Su Equilibri.net un quadro generale della situazione in Nord-Corea e del drammatico problema dei rifugiati di questo paese. Alcuni stralci:
L’economia della Repubblica Popolare di Corea (RPC) si presenta particolarmente difficile e deficitaria se non addirittura stagnante. Si tratta infatti di un’economia pianificata inserita in un sistema politico comunista altamente centralizzato. In questi ultimi anni, soprattutto nel 2002, il governo ha provveduto ad apportare un certo numero di riforme; sono state introdotte misure di liberalizzazione come i provvedimenti (non ancora attivi) riguardanti i salari e i prezzi ed il sostegno ai mercati privati che ha permesso agli agricoltori di coltivare aree abbandonate. Inoltre si riscontra anche una forte svalutazione della moneta e un limitato aumento nella flessibilità delle imprese economiche. Tutto ciò ha avuto solo conseguenze negative comportando da una parte una dilagante e forte inflazione e dall’altra una sempre maggiore sperequazione tra ricchi e poveri. Il sistema di distribuzione della ricchezza non è egualitario e tutti gli aiuti internazionali finiscono nelle tasche dei militari. La maggior parte del budget nazionale e internazionale va nelle tasche dell’unità più potente del nord: le guardie del corpo di Kim Jong-il. A quanto risulta, infatti, il governo spende 1/3 del suo Prodotto Interno Lordo (PIL) per le spese militari secondo la politica di regime del “Songun” (“prima le armi”).[...] Secondo la popolazione proveniente dall’area più povera della Corea del Nord, la provincia di Nord Hamgyong, il sistema di distribuzione vigente prima del 1994 è completamente saltato, col risultato che lo stato non è in grado di provvedere neppure al sostentamento giornaliero dei bambini; l’unica cosa dispensata sono 300 grammi al giorno di cibo (meno di mezza razione per la sopravvivenza!).La situazione ha raggiunto un tale livello di povertà che molte scuole sono state chiuse perché studenti e insegnati non hanno di che vivere.[...]
Gli ultimi dati ci informano che a luglio 2004, nella Corea del Sud, sono giunti 468 rifugiati attraverso un paese terzo del sud est asiatico (molto probabilmente si tratta del Vietnam); questi si vanno ad aggiungere ai 760 del mese di giugno.
In questo complesso movimento di emigrazione dalla propria patria, le mete e i percorsi degli emigranti sono i più svariati. Chi va in Cina e chi invece prosegue il viaggio per la Corea del Sud passando per il Vietnam, la Thailandia o il Laos.
Per oltrepassare la frontiera con la Cina essi debbono attraversare il fiume Tumen che d’inverno è ghiacciato e d’estate stretto e poco profondo oppure, impresa ancor più difficile, il fiume Yalu . Fra le varie difficoltà che incontrano i nord coreani, vi è anche quella del controllo delle guardie sulle sponde dei fiumi cinesi , controllo che può essere eluso non solo con l’astuzia ma anche con la corruzione. Il viaggio è molto lungo, dispendioso e faticoso ma talvolta facilitato dall’aiuto pratico di gruppi religiosi o umanitari. Alcuni cinesi si sono dimostrati disponibili ad aiutare i nord coreani nell’attraversamento del fiume Yalu, memori dell’aiuto ricevuto durante il regime di Mao Zedong. Recentemente la cosa si è però complicata, il tasso di criminalità nord coreano è cresciuto notevolmente e di conseguenza è sorto un sentimento anti coreano che certo non aiuta. Un ulteriore sintomo di inimicizia nei loro confronti è dimostrato dal fatto che le autorità cinesi offrono addirittura una ricompensa a chi consegna loro gli “immigrati illegali”.
Una volta trovati i soldi per sfamare la propria famiglia, alcuni nord coreani, dopo lunghe peregrinazioni, fanno ritorno nel proprio paese. Altri invece restano in Cina cercando di sfuggire all’ufficialità nella speranza di trovare un destino migliore. Al proposito, ricordiamo che numerose sono le donne che tentano di sposarsi con i cinesi-coreani al fine di vivere nella legalità. È stato osservato che molti di coloro che rimangono in Cina provengono dal nord-est della Corea del Nord e in particolar modo dalla provincia di Nord Hamgyong dove le condizioni di vita sono particolarmente disagiate. Tra l’altro le autorità cinesi hanno negato ai gruppi umanitari l’accesso alle zone del nord est confinanti con la Corea del Nord e impedito di costruire un campo profughi sul loro territorio.
Il governo cinese non considera i rifugiati come rifugiati politici bensì come “immigrati economici illegali”; così facendo la Cina viola la Convenzione di Ginevra sulla condizione del rifugiato firmata nel 1982 in favore di un trattato bilaterale con Pyongyang e mette in discussione la stabilità con il regime di quest’ultimo. I rifugiati illegali nascosti nella parte nord-est della Cina, in particolare la provincia di Jilin, sono dai 100.000 ai 300.000. Nel caso che siano riconosciuti, vengono arrestati e subito rimpatriati .Secondo alcune testimonianze, la prima domanda che i militari coreani farebbero ai “fuggitivi” è: ”Hai avuto dei contatti con i cristiani in Cina?”oppure: ”Credi in Gesù Cristo?”. In caso di risposta affermativa, verrebbero fucilati immediatamente davanti a tutti, anche davanti ai bambini, al fine di dimostrare qual’ è il prezzo dell’essere disertori. I superstiti sarebbero sottoposti a torture e mandati per sei mesi in campi di lavoro e qui sottoposti ad una serie di abusi.....
Una notizia di ieri:
PECHINO - Il "numero due" del regime nordcoreano Kim Yong-Nam e' giunto a Pechino per una serie di colloqui sulla fine del programma nucleare di Pyongyang. La Cina e' sempre stata impegnata in prima fila nel tentare una mediazione tra Stati Uniti e Corea del Nord. Il viaggio si svolge pochi giorni prima dell'arrivo nella regione del segretario di Stato americano Colin Powell. (Agr)