***IN EVIDENZA***
La lezione ignorata del rapporto Duelfer
Il rapporto indipendente sulle armi di distruzione di massa irachene presentato da Charles A. Duelfer, e frutto del lavoro di più di mille ispettori americani, dimostra il fallimento delle politiche di containment tentate dalla comunità internazionale, soprattutto per mezzo dell'attuazione di un regime di sanzioni, nei confronti del regime di Saddam Hussein.
Al momento dell'attacco anglo-americano nel 2003 non c'erano in Iraq armi di distruzione di massa in quantità «militarmente rilevanti», ma laboratori per veleni e armi chimiche da usare per assassinii segreti...
[6 ottobre]
... Tuttavia, nel momento in cui è stato deposto, Saddam stava vincendo la sua guerra di logoramento contro le sanzioni dell'Onu. E' il rapporto Duelfer a spiegare come molti funzionari e politici francesi avessero interesse a che Saddam rimanesse al potere: «Intascavano mazzette sul programma dell'Onu oil-for-food». I documenti riportati da Duelfer parlano chiaro: «Favori economici a importanti diplomatici e personalità francesi che hanno accesso ai leader chiave». Lo stesso Tarek Aziz rivela come entrambe le parti sapessero bene che i favori andavano ricompensati con sforzi per la fine delle sanzioni, o l'opposizione alle iniziative americane in Consiglio di Sicurezza»...
[William Safire, New York Times, 13 ottobre]
... E' il rapporto Duelfer a spiegare come per il dittatore iracheno le armi di distruzione di massa fossero vitali e come tutta la sua politica fosse finalizzata ad esse. E' il rapporto ad affermare che la strategia di Saddam mirava ad ottenere la fine delle sanzioni per poter riprendere a sviluppare i suoi programmi. Questo sapersi muovere in una lunga prospettiva di Saddam, l'occidente lo ignorava. Saddam aveva conservato le conoscenze base per la produzione delle armi di distruzione di massa; delegittimava le sanzioni con la propaganda del disastro umanitario di cui dovevano essere responsabili per dividere la comunità internazionale e ottenere la fine dell'embargo; aggirava e indeboliva il regime di sanzioni corrompendo funzionari dell'Onu, francesi, russi, cinesi, e stabiliva traffici illeciti di armi e materiali con Ucraina, Corea del Nord, Siria e altre nazioni in vista della ricostruzione del suo arsenale. Tutto questo - afferma sempre il rapporto Duelfer - stava funzionando. Francia, Russia, Cina e altre nazioni spingevano da tempo per la fine delle sanzioni e Saddam - questo ce lo ricordiamo tutti e lo scrive esplicitamente Duelfer - era «palesemente vicino» ad ottenerla, questione di mesi. E si stava preparando all'evento: dal 1996 - è documentato - per l'atomica aveva aumentato i contatti con scienziati dell'est europeo e moltiplicato i budget militari, aveva portato da 40 a 3.200 il numero dei progetti di ricerca, cominciavano ad affluire nel Paese armi e prodotti proibiti.
[David Brooks, New York Times, 9 ottobre]
***ALTRI AGGIORNAMENTI***
La battaglia per Fallujah
La città di Fallujah è ritenuta essere il quartier generale del terrorista giordano affiliato ad Al Qaeda Al Zarqawi ed è divenuta il simbolo della "resistenza" del vecchio regime alla trasformazione dell'Iraq in una stabile democrazia. «E fin quando - sostiene nel suo articolo James Phillips - rimane un santuario di terroristi stranieri e insorgenti iracheni, non sarà possibile stabilizzare il resto del Paese». Mentre scrivo, la battaglia per Fallujah è entrata nel suo pieno svolgimento.
[Heritage Foundation, 15 ottobre]
Le prospettive per la pace, la ricostruzione e le elezioni di gennaio
Giovedì scorso ha avuto luogo su questi temi un seminario organizzato dalla Brookings Institution, a cui hanno preso parte due dei maggiori analisti di politica estera di area clintoniana e due degli esponenti dell'Autorità provvisoria guidata da Paul Bremer rientrati recentemente da Baghdad. Come gli Stati Uniti possono assicurare elezioni libere e il successo della ricostruzione? C'è accordo sul fatto che le elezioni previste a gennaio dovrebbero essere rinviate vista la situazione della sicurezza nel Paese. Per Kenneth M. Pollack una partecipazione parziale alle elezioni concederebbe maggiore spazio agli estremisti e romperebbe gli equilibri. Il numero di iracheni coinvolti nella resistenza è aumentato di quattro volte nell'ultimo anno. «La nostra presenza è necessaria, ma è anche parte del problema», ha indicato Michael O'Hanlon. Peter Khalil ha sottolineato l'importanza dell'addestramento di truppe irachene per fronteggiare gli insorti. Violenza e instabilità hanno cattivi effetti sul morale dei cittadini e sulla credibilità del governo ad interim. Ma guadagnare il sostegno degli iracheni non è tanto un problema di conquistare «cuori e menti», quanto di riempire «stomaci e tasche».
