mercoledì, 16 marzo 2005

La "Society for Russian-Chechen Friendship" (ci sono anche vari documenti in inglese: link, e può essere utile usare un tarduttore automatico: link) è una ONG per i diritti umani che si occupa di osservare e informare sulla situazione in Cecenia e di creare, malgrado tutto, una amicizia tra russi e ceceni (sembra impossibile ma ci saranno cose sorprendenti da dire su questo). Come è ovvio si tratta di una organizzazione che denuncia verità scomode per il governo russo. Risulta che ultimamente è stata minacciata dalle autorità russe di essere chiusa ed ha chiesto di rendere noto il suo caso perchè dicono che sono sottoposti ad una pressione tremenda.

E allora ho deciso di dare una mano per fare conoscere il loro caso e invito tutti a fare altrettanto.

La "Society for Russian-Chechen Friendship" ha coraggiosamente denunciato abusi e violazioni dei diritti umani di ogni sorta in Cecenia da ormai cinque anni. Come potete vedere il suo archivio è pieno di ricerche, rapporti e denunce di ciò che è successo in questo periodo. Le attivita della SRCF sono state anche premiate dalla International Helsinki Federation. Il loro rifiuto di essere una ONG di facciata (ce ne sono non poche) lo hanno dovuto pagare anche con rapimenti, torture e "sparizioni" dei loro collaboratori. Tre di loro sono già stati uccisi e uno è "sparito" senza traccie.

Si trattava chiaramente di "avvertimenti". Ma la SRCF ha malgrado tutto coraggiosamente continuato con le sue attività di denuncia di ciò che succede in Cecenia. Le autorità allora, vedendo che questi crimini non sono stati sufficienti, hanno deciso di passare per le vie di fatto usando metodi più ...."sottili", ma che rischiano di essere definitivi. Nel gennaio di quest'anno le autorità russe hanno aperto un caso giudiziario contro di loro con l'accusa (ridicola) che si sono registrati come una "ONG russa". Una ONG non può essere "russa", così secondo l'accusa, se non opera su tutto il territorio russo, quando invece la SRCF opera solo in alcune regioni del sud della Russia. In base a questo "crimine" ora sono minacciati di chiusura definitiva. Inoltre ricevono di continuo le visite da parte del FSB che li tempesta di domande e accuse. Infine sono stati anche accusati di incitare al terrorismo perchè in un loro giornale avevano osato pubblicare una intervista con Maskhadov (leader degli indipendentisti ceceni recentemente ucciso) a cui sono seguiti raid della polizia nella loro sede e quant'altro.

Insomma, l'obiettivo è chiaro: chi denuncia le atrocità commesse in Cecenia non è tollerato e deve essere eliminato fisicamente e/o deve essere fatto chiudere.

La SRCF chiede dunque il nostro aiuto perchè è proprio il nostro silenzio che più di ogni altra cosa favorisce queste guerre e la censura sulle violenze che le accompagnano. Hanno fatto capire che la loro sorte sarà anche determinata dall'esistenza di un sostegno esterno. Ho creato una pagina web che descrive più nei dettagli la situazione e che verrà costantemente aggiornata: http://www.hrvc.net/htmls/srcf.html - Invito pertanto anche altri nell'attivarsi e nel fare diventare noto il loro caso!

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lunedì, 10 gennaio 2005

Temo che tutti quelli che speravano in una rivoluzione "arancione" in Russia dovranno mettersela da parte per un pò.

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RUSSIA: PER PUTIN NESSUN RISCHIO DI CONTAGIO UCRAINO/ANSA
TRA LA GENTE SCARSISSIMA SIMPATIA PER RIVOLUZIONE ARANCIONE (ANSA) -

MOSCA, 10 GEN - Nella sua dacia di Novoie Ogariovo alla periferia-bene di Mosca il presidente Vladimir Putin puo' dormire sonni tranquilli: per ora non corre il minimo rischio di contagio ucraino. Soltanto un'infima minoranza di russi ha simpatia per quella ''rivoluzione arancione'' che sta portando al potere a Kiev il leader dell'opposizione filo-occidentale, Viktor Yushenko, dopo travagliatissime elezioni presidenziali. Secondo un sondaggio effettuato dall'istituto diretto dal piu' famoso sociologo moscovita, Yuri Levada, appena il 9% dei russi approva le spettacolari proteste di piazza organizzate con successo dai seguaci di Yushenko per far annullare il ballottaggio presidenziale del 21 novembre vinto dal candidato del regime e del Cremlino - Viktor Yanukovic - grazie ai brogli. Tra i connazionali di Putin ben pochi (per l'esattezza il 12%) credono che i brogli e il desiderio di una piu' autentica democrazia siano la vera molla della ''rivoluzione arancione''. La maggioranza e' convinta che il ribaltone di Kiev - sancito dal ballottaggio di Santo Stefano - sia dovuto ad un'aspra e sotterranea lotta per il potere tra i piu' forti clan economici ucraini e agli ''intrighi dell'Occidente''. Perplessita', irritazione, indignazione: ecco i sentimenti prevalenti tra i russi che hanno seguito in tv e sui giornali le varie tappe della dirompente crisi ucraina. Per Putin il sondaggio (realizzato a fine dicembre su un campione di 1.600 russi di 46 regioni diverse) non potrebbe essere piu' rassicurante: l'opinione pubblica interna sembra in perfetta sintonia con lui e a detta del sociologo Dmitri Furman questa coincidenza non e' una mera conseguenza dell'efficienza della propaganda ufficiale, del controllo assoluto delle tv da parte del Cremlino. E' anche una manifestazione della ''mentalita' particolare del popolo russo'', della sua propensione ad una dietrologia non esente da punte paranoiche. ''E' - sottolinea il sociologo - una visione ancora sovietica del mondo. Si va sempre in cerca del complotto e dei burattinai. Si spiega tutto con gli interessi materiali di certe forze politiche che agiscono dietro le quinte...''. Non avendo mai conosciuto la democrazia dal basso (il meglio che hanno avuto sono autocrati liberali alla Gorbaciov e alla Ieltsin), i russi non credono che il terremoto politico di Kiev possa essere una genuina reazione popolare in risposta ad un regime deciso a rimanere abbarbicato al potere a tutti i costi, anche manipolando le urne. A giudizio di Andrei Piontkovski, direttore dell'istituto moscovita di ricerche strategiche, una ''rivoluzione arancione'' e' per ora improponibile in Russia perche' qui lo sviluppo della societa' civile e' nel complesso in ritardo di una decina d'anni sull'Ucraina e, quindi, il regime incarnato da Putin potra' continuare ancora a lungo sulla controversa strada della ''democrazia pilotata'' e del rafforzamento della ''verticale del potere''. Vicino ai liberali filo-occidentali del partitino Yabloko, Piontkovski sottolinea ''la totale passivita' della societa' russa'' e esprime un timore: la ''rivoluzione arancione'', con il corollario geo-strategico di una progressiva integrazione dell'Ucraina all'Unione europea e alla Nato, potrebbe rendere Putin ''ancora piu' autoritario, ancora piu' anti-democratico, ancora piu' anti-occidentale''. Al momento, Putin non deve guardarsi da bruschi risvegli perche' in patria rimane molto popolare e per i prossimi tre anni non ci sono all'orizzonte scadenze elettorali importanti. ''A differenza di Kuchma in Ucraina, la gente - sostiene Konstantin Remciukov, consigliere del ministro dello Sviluppo Economico e del Commercio - non si e' stufata di Putin e malgrado l'affare Yukos associa a lui le sue speranze in un futuro migliore''.(ANSA). LQ 10-GEN-05 17:14

