giovedì, 14 aprile 2005

In Cina e Vietnam il blackout ufficiale disposto dalle autorita' non ha scoraggiato i cattolici dal seguire i funerali di Giovanni Paolo II. Dalle vecchie chiese ufficiali di Pechino alle congregazioni clandestine nelle campagne, i fedeli si sono radunati in preghiera e hanno tributato con discrezione il loro omaggio al Pontefice. Nella regione di Baoding, roccaforte della chiesa cattolica non ufficiale a sud della capitale, le messe si sono trasformate in un memoriale per Giovanni Paolo II.
   Dei media controllati dal governo, pero', solo l'agenzia di stampa Nuova Cina ha riportato un dispaccio di due paragrafi con la notizia dei funerali mentre la tv ha completamente ignorato l'evento. La Repubblica popolare cinese non ha relazioni diplomatiche con la Santa Sede e ai funerali non ha voluto inviare rappresentanti del governo, ne' della Chiesa ufficiale cattolica.
   Nella grande cattedrale sud di Pechino, centinaia di fedeli hanno assistito alla messa sorvegliati da poliziotti in borghese. All'interno, una grande foto del Papa sovrastava l'altare.
   In Vietnam i cattolici (circa 8 milioni, il 10% della popolazione) hanno rivolto con la preghiera il loro ultimo saluto al Papa, ma solo poche centinaia hanno potuto assistere pubblicamente ai funerali da uno schermo collegato con la Cnn all'interno della cattedrale San Giuseppe di Hanoi. Il regime comunista e ateo non ha proibito le messe di suffragio purche' si svolgessero "con discrezione" ma evitato la diretta tv. A Hanoi come nella cattedrale di Phat Diem, nella provincia settentrionale di Ninh Binh dove si concentra la minoranza cattolica, molti fedeli portavano una fascia bianca, che in Vietnam segnala il lutto per la perdita di un parente. (AGI)

Sempre dal Vietnam, però, giungono anche queste notizie:

Il portavoce del ministero degli Esteri ha detto di Giovanni Paolo II: "Ha dato un importante contributo alle relazioni tra Vietnam e Vaticano .[...]nonostante non siano ancora state stabilite relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Hanoi, negli anni recenti si sono registrati significativi sviluppi che fanno ben sperare per il futuro".
Papa Wojtyla non ha potuto esaudire il suo desiderio di recarsi in Vietnam (oltre che in Cina e in Russia) sebbene questo sia il terzo Paese asiatico dopo Filippine e Timor Est per percentuale di cattolici. In rappresentanza del governo di Hanoi parteciperà ai funerali del Santo Padre l'ambasciatore vietnamita in Italia, Le Vinh Thu.
Intanto dal Vietnam sono partiti per Roma i vertici della Chiesa locale: il cardinale Pham Minh Man, arcivescovo di Ho Chi Minh (ex Saigon), il neo arcivescovo di Hanoi, Quang Kiet, e il presidente della Conferenza episcopale vietnamita, Nguyen Van Hoa.

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martedì, 22 marzo 2005

La Cina è l'unico paese che negli ultimi 20 anni ha avuto un tasso medio annuale di crescita di circa il 9%, tuttavia questo enorme sviluppo è stato distribuito in maniera diseguale all'interno di un territorio vastissimo che conta un miliardo e trecentomila abitanti ed in cui la popolazione rurale supera gli 869 milioni di persone. Proprio queste ultime hanno beneficiato solamente in minima parte della grande crescita del paese a differenza degli abitanti delle grandi città, in particolare quelle facenti parte delle cosiddette zone economiche speciali e quelle situate nelle regioni costiere.

Negli ultimi 10 anni il problema del progressivo aumento del gap tra città e zone rurali è stato al centro dei programmi di sviluppo attuati dalla Repubblica Popolare, senza però che alcuna delle riforme programmate sia riuscita ad ottenere risultati soddisfacenti, tanto che, stando alle stime della Banca Mondiale, in pratica nessuno di quei quasi novecento milioni di contadini supera la soglia di povertà (1 dollaro statunitense al giorno, pari a crica 8 renminbi).