[Brookings Institution, 14 ottobre]
Il macabro primato di Saddam
Una nuova macabra scoperta nel nord dell'Iraq. Una fossa comune con i corpi di centinaia di curdi - uomini, donne e bambini - è stata rinvenuta ad Hatra, vicino l'antica città di Nineveh. Si pensa però che faccia parte di una serie di buche contenenti in realtà migliaia di corpi. Qualcosa che non ha paragoni con quanto avvenuto nei Balcani e che all'epoca scosse le opinioni pubbliche europee. Infatti, se fossero confermate le cifre contenute nel rapporto di Usaid "Iraq's Legacy of Terror: Mass Graves" - ma dichiarate anche da Amnesty International e Human Rights Watch (270 fosse comuni in cui sono sepolti tra i 300 e i 400 mila esseri umani) - Saddam Hussein si situerebbe al quarto posto nella classifica dei grandi genocidi del '900, dopo il Ruanda, Pol Pot e l'Olocausto.
[14 ottobre]
La comunità internazionale sostenga la ricostruzione
Nuovo invito rivolto alla comunità internazionale da parte del sottosegretario di Stato Richard Armitage per sostenere la ricostruzione irachena con rapidi e generosi contributi, in particolare per l'approvvigionamento di acqua e di elettricità . «Sono grandi i bisogni degli iracheni, e alti i costi umani del non soddisfarli. Invito che Armitage ha rivolto ai paesi donatori riuniti il 13 ottobre a Tokyo.
[Dipartimento di Stato Usa, 13 ottobre]
L'Iraq sulle orme dell'Afghanistan
Il segretario di Stato Colin Powell, nel rallegrarsi per lo svolgimento delle prime elezioni in Afghanistan, si è detto convinto che presto gli iracheni potranno seguirne l'esempio.
[Dipartimento di Stato Usa, 12 ottobre]
Le sanzioni contro Saddam hanno fallito
Anche se l'ultimo rapporto ha dimostrato l'assenza di armi di distruzione di massa in Iraq, il segretario di Stato Colin Powell ha ribadito che Saddam Hussein manteneva le capacità e l'intenzione di fabbricarle, sottolineando come al momento dell'invasione il regime di sanzioni imposte dall'Onu stesse fallendo e Saddam avesse già le mani libere.
[Dipartimento di Stato Usa, 8 ottobre]
Le ultime cifre della ricostruzione
Il responabile dell'Ufficio per la ricostruzione irachena William Taylor assicura che i lavori di ricostruzione stanno procedendo con urgenza per dimostrare agli iracheni che al momento del voto, nel gennaio 2005, le loro vite saranno migliori. Purtroppo, ha aggiunto, l'insicurezza che regna nel paese rallenta i lavori. Sono in costruzione 28 depuratori, 5 terminati; in costruzione anche 13 reti di fognature e 72 strutture sanitarie, mentre altre 73 sono state completate; 3.100 scuole sono state riaperte; sono stati addestrati ed equipaggiati 39 mila poliziotti, 14 mila guardie di frontiera, tre battaglioni regolari dell'esercito, 8 battaglioni della Guardia Nazionale; sono in costruzione 62 postazioni di frontiera, 9 stazioni di vigili del fuoco, 37 centraline elettriche, 9 basi militari.
[Dipartimento di Stato Usa, 7 ottobre]
Topi nella ricostruzione
Un rapporto del Csis rivela un'altra grave falla dell'amministrazione Bush nella gestione della ricostruzione irachena. Il 73 per cento dei 18 miliardi di dollari destinati ai programmi di ricostruzione non ha mai raggiunto la società irachena, speso in sicurezza e salari, perso in frodi e cattiva gestione. Solo il 27 per cento è stato investito nell'economia irachena.
[Csis, 7 ottobre]
L'utilizzo dei fondi
E' stato presentato al Congresso il rapporto di ottobre sull'utilizzo dei fondi stanziati per la ricostruzione irachena.
[Dipartimento di Stato Usa, 5 ottobre]
La democrazia passa anche per le donne irachene
Il Dipartimento di Stato stanzierà 10 milioni di dollari per progetti mirati alla partecipazione delle donne irachene nel processo politico che porterà alle elezioni del 5 gennaio. Diverse Ong si occuperanno di istruire le donne irachene nelle normali pratiche della vita democratica.
[Dipartimento di Stato Usa, 27 settembre]
*RAPPORTI*
Un anno di USAID in Iraq
USAID
La legge del terrore. Le fosse comuni
USAID
Iraq's Post-Conflict Reconstruction, A Field Review
Csis
Diritti umani in Iraq 2003
Dipartimento di Stato Usa
*RISORSE*
I primi bilanci di tre istituti d'analisi americani
RadioRadicale.it
La pagina speciale del Council on Foreign Relations
Council on Foreign Relations
Iraq Index. La ricostruzione in cifre aggiornate settimanalmente
Brookings Institution
La pagina speciale della Casa Bianca
White House