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lunedì, 03 gennaio 2005

COME E' CADUTO IL REGIME IN UCRAINA

 
L'ipotesi che ci interessava verificare era se davvero il regime di Kuchma, presidente della Repubblica in Ucraina dal 1994 ad oggi, era crollato grazie all'uso strategico della nonviolenza, in particolare grazie alle azioni dirette nonviolente organizzate dal movimento Pora (traduzione: "E' ora"), uno dei nostri principali interlocutori durante il soggiorno a Kiev.
L'Ucraina è classificata nel rapporto Freedom in the World di Freedom House come paese "parzialmente libero". Le ragioni di questo giudizio risiedono soprattutto nel ricorso da parte delle autorità statali all'intimidazione degli avversari politici e dei giornalisti indipendenti (particolarmente noto è l'assassinio del giornalista Heorhiy Gongadze nel 2000), lo stretto controllo politico dei media statali e la conseguente copertura giornalistica faziosa e sbilanciata (con tanto di bollettini governativi sulle questioni su cui informare e quelle su cui tacere, i temnyky), i reiterati episodi di brogli elettorali diffusi, l'uso delle risorse e del potere statale in campagna elettorale per privilegiare i candidati del governo.
Tuttavia in Ucraina si è potuta formare e organizzare, ha potuto ricevere finanziamenti e partecipare alle elezioni un'opposizione che già alle elezioni parlamentari del 2002, sotto la guida di un leader popolare come Victor Yushchenko, era divenuta la forza politica più votata nella quota proporzionale del sistema elettorale ucraino, ottenendo un numero consistente di seggi in Parlamento.
Inoltre, tradizionalmente l'Ucraina è caratterizzata da una forte e vibrante società civile, organizzata in centinaia di ong e gruppi civici dediti ad attività di monitoraggio, di informazione imparziale, di difesa e educazione alla democrazia e ai diritti politici, sostenute da organizzazioni straniere come l'Open Society Institute (presente in Ucraina sotto la veste della Renaissance Foundation), il National Democratic Institute, Freedom House e programmi di sostegno alla democrazia finanziati direttamente dal Dipartimento di stato americano.
Secondo Adrian Karatnycky, di Freedom House, "dato che tutti i media nazionali erano fortemente controllati l'unico modo per sfidare la censura e assicurarti qualche informazione locale era quello di avere un movimento civico decentralizzato. Per questo organizzazioni come Pora sono diventate molto importanti. Hanno portato avanti campagne civiche e prendevano in giro il governo locale riducendo il livello di paura. Ma non credo che questo sia stato il fattore più importante nella rivoluzione arancione. Il fattore più importante è stato quello di avere un leader unificante come Yushchenko, che aveva una sostanziosa base finanziaria, che ha però imparato le tattiche da questi movimenti. Siccome non poteva andare sulla televisione nazionale ha dovuto condurre la campagna spostandosi da posto a posto e ha potuto contare su network di attivisti che portavano altre persone agli incontri elettorali, così che ha potuto viaggiare incontrando migliaia di persone al giorno. Ha fatto questo per tutta l'estate e la ragione per cui è stato avvelenato è che aveva avuto molto successo con questo tipo di campagna."
Per Alexander Demyanets, analista politico del think tank indipendente Ukrainian Center for economic and political studies, oltre al ruolo determinante dei movimenti civici e delle altre organizzazioni della società civile, ha contato il crescente malcontento nei confronti di un governo corrotto e della situazione economica, sociale e politica del paese, soprattutto in relazione ai paesi occidentali confinanti, molti dei quali già integrati nell'Unione europea.
Secondo Pavol Demes, direttore del German Marshall Fund per l'Europa centrale ed orientale, oltre che membro della giunta consultiva del Democracy Coalition Project, le organizzazioni e i movimenti civici hanno creato i margini per consentire l'iniziativa dell'opposizione politica e per il rispetto delle leggi. La rivoluzione arancione è stata possibile grazie a un leader galvanizzante come Yushchenko, che ha mostrato l'esistenza di un'alternativa, all'attività di monitoraggio condotta da svariate ong e centri studi indipendenti, all'attività di mobilitazione soprattutto dei giovani condotta da Pora e altri gruppi e alla diffusa consapevolezza nei cittadini di trovarsi di fronte a una scelta epocale in cui in gioco erano valori fondanti come la democrazia, il rispetto delle leggi, la moralità del potere politico e l'inclusione dell'Ucraina tra i paesi dell'Europa occidentale.
Un elemento sottolineato da tutti è la forza di attrazione esercitata dal processo di integrazione europeo. L'Europa, più l'Europa come idea che l'Europa come istituzioni europee, rappresenta infatti in questi paesi un modello di società e di politica fondato su democrazia, libero mercato, modernizzazione, valori occidentali. Le bandiere europee sbandieravano in Piazza indipendenza a Kiev e nella discussione sul simbolo da adottare per Pora, la soluzione alternativa a quella poi prescelta dell'orologio, prevedeva l'uso delle 12 stelle della bandiera europea.


