venerdì, 03 dicembre 2004

Continuano ad arrivare notizie di cambiamenti, seppure ora solo esteriori. Il significato politico rimane però ancora tutto da decifrare:

SEUL - Dopo i ritratti dalle pareti, sono stati rimossi anche i distintivi di Kim Jong Il dal bavero delle giacche dei nordcoreani che vanno all'estero o ne ritornano. Lo ha reso noto oggi una portavoce del governo della Corea del Sud.

"I nordcoreani che entrano in Cina o ritornano da lì in patria hanno smesso di portare il distintivo con l'effige di Kim Jong Il. Hanno solo quello del padre e fondatore dello stato Kim Il Sung, morto nel 1994", ha affermato la portavoce del ministero dell'unificazione nazionale Yang Jong Hwa.

"Stiamo ancora analizzando la natura e il significato di questi cambiamenti", ha aggiunto. La rimozione dei distintivi segue quella dei ritratti del figlio e successore del fondatore del regime stalinista nordcoreano dalle pareti degli edifici pubblici aperti anche agli stranieri.

fonte:TicinoOnLine

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lunedì, 22 novembre 2004

Continua a finire male per coloro che vogliono fuggire dall'inferno Corea del Nord. Questo è accaduto a fine ottobre:

La polizia cinese ha arrestato oggi a Pechino 65 profughi nordcoreani e due attivisti di un gruppo umanitario sudcoreano. L'azione è venuta dopo che negli ultimi due mesi quasi duecento profughi dalla Corea del Nord sono riusciti a rifugiarsi nelle sedi di ambasciate straniere eludendo la sorveglianza della polizia.

Le 67 persone sono state catturate in due appartamenti nei quali abitavano alla periferia della capitale. I profughi saranno probabilmente rimandati in Corea del Nord, dove li aspettano la prigione e i campi di lavoro. I due attivisti sudcoreani saranno processati in Cina e potrebbero ricevere pesanti pene detentive. Secondo i gruppi umanitari 200-300mila profughi dalla Corea del Nord si trovano in Cina, in attesa di trovare un modo per raggiungere la Corea del Sud, che è la loro meta ultima.

SDA-ATS
fonte: swissinfo
Forse avrete letto qualche giorno fa della notizia che nella capitale Pyongyang potessero essere stati rimossi i ritratti del dittatore Kim Jong Il. Ma quello che poteva essere il preludio a una svolta (anche se sappiamo di Breznev in Urss,a suo tempo, morto ma continuato a "pubblicizzare" vivo...) è stata smentita dalla autorità del paese. Non si sa quindi se fosse vero. Tuttavia l'agenzia AsiaNews ci dice che:

Pyongyang (AsiaNews/Ap) – Da alcuni giorni i media di proprietà del governo nordcoreano hanno tagliato l’appellativo di “caro leader” per il presidente Kim Jong Il. Lo riferisce l’agenzia giapponese Radiopress, attenta ai mass media di Pyongyang.

L’Agenzia di stampa e la Radio nazionale nordcoreane hanno iniziato a parlare di Kim Jong Il come “segretario generale del Partito dei lavoratori di Corea” o “presidente della Commissione nazionale di difesa e comandante in capo dell’Esercito popolare nordcoreano”.

Proprio ieri il presidente si è recato a visitare attività militari delle truppe: i media non hanno utilizzato il solito “caro leader” riferendosi a Kim Jong Il. Questo cambiamento non è isolato: il 16 novembre l’agenzia di stampa russa Itar-Tass, citando una fonte diplomatica, ha riferito che i ritratti di Kim Jong Il erano spariti da alcuni edifici pubblici.

Analisti della Nord Corea ritengono che questi fatti siano parte di un progetto, guidato dall’alto, per determinare un’immagine più “soft” di Kim Jong Il. Altri segnali propendono per questa interpretazione: i giornali raccontano in modo più sobrio le vicende del leader nordcoreano.

Kim Jong Il, al potere dal 1994, è noto per aver imposto il culto della propria personalità ai 23 milioni di nordcoreani, insieme alla venerazione del padre Kim Il-Sung.
 
 
Difficile risalire alla verità nel più chiuso sistema totalitario del mondo.




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martedì, 19 ottobre 2004

Su Equilibri.net un quadro generale della situazione in Nord-Corea e del drammatico problema dei rifugiati di questo paese. Alcuni stralci:

L’economia della Repubblica Popolare di Corea (RPC) si presenta particolarmente difficile e deficitaria se non addirittura stagnante. Si tratta infatti di un’economia pianificata inserita in un sistema politico comunista altamente centralizzato. In questi ultimi anni, soprattutto nel 2002, il governo ha provveduto ad apportare un certo numero di riforme; sono state introdotte misure di liberalizzazione come i provvedimenti (non ancora attivi) riguardanti i salari e i prezzi ed il sostegno ai mercati privati che ha permesso agli agricoltori di coltivare aree abbandonate. Inoltre si riscontra anche una forte svalutazione della moneta e un limitato aumento nella flessibilità delle imprese economiche. Tutto ciò ha avuto solo conseguenze negative comportando da una parte una dilagante e forte inflazione e dall’altra una sempre maggiore sperequazione tra ricchi e poveri. Il sistema di distribuzione della ricchezza non è egualitario e tutti gli aiuti internazionali finiscono nelle tasche dei militari. La maggior parte del budget nazionale e internazionale va nelle tasche dell’unità più potente del nord: le guardie del corpo di Kim Jong-il. A quanto risulta, infatti, il governo spende 1/3 del suo Prodotto Interno Lordo (PIL) per le spese militari secondo la politica di regime del “Songun” (“prima le armi”).[...] Secondo la popolazione proveniente dall’area più povera della Corea del Nord, la provincia di Nord Hamgyong, il sistema di distribuzione vigente prima del 1994 è completamente saltato, col risultato che lo stato non è in grado di provvedere neppure al sostentamento giornaliero dei bambini; l’unica cosa dispensata sono 300 grammi al giorno di cibo (meno di mezza razione per la sopravvivenza!).La situazione ha raggiunto un tale livello di povertà che molte scuole sono state chiuse perché studenti e insegnati non hanno di che vivere.[...]

Gli ultimi dati ci informano che a luglio 2004, nella Corea del Sud, sono giunti 468 rifugiati attraverso un paese terzo del sud est asiatico (molto probabilmente si tratta del Vietnam); questi si vanno ad aggiungere ai 760 del mese di giugno.
In questo complesso movimento di emigrazione dalla propria patria, le mete e i percorsi degli emigranti sono i più svariati. Chi va in Cina e chi invece prosegue il viaggio per la Corea del Sud passando per il Vietnam, la Thailandia o il Laos.
Per oltrepassare la frontiera con la Cina essi debbono attraversare il fiume Tumen che d’inverno è ghiacciato e d’estate stretto e poco profondo oppure, impresa ancor più difficile, il fiume Yalu . Fra le varie difficoltà che incontrano i nord coreani, vi è anche quella del controllo delle guardie sulle sponde dei fiumi cinesi , controllo che può essere eluso non solo con l’astuzia ma anche con la corruzione. Il viaggio è molto lungo, dispendioso e faticoso ma talvolta facilitato dall’aiuto pratico di gruppi religiosi o umanitari. Alcuni cinesi si sono dimostrati disponibili ad aiutare i nord coreani nell’attraversamento del fiume Yalu, memori dell’aiuto ricevuto durante il regime di Mao Zedong.
Recentemente la cosa si è però complicata, il tasso di criminalità nord coreano è cresciuto notevolmente e di conseguenza è sorto un sentimento anti coreano che certo non aiuta. Un ulteriore sintomo di inimicizia nei loro confronti è dimostrato dal fatto che le autorità cinesi offrono addirittura una ricompensa a chi consegna loro gli “immigrati illegali”.
Una volta trovati i soldi per sfamare la propria famiglia, alcuni nord coreani, dopo lunghe peregrinazioni, fanno ritorno nel proprio paese. Altri invece restano in Cina cercando di sfuggire all’ufficialità nella speranza di trovare un destino migliore. Al proposito, ricordiamo che numerose sono le donne che tentano di sposarsi con i cinesi-coreani al fine di vivere nella legalità. È stato osservato che molti di coloro che rimangono in Cina provengono dal nord-est della Corea del Nord e in particolar modo dalla provincia di Nord Hamgyong dove le condizioni di vita sono particolarmente disagiate. Tra l’altro le autorità cinesi hanno negato ai gruppi umanitari l’accesso alle zone del nord est confinanti con la Corea del Nord e impedito di costruire un campo profughi sul loro territorio.
Il governo cinese non considera i rifugiati come rifugiati politici bensì come “immigrati economici illegali”; così facendo la Cina viola la Convenzione di Ginevra sulla condizione del rifugiato firmata nel 1982 in favore di un trattato bilaterale con Pyongyang e mette in discussione la stabilità con il regime di quest’ultimo. I rifugiati illegali nascosti nella parte nord-est della Cina, in particolare la provincia di Jilin, sono dai 100.000 ai 300.000. Nel caso che siano riconosciuti, vengono arrestati e subito rimpatriati .Secondo alcune testimonianze, la prima domanda che i militari coreani farebbero ai “fuggitivi” è: ”Hai avuto dei contatti con i cristiani in Cina?”oppure: ”Credi in Gesù Cristo?”. In caso di risposta affermativa, verrebbero fucilati immediatamente davanti a tutti, anche davanti ai bambini, al fine di dimostrare qual’ è il prezzo dell’essere disertori. I superstiti sarebbero sottoposti a torture e mandati per sei mesi in campi di lavoro e qui sottoposti ad una serie di abusi.....