Tale squilibrio è causa principale di un fortissimo moto migratorio interno che spinge ogni anno circa 40 milioni di persone a spostarsi dalle campagne verso le grandi città, creando non poche preoccupazioni al regime, che teme per il forte fattore di instabilità sociale rappresentato da questa eccessiva tendenza all'inurbamento.

Tuttavia tra le molteplici e profonde trasformazioni sociali che il fortissimo sviluppo cinese ha messo in atto, è stata di recente registrata una curiosa tendenza che vale la pena sottolineare: nelle grandi città del paese come Pechino, Shanghai, Guangzhou o Shenzhen stanno aumentando i casi di coabitazione fra affittuari di sesso diverso. Si tratta in particolare di giovani ragazze e ragazzi non sposati che vivono lontano dalle famiglie.

Secondo gli esperti questa tendenza è destinata a diventare sempre più diffusa vista la maggiore mobilità della popolazione urbana, nonostante tale atteggiamento vada palesemente contro la tradizionale concezione della famiglia cinese e l'etica del matrimonio. Se infatti c'è chi considera questa evoluzione dei rapporti come un segno di apertura e di libertà, dall'altro non mancano critici che ne condannano l'atteggiamento "deviante" e che incoraggia indegnamente la promiscuità corrompendo la pubblica morale ed ostacolando il progresso della società.

Tommaso Ciuffoletti
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lunedì, 21 marzo 2005

Dopo aver toccato India, Pakistan, Afghanistan, Giappone e Corea del Sud, la missione asiatica di Condoleeza Rice si concluderà oggi in Cina dopo l'incontro col ministro degli esteri cinese Li Zhaoxing. Nel frattempo però la Segeretaria di Stato americana ha già incontrato il Presidente Hu Jintao, il premier Wen Jiabao, la vice premier Wu Yi e il Consigliere di Stato ed ex governatore di Hong Kong Tang Jiaxuan. Per adesso si può dire che, come auspicava il giornale cinese China Daily, "la sinfonia suonata da Condoleeza Rice", per quanto difficile, è risultata efficacemente "armoniosa".

Nell'incontro con la vicepremier Wu Yi è stato affermato l'obiettivo di lavorare al fine di perseguire la "complementarità" piuttosto che la "competizione" fra le economie dei due paesi, legate soprattutto da un punto di vista finanziario, dato che la Cina è il principale finanziatore del debito americano.
Principale obiettivo cinese è quello di incoraggiare una crescita delle relazioni commerciali ed in particolare incrementare l'importazione dagli States di prodotti ad alta tecnologia. Dal canto suo la Rice ha sottolineato come la crescente influenza internazionale dell'economia cinese è oggetto non solo delle attenzioni americane, ma anche dei tanti paesi che sperano di trarne beneficio.

Il tema più scottante della visita, quello legato alle relazioni cino-taiwanesi, è stato affrontato in particolare nell'incontro con Tang Jiaxuan, governatore di Hong Kong dopo l'handover del 1997 fino al marzo di quest'anno. Dopo le tensioni dei giorni scorsi a seguito dell'approvazione della legge antisecessione da parte del Congresso Nazionale del Popolo cinese, i toni di entrambe le parti erano indirizzati a far rientrare il "caso" nell'alveo di un percorso mirato nel lungo periodo ad una soluzione pacifica della questione.
Così, se da un lato la Rice ha ribadito l'aderenza americana al "principio dell'unica Cina", Tang ha specificato che nelle intenzioni di Pechino l'obiettivo della legge antisecessione sono le forze secessioniste taiwanesi, alle quali si è voluto dare un esplicito messaggio della volontà della Repubblica Popolare, confermando la propria sincera intenzione di perseguire la riunificazione salvaguardando la pace nella regione.

Entrambe gli aspetti sono stati affrontati anche nell'incontro con le più alte cariche della RPC, il Presidente Hu Jintao ed il premier Wen Jiabao: 1) rafforzare i meccanismi di coordinazione bilaterale basati su principi di uguaglianza e perseguimento del mutuo sviluppo 2) compiere, da parte di entrambi i paesi, ogni sforzo necessario alla risoluzione pacifica della questione di Taiwan.
Altro decisivo argomento affrontato è stato quello relativo alla Corea del Nord ed ai suoi armamenti nucleari, riguardo al quale è stata confermata la volontà di riprendere la discussioni a sei con, oltre a Cina, Stati uniti e Corea del Nord, Russia, Giappone e Corea del Sud.