PORA

Pora, in italiano "E' tempo", si definisce una "campagna civica". E' nata nel marzo del 2004 per iniziativa di esponenti del movimento studentesco ucraino, di ong come Freedom of Choice Coalition, della campagna "Elezioni senza Kuchma" condotta nel 2000, di ex esponenti del movimento studentesco per l'indipendenza dell'Ucraina del 1990-91. In pochi mesi è riuscita a raccogliere migliaia di attivisti in tutto il paese. Nel mese di settembre i suoi esponenti hanno subito da parte delle autorità intimidazione, arresti, accuse di terrorismo armato, ma questo ha solo aumentato l'attenzione per questo movimento da parte della società civile ucraina e anche da parte dei media internazionali.
Pora è nata con l'unico obiettivo di assicurare elezioni oneste, ed è destinata a sciogliersi ora che ha raggiunto il risultato. Si legge sul sito internet: "I risultati delle elezioni politiche del 2002 hanno dimostrato che gli ideali democratici e le politiche pro-europee possono contare su un sostegno crescente tra la popolazione, ma un ampio spettro di forze politiche che supportano queste idee hanno visto ristrette considerevolmente le loro possibilità di comunicazione con l'elettorato. (.) Decine di influenti ong che possiedono considerevoli risorse tecniche e un personale qualificato sono attive su tutto il territorio e si giovano del sostegno attivo di fondazioni e organizzazioni internazionali. I processi politici degli ultimi anni hanno portato alla nascita di associazioni giovanili e studentesche di massa che formano una potente rete di attivisti volontari che promuovono attivamente gli ideali democratici. Le ong ucraine, inoltre, possono utilizzare adesso l'esperienza positiva delle attività dei colleghi dalla Serbia, dalla Croazia, dalla Slovacchia, dalla Georgia e da altri paesi della regione che hanno realizzato con successo il loro potenziale in occasione di appuntamenti elettorali critici recenti. (.) E' per questo che i leader di molte ong ucraine pensano che prima delle prossime elezioni presidenziali hanno di fronte una necessità critica e un'opportunità unica di mobilitare le proprie capacità comuni per la vittoria finale degli ideali democratici, l'avanzamento dell'integrazione Euro-atlantica, e la realizzazione di riforme qualitative. Dal punto di vista dei centri attivi della società civile, esistono al momento condizioni intellettuali, umane e organizzative soddisfacenti per condurre una grande campagna di informazione e educazione e assicurare elezioni presidenziali legittime nel 2004."
Sia rispetto alla forza organizzativa e di mobilitazione dimostrato dalla società civile ucraina, sia rispetto alla scelta nonviolenta, tutti fanno riferimento all'esperienza del movimento di indipendenza dall'Unione sovietica. Dall'esperienza del movimento studentesco del 1990-91 provengono una buona parte degli attuali leader delle ong e dei gruppi civici che hanno dato vita alla rivoluzione arancione.
Secondo tutte le persone da noi intervistate è falsa l'accusa secondo cui Pora sarebbe stata finanziata dagli Stati Uniti. Ci spiega Yevhen Zolotarion, uno dei coordinatori, che "Pora è finanziata principalmente da piccoli e medi uomini d'affari ucraini che volevano investire nella democrazia perché sanno che se l'ucraina non sarà democratica loro non potranno condurre la propria attività. C'è anche da dire che questi finanziamenti sono destinati direttamente alle azioni che fa Pora, non all'organizzazione o alla struttura. Per esempio, quando vogliamo fare il campo delle tende chiediamo finanziamenti direttamente per queste attività. Soros non ci ha dato nulla per la nostra campagna. All'inizio pensavamo che fosse molto negativo perché non avevamo soldi neanche per piccoli progetti, ma ora siamo lieti che si successo così perché abbiamo un argomento in più contro chi ci accusa di essere finanziati dagli americani o che siamo delle spie americane."
Rispetto a questa questione, Adrian Karatnycky ci ha confermato, rispetto all'attività di Freedom House nel Paese, che "i finanziamenti sono venuti dalle nuove imprese di piccole e medie dimensioni. Il nostro unico ruolo è stato quello di istruire centinaia di persone al monitoraggio elettorale, alle tecniche di networking tra organizzazioni civiche, alla distribuzione di materiale elettorale imparziale. Un esempio è stato la campagna 'Io so!', sulla sensibilizzazione ai diritti e alla loro difesa. Per anni abbiamo assicurato sostegno all'analisi della corruzione, analisi del sistema economico, analisi dell'opinione pubblico. Credo che abbiamo aiutato gruppi di persone che credevano nella democrazia, non abbiamo finanziato alcun partito politico o attività di protesta."
Personalmente concordo con quanto in una conversazione informale ci ha detto Adrianna Melnyk, una ragazza americana di origine ucraine (era la prima volta nel paese, proprio come osservatrice elettorale) che aveva lasciato un posto al Dipartimento di stato per dissenso rispetto all'Amministrazione Bush: "Dicono che questa è una rivoluzione finanziata dalla Cia. Se anche fosse vero credo che dovremmo tutti ringraziare la Cia".
Questa accusa, tuttavia, è molto sentita da parte degli esponenti di movimenti come Pora, che fanno di tutto per scostarsi da questa rappresentazione. Anche in modo goliardico. In un punto della famosa tendopoli di Kiev c'era un pannello con sopra un arancio su cui era stata infilzata una siringa con del liquido rosso, e sotto la scritta "United States", con tanto di bandiera a stelle e strisce.
Raggiunto l'obiettivo di elezioni corrette Pora è destinata a sciogliersi. Non esisterà più nella sua forma attuale. Con un passaggio che ricorda lo scioglimento del Movimento dei club Pannella (i 3.000 partiti), in un comunicato del 19 dicembre si legge: "Sulla base dei principi fondamentali di libertà di scelta e libertà della personalità, che sono state sempre le priorità della attività della campagna civica Pora, tutti gli attivisti e i sostenitori della campagna sono liberi nella scelta della forma istituzionale e nelle modalità della loro attività nel periodo successivo alle elezioni".
Tra le ipotesi di organizzazioni che potrebbero nascere dall'esperienza di Pora coinvolgendo alcuni dei protagonisti della campagna, c'è quello di creare un Centro internazionale per il sostegno ai movimento democratici nonviolenti nell'area dei paesi post sovietici. Spiega Vladyslav Kaskiv:
"L'interesse per Pora da parte dei leader dei movimenti civici di tutti i paesi post sovietici ha ecceduto tutte le nostre aspettative. Siamo pronti e crediamo sia necessario partecipare in qualche forma nel sostegno a questi movimenti. Per queste persone la cosa più significativa non è l'uso dell'esperienza ucraina in sé stessa, ma la speranza che l'Ucraina ha rinnovato. Hanno visto che questo è possibile. Il momento più complicato infatti è prendere una decisione se qualcosa è possibile o no. Il nome Ucraina per questi movimento è diventato un simbolo del cambiamento possibile. Il secondo aspetto è che sono assolutamente convinto che non può esserci una situazione in cui anche i più esperti consulenti arrivano in un paese e spiegano a tutti quello che devono fare. Credo che questo procedimento sia dannoso. Può avere delle conseguenze molto complicate sia a livello della percezione internazionale di questo processo e anche dal punto di vista della percezione psicologica dei leader di questi movimenti, perché vedrebbero questi esperti come autorità assolute. (.) Se decideremo di realizzare questo tentativo di aiutare i movimenti democratici in altri paesi il nostro aiuto sarà basato sui altri principi. Questo processo coinvolgerà non soltanto i migliori esperti provenienti da diversi paesi ed esperienze, ma dovrà necessariamente coinvolgere direttamente i leader dei movimenti democratici provenienti dai paesi che tenteremo di aiutare."