Una notizia di ieri:

PECHINO - Il "numero due" del regime nordcoreano Kim Yong-Nam e' giunto a Pechino per una serie di colloqui sulla fine del programma nucleare di Pyongyang. La Cina e' sempre stata impegnata in prima fila nel tentare una mediazione tra Stati Uniti e Corea del Nord. Il viaggio si svolge pochi giorni prima dell'arrivo nella regione del segretario di Stato americano Colin Powell. (Agr)







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martedì, 05 ottobre 2004

La Corea del Nord ha ammesso di “non prestare la stessa attenzione dell’Occidente ai diritti umani”. Lo ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri inglese, Bill Rammell. Il ministro britannico, durante il suo recente viaggio nel paese comunista, ha chiesto spiegazioni sulla situazione dei diritti umani e sul problema del nucleare nel Paese.

[...]

Lager: Per combattere la dissidenza politica, anche solo presunta, il regime comunista utilizza punizioni di massa contro famiglie intere. I colpevoli vengono spediti in campi di lavoro forzato, dove a volte rimangano per tutta la vita. Attualmente i prigionieri sarebbero circa 100mila.



Carceri e pena capitale: Lasciare il Paese senza un permesso ufficiale è considerato tradimento, punibile con la morte, come succede a molti rifugiati rimpatriati. Per questo molti Paesi chiedono alla Cina di offrire asilo ai profughi nordcoreani invece di arrestarli e ordinarne il rientro in patria. Le esecuzioni capitali avvengono spesso in pubblico e davanti a bambini. A chi non viene ucciso e resta in carcere non viene riservata sorte migliore. Nelle prigioni sovraffollate si pratica ogni genere di tortura. Le detenute che aspettano un bambino da un uomo cinese sono obbligate ad abortire.



Libertà religiosa: La Costituzione garantisce sulla carta la libertà religiosa, ma il governo di fatto perseguita e reprime tutte le attività religiose. Nel Paese è ammesso solo il culto del leader Kim Jong-Il e del padre Kim Il-Sung. Buddisti e cristiani sono i più colpiti. Secondo il rapporto 2004 di Aiuto alla Chiesa che soffre nella sola prigione n° 15 - a nord del Paese - sono detenuti circa 6mila cristiani.



Crisi alimentare: In Corea del Nord si muore di fame. Dopo che Pyongyang ha ripreso il programma nucleare lo scorso anni, molti paesi donatori hanno interrotto l’invio di alimenti, anche per timore che fossero destinati ai militari e non alla popolazione. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ha ammonito che circa 4 milioni di nord-coreani (pari al 17% della popolazione) sono a rischio malnutrizione a causa del calo degli aiuti internazionali. In tutto circa 6,5 milioni di persone, quasi un terzo della popolazione, è piegata da anni di carestia e dalla cattiva gestione economica. La maggior parte dei poveri vive nelle aree periferiche di Pyongyang e dipende da un sistema nazionale di distribuzione alimentare: ogni persona riceve solo 300 grammi di cibo al giorno. (MA)

fonte: ICN- news

Cosa valgono queste ammissioni e che significato hanno?
















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venerdì, 24 settembre 2004

L'Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) è tornata oggi a chiedere il ritorno dei suoi ispettori in Corea del Nord, con una risoluzione adottata all’unanimità dai 137 Paesi della Conferenza generale dell’Agenzia, riunita a Vienna.

A Pyongyang, che nel 2000 aveva espulso gli ispettori, si chiede di accettare "rapidamente le garanzie complete [di non proliferazione] dell’Aiea e di cooperare con l’Agenzia per la loro completa ed effettiva applicazione”. La Corea del Nord si è ritirata dal Trattato di non proliferazione all’inizio del 2003.

Già l’anno scorso l’Aiea aveva invano formulato la stessa domanda alla Corea del Nord, che non fa mistero delle sue ambizioni in materia di produzione nucleare. Ha trovato intanto ufficiale conferma oggi a Seoul che la stessa Corea del nord ha ottenuto da imprese sudcoreane prodotti utilizzabili nella produzione di armi chimiche. Un alto funzionario del ministero del commercio, dell'industria e dell'energia ha infatti reso noto oggi che “una società ha esportato nel 2003 in Corea del Nord attraverso la Cina 107 tonnellate di cianuro di sodio”. E’ stato anche reso noto che è in corso un’indagine su un altro carico sospetto di 40 tonnellate di agenti chimici, almeno 15 tonnellate dei quali sono di provenienza sudcoreana.

Il cianuro di sodio è una sostanza tossica, normalmente destinata a usi industriali, ma in grado di dare origine ad un gas nervino. E' inserito in Corea del sud nella lista dei materiali strategici non esportabili senza permesso governativo in “Paesi ad alto rischio”, tra i quali la Corea del nord.L'alto funzionario non ha voluto diffondere il nome della società coinvolta nel traffico, ma ha rivelato che un suo dirigente è stato arrestato e condannato. Il ministero del commercio, industria ed energia ha così ammesso le insistenti accuse di traffici illegali con la Corea del Nord comparse sulla stampa, ma finora ufficialmente negate.

Asianews

LucaP


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