Tommaso Ciuffoletti
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lunedì, 21 marzo 2005

Mine gas explosion kills 60 in Shanxi
(China Daily)
Updated: 2005-03-20 22:32

A gas explosion ripped through a coal mine in Shanxi Province on Saturday afternoon, killing at least 60 miners, with 9 others still unaccounted for.
The deadly blast occurred at 12:20 pm at the Xishui Coal Mine in Shuozhou, a city in the major coal-producing region in the north of the country.

Fifty three miners were working in the pit when the blast happened -- 50 were buried underground while the others managed to escape.
The strong explosion also caused the collapse of the neighbouring Kangjiayao mine, where 19 miners were trapped.
Rescue teams have recovered the bodies of 41 victims at Xishui and another 19 at Kangjiayao, the Shuozhou Administrative Bureau of Work Safety said yesterday.
President Hu Jintao and Premier Wen Jiabao have demanded the relevant departments try their best to save the trapped workers, and instructed rescuers to pay attention to their own safety.
They also said they will offer comfort to the families of the victims.
Four detained
On Saturday, local police detained four people of the Xishui colliery for disregarding an order last November to suspend production due to safety problems.
Built in 1993 by a local township, the mine was licensed to have an annual output of 150,000 tons, but it was ordered to suspend production for safety checks.
The Xishui mine operators, who contracted the mine from the township and lured by potential profits amid a nationwide power shortage, restarted the unsafe operation this year, a decision that led to tragedy, the Xinhua News Agency reported.
But the neighbouring colliery, Kangjiayao, whose annual output is also 150,000 tons, was operating with government approval.
Saturday's explosion came just two days after a blast in a coal mine in Fengjie County, Chongqing, which killed 19 miners.
Li Yizhong, minister of the General Administration of Work Safety, arrived at the Xishui colliery yesterday morning to direct rescue and investigation work.
The administration was lifted to ministry level status last month in order to enhance the agency's power to improve work safety in the country's accident-plagued coal industry.
It is Li's second trip to the province in two weeks, after taking up the ministerial post in late February.
His first trip was on March 10 after a gas explosion at the Xiangyuangou Coal Mine in Jiaocheng County, which killed 28 miners.
China's miners have experienced a string of disasters since late last year, including a gas explosion that killed 148 in Henan Province on October 20, a blast in a coal mine in Shaanxi Province that killed 166 workers on November 28, and the worst in half a century that killed 214 people on February 14 in Liaoning Province.
Premier Wen Jiabao said earlier this month the central government will spend 3 billion yuan (US$363 million) this year in upgrading safety measures at coal mines to "truly make coal mining safer."

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martedì, 15 marzo 2005

Torna la tensione nello stretto di Taiwan. Il Parlamento cinese ha approvato la legge anti-secessione che autorizza l'uso della forza contro Taiwan e ne rende illegale l'indipendenza formale da Pechino.
   Con 2.896 favorevoli, due astenuti e nessun contrario, e' stato inviato un segnale forte contro le rivendicazioni di Taipei, che da 55 anni gode di un'indipendenza di fatto. Immediata la reazione di Taiwan, che ha parlato di una legge che "autorizza la guerra" e per la quale Pechino "deve assumersi la responsabilita' e pagare un prezzo". In giornata il governo dell'isola decidera' sul riesame delle relazioni economiche e commerciali con la Cina.
   Il premier cinese Wen Jiabao ha difeso la legge, che a suo avviso "mira a rafforzare e promuovere la collaborazione nello stretto in vista di una riunificazione pacifica": "Non e' diretta contro il popolo di Taiwan e non e' una legge di guerra", ha assicurato. La legge prevede il ricorso a mezzi "non pacifici" come ultima risorsa per impedire l'indipendenza, quindi lascia aperta la porta ad altre misure come le sanzioni o il blocco economico. Wen ha tracciato un parallelo con la guerra americana (1861-65) combattuta per prevenire la secessione degli Stati meridionali e ha detto che si vuole impedire che si arrivi a un conflitto.
   L'obiettivo di Pechino e' quello di premere sul presidente Chen affinche' non cavalchi le rivendicazioni di indipendenza nel suo secondo mandato che termina nel 2008.

Fonte: AGI/REUTERS

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