LA NONVIOLENZA
 

Negli incontri realizzati con diversi rappresentanti del movimento Pora, e con i rappresentanti dei movimenti Zubr della Bielorussia, del Partito del Fronte Popolare dell'Azerbaijan e del Partito per la Scelta Democratica del Kazakhstan, è emerso chiaramente come quella della nonviolenza sia una scelta fondante, effettuata in modo consapevole e strategico.
Secondo Yevhen Zolotarion, uno dei coordinatori nazionali di Pora, "la scelta nonviolenta era l'unica scelta possibile perché il movimento civile lotta con l'apparato di stato e se questa lotta è condotta in modo militare non ci sono possibilità per vincere. L'unico modo con cui il movimento civile può lottare è attraverso la resistenza nonviolenta. Io personalmente ho partecipato a dei seminari di Otpor e ho sentito parlare di alcune tecniche nonviolente. però quando abbiamo iniziato Pora abbiamo dovuto partire da zero perché la situazione era diversa. abbiamo dovuto inventare tecniche nuove."
Un altro dei coordinatori di Pora, Vladyslav Kaskiv, ha voluto sottolineare come "in Ucraina il principio di nonviolenza è sempre stata tenuto al massimo livello, forse solo il Mahatma Gandhi lo ha tenuto ad un livello maggiore di considerazione. Credo che questo ha portato alla creazione di una specificità della politica ucraina e rappresenta il contributo dell'Ucraina alla creazione di nuovi principi della politica europea. Questo approccio non è stato sviluppato a un livello concettuale e poi diffuso tra la gente, è nato in modo naturale. Abbiamo profondamente studiato l'esperienza di Otpor, Kmara e altri movimenti. Allo stesso tempo abbiamo tratto ispirazione da altre esperienze. Se ricordiamo l'inizio degli anni '90 e generalmente gli ultimo 15 anni, tra i paesi europei in Ucraina è dove le più grandi azioni nonviolente hanno avuto luogo e queste azioni hanno portato l'Ucraina all'indipendenza. Non c'è stata un singolo versamento di sangue in queste azioni e questa esperienza è stata di particolare valore per le persone che vi hanno preso parte."
Per Razi Nurullayev del Partito del Fronte Popolare dell'Azerbaijan, la ragione per cui l'opposizione in Azerbaijan non è riuscita ancora a rovesciare il regime risiede proprio nel fatto che "non conoscevano davvero la principale essenza del conflitto nonviolento, le strategie e le tecniche che possono essere utilizzate. Non conoscevamo le tecniche utilizzata dal movimento Kmara in Georgia per usare la violenza esercitata dal governo contro di esso. Ma ora stiamo tentando di creare un movimento giovanile nonviolento." (Ha anche aggiunto però che "Se avessimo avuto il sostegno internazionale che c'è stato per l'Ucraina avremmo avuto la prima rivoluzione lo scorso ottobre, prima della Georgia. Solo un esempio: ancora prima che i risultati delle elezioni presidenziali fossero annunciati Richard Armitage dagli Stati Uniti ha telefonato al presidente e si è congratulato con lui pubblicamente. Questo ha avuto un impatto morale estremamente negativo sull'opposizione.")
Per Vlad Kobets, il rappresentante di Zubr che abbiamo incontrato, "non c'è possibilità di modificare il regime in Bielorussia con la violenza. Se usi metodi violenti c'è maggiore possibilità che gli avversari utilizzino la violenza contro di te. Se agisci con metodi nonviolenti le persone che usano la violenza non si sentono minacciate."
Quando si parla di nonviolenza ci sono due nomi che vengono sempre citati.
Uno è quello di Gene Sharp, il fondatore dell'Albert Einstein Institution, un centro studi sulla nonviolenza, e l'autore del libro "From dictatorship to democracy", che tutti i movimenti che abbiamo incontrato avevano provveduto a tradurre nelle rispettive lingue e a distribuire in decine di migliaia di copie. Si legge ad esempio nel libro, disponibile gratuitamente su internet: "Non tutte le persone che utilizzano la parola pace vogliono una pace con libertà e giustizia. La sottomissione a crudeli forme di oppressione e l'acquiescenza passiva a dittatori senza scrupoli che hanno perpetrato atrocità contro centinaia di migliaia di persone non è vera pace. Hitler spesso chiedeva la pace, termine con il quale intendeva la sottomissione alla sua volontà. La pace dei dittatori è spesso non molto di più della pace della prigione o del cimitero."
Il libro contiene un elenco di 197 diversi metodi di azione nonviolenta e un'analisi dettaglia dell' "azione strategica nonviolenta", in cui l'efficacia e la dinamica del suo impiego vengono indagate facendo spesso riferimento e precedenti storici.
L'altro nome associato alla parola nonviolenza è quello di Otpor, il movimento serbo a cui si deve uno dei maggiori contributi alla caduta del regime di Milosevic. Partito come movimento studentesco, in poco tempo riuscì a coinvolgere circa 70 mila attivisti in tutto il paese e adottò da subito metodi e strategie nonviolente ispirate dalla lettura del libro di Gene Sharp. Inoltre, Robert Helvey, un colonnello dell'esercito statunitense in pensione che aveva lavorato con Sharp in passato, si recò a Budapest per conto dell'International Republican Institute per aiutare Otpor nello sviluppo della sua strategia di scontro nonviolento con il regime di Milosevic ("Whither the Bulldozer?
Nonviolent Revolution and the Transitino to Democracy in Serbia", Rapporto speciale dell'United States Institute of Peace, 2001).
"La strategia è altrettanto importante nell'azione nonviolenta di quanto non lo sia nell'azione militare", ha scritto Sharp nel suo libro.
Numerosi membri di Pora, così come molti membri del movimento georgiano Kmara, promotore della rivoluzione delle rose che ha destituito Shevardnadze dal potere, hanno partecipato a seminari organizzati da Otpor. Esponenti del movimento serbo, inoltre, si sono recati in Ucraina diverse volte. Il 13 ottobre Aleksander Maric, uno dei leader di Otpor, è stato fermato all'aeroporto di Kiev e costretto a lasciare il paese dalle autorità ucraine.

