gli attivisti di Helem scesero in piazza con bandiere arcobaleno, il simbolo del movimento gay, e "fu una vera vittoria" poterla esibire a pochi passi dagli ultraconservatori islamici, come ricorda fiero Georges, che prese parte alla manifestazione. "Quel giorno abbiamo compiuto un passo decisivo, abbiamo osato procedere a viso scoperto", spiega il ragazzo, sottolineando come nessuno, prima di allora, abbia avuto il coraggio di 'esibire l'arcobalenò nelle vie di una capitale araba.

Un gesto memorabile, dunque, che però non ha prodotto gli effetti sperati, almeno non nella vita di tutti i giorni. I libanesi continuano a considerare l'omossessualità come un peccato gravissimo: nelle campagne si ricorre ancora all'intervento di un esorcista per 'scacciare il demoniò da chi ha rapporti con partner dello stesso sesso.

In base alle statistiche almeno il 35% dei libanesi avrebbe avuto almeno un'esperienza omosessuale nella vita, contro il 5% della popolazione mondiale.

Ma l'articolo 534 del codice penale del Paese dei Cedri prevede sanzioni pesanti contro chi commette "atti sessuali contrari alle leggi della natura", spingendo i gay, soprattutto i più giovani, a nascondersi.

Sono molti i fattori all'origine di questa clandestinità, come spiega a 'Liberation' Ghassan, attivista e laureato in antropologia. Tra questi, il sistema giuridico, ma anche l'importanza che viene attribuita all'uomo in quanto tale, le scarse informazioni sull'argomento e soprattutto il ruolo dominante della religione nelle società mediorientali.

Non a caso Internet è da anni il luogo di incontro privilegiato dalla comunità omossessuale libanese. Già nel 1999 un gruppo di giovani gay di Beirut formò una sorta di 'circolò chiamato 'Club Free', grazie al quale venivano organizzati incontri, serate, eventi e gite. Poi, con l'avvento dei canali tv satellitari e a Internet, qualcuno ha cominciato a parlare di omossessualità in termini diversi e molti gay, oggi, sembrano determinati a voler uscire dalla clandestinità.

"Tutto d'un tratto abbiamo visto apparire uomini gay alla televisione, nei film, li abbiamo sentiti confrontarsi sulla loro sessualità nei talk-show", osserva Munir, giornalista. E' proprio dai media libanesi, ricorda Munir, che è arrivata una prima, timida apertura.

Quando l'anno scorso il sindaco francese Noel Mamere ha celebrato un matrimonio fra due omossessuali, sollevando un'ondata di polemiche, il quotidiano panarabo pubblicato a Londra 'Al Hayat' commentò la notizia con un duro editoriale intitolato "disgusto nella piazza pubblica". Alcuni giornali libanesi, invece, diedero spazio ai rappresentanti della comunità gay di Beirut. "Per la prima volta non venivamo trattati come dei mostri in balia del diavolo o dei malati che necessitavano di cure - racconta con un sospiro Bassem, un altro giornalista -. Finalmente ci veniva offerta la possibilità di dire la nostra". Anche tra le file di 'Club Freè si è fatto spazio un crescente ottimismo. "Abbiamo parlato a lungo con varie Organizzazioni non governative a sostegno dei diritti dell'uomo e abbiamo deciso di passare alla tappa successiva", dice Ghassan, uno degli internauti della comunità gay di Beirut. "Grazie a queste associazioni, ci siamo resi conto che occorre dotarsi di una struttura per lottare contro la discriminazione e ottenere l'abrogazione dell'articolo 534 del codice panale". Il momento, del resto, è propizio.

Il governo libanese, ricorda 'Liberation', lavora nella massima discrezione con alcuni esponenti gay per mettere a punto una campagna di prevenzione contro le malattie sessualmente trasmissibili.

Ma per abbattere il muro dei pregiudizi servono dei 'fedayin', dei 'combattenti', come li chiamano ad 'Helem': gente, cioè, disposta a uscire allo scoperto rischiando conseguenze penali e soprattutto il ripudio delle famiglie. "Certo, oggi siamo più visibili - racconta Firas, che da tre anni vede clandestinamente un altro uomo -. Le nuove generazioni sono più aperte e le autorità più tolleranti. Ma cosa diranno i miei familiari se mai dovessi annunciare che preferisco gli uomini?". Anche Ahmed, uno dei pochissimi libanesi omosessuali ad essere sposato (in Europa), traccia un quadro negativo della situazione nel Paese dei Cedri. "Non avevo molte alternative all'esilio - puntualizza -. Nelle campagne, le famiglie chiamano spesso un esorcista o minacciano di compiere un delitto d'onore per 'salvare' la rispettabilità della famiglia. Le violenze fisiche, gli insulti, il ripudio sono all'ordine del giorno. In altri ambienti, più moderni e aperti, può capitare che i genitori fingano di non capire, o accettino di perdonare i figli gay.

Ma si tratta dell'eccezione, non della regola". D'altronde, basta guardare le percentuali per capire quanto sia ancora forte la pressione sociale sugli omosessuali in Libano. Tra gli attivisti di 'Halem', impegnati a 360 gradi nella lotta per i diritti dei gay, solo il 15% è uscito dalla clandestinità. A frenare gli altri è soprattutto il timore della reazione delle famiglie, ma anche le conseguenze che potrebbero esserci a livello giuridico, andando a compromettere future attività lavorative o sfociando, in alcuni casi, persino nell'arresto, per quanto arbitrario. "E' tutta un'ipocrisia - lamenta Ahmed - le statistiche parlano chiaro, ma la nostra società si ostina a ignorare la questione". In prima linea nella lotta all'omossessualità dichiarata ci sono gli organismi religiosi, ancora molto influenti nel Paese dei Cedri. Se il dibattito diventasse di dominio pubblico, sostengono i rappresentanti di Helem, i leader religiosi non esiterebbero a bloccare ogni tentativo di modifica dell'articolo 534, come fecero già nel 1998 quando si trattava di autorizzare il matrimonio civile, tutt'oggi vietato in Libano. (Aki)

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JEMP
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