 
L'AUTOMONITORAGGIO DELLA DEMOCRAZIA
 

La rivoluzione arancione è certamente anche il frutto di un'intensa attività di monitoraggio e di automonitoraggio di lungo periodo delle istituzioni democratiche, o supposte tali.
Da una parte gli osservatori internazionali (in gran parte giovani con piccole esperienze precedenti, molti di origini ucraine, che per il voto del 26 dicembre avevano raggiunto la cifra strabiliante di 12 mila, più del doppio di quelli presenti al secondo turno poi annullato, per di più in piene feste natalizie. Una vera e propria mobilitazione internazionale spontanea). I risultati del monitoraggio dell'Osce hanno dato credibilità alle denunce dell'opposizione e dei movimenti civici interni e hanno consentito alla comunità internazionale di intervenire sul governo, anche con minacce di sanzioni.
Dall'altra, e questa mi pare la parte più interessante, le decine di iniziative, condotte con rigore e autorevolezza, coinvolgendo direttamente i cittadini, da parte delle organizzazioni della società civile ucraina.
Eccone alcune:

- la Freedom of Choice Coalition ha realizzato un attento monitoraggio sia della fase di raccolta delle firme per la presentazioni dei candidati, rivelando numerose illegalità rispetto alla falsificazione delle firme (ricorda qualcosa?), sia dei finanziamenti ai candidati per la campagna elettorale, denunciando il superamento dei tetti stabiliti dalla legge da parte di Yanukovych;

- alcuni istituti di ricerca indipendenti, grazie ai finanziamenti di alcune ambasciate occidentali, hanno realizzato con metodi scientifici testati in altri paesi, sondaggi ed exit polls fuori dai seggi elettorali nei giorni del voto. I risultati di queste indagini hanno dimostrato il consenso maggioritario raccolto da Yushchenko, di 10 punti superiore a quello di Yanukovych, e di conseguenza la falsificazione del voto attuata per far vincere il candidato governativo;

- alcuni istituti di ricerca, tra cui l'Institute of Mass Information, finanziato da Gorge Soros, e l'ong internazionale per la libertà di espressione Article 19, hanno realizzato un monitoraggio di lungo periodo dei mass media;

- la ong ucraina Znayu! ("Io so!"), con l'aiuto di Freedom House, ha redatto, stampato e distribuito a centinaia di migliaia di copie materiale informativo imparziale sull'importanza del voto, per incrementare la partecipazione, e sui diritti degli elettori e come difenderli di fronte a prevaricazioni da parte delle autorità statali;

- l'International Renaissance Foundation, Znayu!, Internews Ucraina e Freedom of Choice Coalition hanno chiesto con un appello firmato da oltre 9.000 cittadini un dibattito televisivo faccia a faccia prima del secondo turno elettorale e oltre ad avanzare precise proposte riguarda al format e alle regole, si sono dette pronte a sostenerne le spese . Il dibattito televisivo tra Yanukovych e Yushchenko si è tenuto sia prima del secondo turno, sia prima del nuovo voto del 26 dicembre;

- il Comitato degli elettori dell'Ucraina, insieme ad altre ong, hanno controllato la composizione delle liste degli elettori in tutti i distretti elettorali, denunciando numerose illegalità;

- sono stati creati, anche grazie al sostegno finanziario internazionale, strumenti di informazione alternativi basati su codici etici di imparzialità e correttezza dell'informazione come Public Radio, costretta ad andare in onda solo su internet per la mancata autorizzazione a utilizzare le onde FM, un sito di informazione imparziale sui candidati, Media Center Candidate, e un centro stampa indipendente per seguire le informazioni elettorali, UNIAN.

 
BOMBARDAMENTI DI INFORMAZIONE, INTERNET E SMS


Palov Demes, del German Marshall Fund of the United States (una ong la cui missione principale, come si può intuire dal nome, è il dialogo transatlantico), già ministro degli esteri della Repubblica Slovacca, é stato uno degli animatori del movimento civico K-98 creato per il rispetto dei diritti elettorali che consentì la vittoria dell'opposizione alle elezioni parlamentari del 1998 in Slovacchia. Demes aveva già fornito assistenza tecnica a diversi movimenti serbi nel 2000, e ha fornito notevole assistenza a Pora (ci ha detto di aver diretto una sessione di training agli attivisti di Pora in Crimea, ha ospitato per due mesi la responsabile dei rapporti con i media di Pora a Bratislava, istruendola alle tecniche di comunicazione con i media nazionali e internazionali). Abbiamo potuto vedere direttamente come fosse invitato a partecipare a tutte le riunioni dei coordinatori di Pora.
Con lui ho parlato a lungo della questione informazione e dell'utilità di programmi di informazione indipendenti trasmessi dall'estero sul modello di Radio Free Europe (che ancora trasmette in Ucraina). Secondo Demes sono molto più importanti i media alternativi che riescono ad essere creati all'interno del paese da forze locali (è il caso di Canale 5 in Ucraina, che era diventato il simbolo della rivoluzione arancione, trasmesso sul grande schermo di Piazza Indipendenza a Kiev, sempre acceso nella sede di Pora. I giornalisti di Canale 5 sono considerati degli eroi. Oltre alle innumerevoli difficoltà incontrate per ottenere le licenze, a ottobre un tribunale di Kiev aveva congelato tutte le sue risorse finanziarie a seguito di una denuncia per diffamazione presentata da un parlamentare della maggioranza. Dopo uno sciopero della fame condotto dai giornalisti della rete televisiva, la decisione della corte è stata rivista).
Nel caso della rivoluzione arancione ucraina ha contato molto la comunicazione faccia a faccia, grazie all'estesa rete di associazioni civiche mobilitate, ma anche la capacità di creare simboli, marche, slogan con cui la gente si potesse identificare. Il nome Pora, che significa "è ora", è stato molto azzeccato perché rappresentava un messaggio molto chiaro. Così il colore arancione dell'opposizione e l'uso di massa che ne è stato promosso, con la creazione di veri e propri gadgets come i fiocchi arancioni.
Un fattore stupefacente è a mio avviso l'uso molto avanzato di internet da parte dei movimenti civici ucraini. Secono Demes questo è dovuto al fatto che nei paesi dove l'informazione è controllata e parziale, i giovani diventano molto più abili nell'uso di strumenti alternativi come internet rispetto ai loro coetanei che vivono in paesi dove l'informazione circola anche attraverso altri mezzi.
Vladyslav Kaskiv, uno dei coordinatori di Pora (il movimento ha un sito in ucraino, uno in inglese e un blog) si è spinto a dire che "gli strumenti più importanti per la mobilitazione sono stati senz'altro internet e la comunicazione tramite cellulari e sms. Credo che senza questi strumenti di comunicazione non saremmo stati in grado di raggiungere questo successo o sarebbe stato molto più difficile."
Tramite il sito internet sono stati raccolti circa 2.500 nuovi militanti. La mailing list e gli sms sono stati usati per convocare manifestazioni e per comunicare in modo istantaneo con i responsabili regionali di Pora.
Una delle cose che colpisce è che tutti i siti internet hanno una versione inglese. Ma indagando c'è ben altro di cui stupirsi.
Ad esempio Maidan, un sito creato nel dicembre del 2000 come reazione alla censura sulle attività di opposizione e le azioni di protesta scatenate dall'assassinio del giornalista Georgiy Gongadze. Le notizie sono scritte non solo da chi dirige il sito, ma su base volontaria da un network esteso di normali cittadini ucraini, alcuni dei quali emigrati che aggiornano il sito dall'estero. Queste informazioni sono spesso citate, ad esempio, da Radio Free Europe.
Tramite il sito e il suo forum, Maidan ha promosso diverse iniziative come raccolta fondi per i prigionieri e le loro famiglie, walk around intorno alla casa di un procuratore per proteggerlo dopo che ha avuto l'ardire di accusare Kuchma, una lettera aperta firmata da migliaia di studiosi e intellettuali contro il tentativo di riscrivere i libri di storia ucraina al fine di assecondare i desideri della Russia.
Un altro sito interessante è Nesam ("Non da solo"). "L'idea di questo sito - ci ha spiegato Anastasia Bezverkha, responsabile dei rapporti con i media e del sito internet di Pora - è connettere persone di diverse regioni (lo hanno chiamato il 'ponte dell'amicizia Kiev-Donetsk', per contrastare l'inimicizia pregiudiziale tra le regioni orientali e quelle occidentali del paese, che fa comodo al regime). E' una forma di comunicazione peer to peer senza alcuna mediazione. C'è un database che raccoglie i numeri di cellulare di semplici cittadini che vivono in diverse parti del paese. Quando ti registri hai il database e puoi chiamare qualsiasi persona di quella lista e sapere da quella che sta succedendo nella sua città. Non devi fare affidamento a quello che dicono i media, che possono essere faziosi puoi scoprirlo da solo dalle persone che vivono lì. Inoltre spesso queste persone chiamano il sito e dicono che una certa informazione data dai media non è vera. Si tratta di una forma di comunicazione diretta con un feedback verso il sito. Poi a volte è il sito che telefona per sapere cosa è successo."
Si tratta infondo di un esperimento di quello che è chiamato negli Stati Uniti "giornalismo partecipativo", basato sul coinvolgimento degli utenti nella produzione di notizie, che si sta sempre più diffondendo grazie a internet. C'è anche un altro sito che svolge una funzione simile, True Ucraine ("La vera Ucraina"). Nella presentazione si legge: "ogni giorno molti eventi avvengono in Ucraina, e meritano di essere discussi. Facciamolo ora, quando il nostro paese ha bisogno in modo speciale di essere rappresentato in modo obiettivo e veritiero! Questa missione estremamente importante può essere realizzata solo grazie al tuo aiuto e sostegno. Invitiamo ogni persona non indifferente alle sorti dell'Ucraina a esprimere i propri pensieri, emozioni e a condividere impressioni sugli eventi che stanno accadendo nel paese. Abbiamo bisogno dei vostri pensieri, fotografie, materiali video e audio."
Il sito consente l'invio di articoli, fotografie, file audio e video e sembra indirizzato a un pubblico soprattutto straniero dato che tutti i contributi sembrano tradotti anche in inglese. Le notizie-racconto sono suddivide per regione geografica, accessibili facilmente con una cartina interattiva. Il sito ha una galleria fotografica e anche una trentina tra file audio e video.
Infine, un americano che si trova in Ucraina per la Chiesa presbiteriana, ha tenuto aggiornatissimo per tutta la durata della campagna un blog che è divenuto una fonte di informazione molto autorevole all'estero, Le Sabot Post-Moderne.


COSA FARE
 

Matteo e Nicola hanno preso contatti con tutti i rappresentanti dei movimenti citati in questo rapporto tentando di coinvolgerli della campagna per il Democracy Caucus e sensibilizzarli all'appuntamento del 2005 della Community of Democracies. Hanno già scritto della possibilità che venga creato a Kiev un Centro internazionale per l'assistenza ai movimenti democratici nei paesi dell'area post sovietica e l'interesse da loro manifestato nei confronti di questo progetto.
Credo davvero che questi movimenti, che adottano a livello strategico la nonviolenza, che hanno come unico obiettivo l'affermazione della democrazia e il rispetto della legalità costituzionale, che non sono pregiudizialmente anti-americani, e che soprattutto hanno accumulato fin dai tempi della lotta contro il totalitarismo sovietico un know how in termini di azioni nonviolente, potenziamento della società civile, strumenti di comunicazione alternativa, rappresentino un patrimonio importantissimo per qualsiasi campagna di promozione della democrazia, soprattutto in termini di uso di quelle che chiamiamo "armi di attrazione di massa".
Anche dal punto di vista della nonviolenza organizzata, ci sono ormai contributi teorici (quelli di Gene Sharp così come quelli del Centro per il conflitto nonviolento di Ackerman e DuVall), esperienze concrete (quelle dei movimenti Otpor, Kmara, Pora, Zubr) che possono divenire patrimonio anche del Partito radicale transnazionale, così come l'esperienza e il contributo teorico del Partito radicale transnazionale sulla nonviolenza, la promozione e la difesa della democrazia, il sostegno ai movimento nonviolenti attraverso le nuove tecnologie dell'informazione, l'estensione del processo di integrazione europea possono diventare un contributo prezioso per queste realtà.
Un'altra questione è quella del neoimperialismo russo, che si fa sentire molto nella regione.
Secondo Adrian Karatnycky di Freedom House, "in Ucraina i servizi segreti russi sono molto attivi e infiltrano i movimenti politici, il settore commerciale, il settore degli investimenti sia al livello delle infiltrazioni del governo russo sia a livello delle aziende russe che sono legate ai servizi segreti. Credo che la Russia tenterà di influenzare e destabilizzare l'Ucraina utilizzando il denaro e pratiche di corruzione per guadagnare maggiore influenza sul processo politico. Ci sono già stati diversi assassinii politici, l'unico attentato che è davvero noto è stato quello della diossina, ma credo che Yuschenko abbia molti nemici e che sia molto determinato nel voler affrontare alcuni di questi problemi, perciò deve stare attento per la sua salute e per la sua incolumità fisica."
I movimenti che abbiamo incontrato rappresentano certamente interlocutori importanti rispetto a mobilitazioni internazionali contro il neoautoriatarismo di Putin. Tra i progetti futuri di Pora c'è il sostegno ai movimenti democratici all'interno della Russia. Nella sede di Pora c'erano numerosi adesivi che ritraevano Putin in divisa militare con l'indice puntato e la scritta: "Pronto ad andare in Cecenia?".
Credo che una piccola iniziativa che potrebbe prendere il Partito è tradurre in italiano il libro di Gene Sharp (attualmente non c'è una versione in italiano) e far circolare tra questi gruppi una selezione di testi radicali sulla nonviolenza e la promozione della democrazia tradotti in inglese e se possibile in russo (che mi sembra essere utilizzata come lingua ponte in quei paesi).
Intanto con l'aiuto di Federico Punzi di RadioRadicale.it, provvederò a realizzare uno speciale mettendo online tutto il materiale raccolto, insieme alle interviste realizzate da Ada Pagliarulo per Radio Radicale, al materiale di archivio attinente e alla documentazione reperibile su internet riguardo i movimenti citati.


Diego Galli- http://www.armidiattrazionedimassa.it/
































































































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venerdì, 26 novembre 2004
Riporto la testimonianza molto bella di Claudia (ha aperto anche lei un blog sulla Cecenia: link) che ha partecipato ad un incontro a Firenze dove era presente Madina Magomadova, Presidente dell'Associazione Madri della Cecenia per la Pace.

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Madina Magomadova, Presidente dell'Associazione Madri della Cecenia per la Pace, è stata a Firenze e ha partecipato la scorsa settimana ad una tavola rotonda alle alla Biblioteca comunale di S.Egidio. Si è trattato di una rara occasione per incontrare una testimone diretta che ha raccontato il massacro in corso e ci ha fatto capire di quante energie e di quanto sostegno abbiano bisogno le donne e gli uomini ceceni per poter imboccare un sentiero verso la pace e il ripristino di uno stato di diritto.

Ho ascoltato le parole di Madina e ho letto il dolore nei suoi occhi quando ricordava i momenti vissuti; non é giovane, é nata infatti durante il periodo della deportazione attuata da Stalin; nel corso della deportazione morì il 60% della popolazione. Lei é stata a suo modo fortunata, perchè é nata, è ritornata in Cecenia, ha potuto conoscere la cultura del suo popolo. E adesso? Suo fratello minore qualche anno fa è stato vittima di un rastrellamento, la madre è stata sopraffatta dal dolore ed è morta. Madina, insieme a donne cecene e russe (le donne si parlano, gli uomini si sparano?) ha fondato l'associazione "Madri della Cecenia per la Pace" prima per cercare i familiari scomparsi, poi per occuparsi delle vedove e degli orfani. Le si illuminano gli occhi, il viso, la bocca assume un'espressione di gioia, quando trova il modo di far curare qualche bambino. E sapete cosa dice? Dice "quello che mi preme di più far sapere è che ogni notte una madre mette a dormire un figlio e non sa se lo ritroverà la mattina". E poi racconta come sia scientifico il genocidio in corso che colpisce soprattutto gli uomini in età 15 - 45 anni.

Madina "Ho perso più di 40 parenti. Ci sono scene della guerra che non sono in grado di raccontare anche se le ho viste", così raccontava oggi, mentre ricordava che in Cecenia ci sono più di 2000 bambini mutilati a causa delle mine disseminate dai russi nei boschi dove i bambini vanno a giocare o portano a pascolare il gregge. Non ci sono protesi sufficienti per tutti e quelle poche che ci sono sono del tutto scadenti e non adatte a bambini che sono ancora in fase di crescita.

Abbiamo registrato su nastro e nei cuori la sua testimonianza: “più di 10.000 persone sono sparite. E' pericoloso per noi cercarle, perché in Cecenia le leggi non sono rispettate. Nella ricerca degli scomparsi, la cosa "migliore" che ti può capitare è quella di poter riscattare i corpi pagando somme enormi per poter fare i funerali. Per le madri, per le vedove, per le sorelle, è troppo duro aspettare notizie per anni; possiamo accontentarci di un osso da seppellire ma vogliamo sapere se chi cerchiamo è vivo o é stato ucciso. Di mio fratello non so niente da 10 anni, mi é stato detto che era stato condannato a 14 anni di prigione. Quando sono in carcere nessun familiare può fare delle visite. Lui non aveva mai preso un'arma in mano. Non so perchè lo hanno preso. Come lui, prendono tutti gli uomini più belli e più maturi". A quelli e a quelle che ormai sanno cosa sta succedendo in Cecenia (e siamo un discreto numero) chiedo: ci viene in mente qualche azione nonviolenta, ma altamente simbolica e capace di fare pressione sulle istituzioni europee affinché escano dal loro cieco torpore? io ci sono e ci penso.

Madina è ripartita da Firenze per proseguire la sua testimonianza a Ginevra dove partecipa ad un convegno internazionale "Women defending peace" e io continuo a ricordare le sue parole per proseguire, insieme ad altri, la battaglia contro l'indifferenza. Ecco cosa diceva: "In Cecenia, il 90% delle persone ha perso qualche familiare, vengono di notte, mascherati e prendono i più giovani. Spesso restituiscono alle famiglie dei corpi privi di parti o grossolanamente ricuciti perchè sventrati per rubare gli organi. A volte si conoscono i nomi e i numeri di targa di coloro che si sono resi responsabili dei sequestri, ma finora nessun ufficiale russo è stato punito".
La Cecenia è così piccola, gli abitanti così pochi che anche se scomparissero chi se ne accorgerebbe? Anche per questo i soldati russi torturano gli uomini ceceni costringendoli a stare seduti su bidoni colmi di benzina per renderli sterili.

Madina: " A Grozny c'erano oleodotti e fabbriche, adesso la città è completamente distrutta, ci sono passata prima di venire a Firenze e non c'era nessun segno di ricostruzione, nessun cantiere aperto. In tutto il paese non c'é nessuna scuola, nessuna moschea integre; più di 100 villaggi sono stati rasi al suolo. Ci sono 3000 orfani, un bambino su 10 è nato con malformazioni. Il 90% delle donne è state colpito da tumori a causa delle radiazioni". Cosa può fare l'Europa e noi, cittadini europei, per non vergognarci di lasciare che tutto questo continui? Qualche idea? Ci sono tanti modi nonviolenti per dire che vogliamo pace, libertà e diritti in Cecenia. Vogliamo chiedere il pane e le rose per la Cecenia?














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giovedì, 25 novembre 2004
[AGIAMO] Ukraina in primis ... ma anche Iran

I support ukrainian people asking for respect of democracy.

Questo è quanto ho scritto all'ambasciata ucraina in Italia.
L'appello è stato lanciato dal Riformista, che ha promesso che da oggi sarà presente sul proprio sito un modello per spedire e-mail di protesta alla stessa ambasciata.
Nel frattempo credo che ognuno possa affidarsi alla propria spontaneità e mandare le proprie e-mail all'indirizzo:
segreteria@amb-ucraina.com . L'importante è cercare di farsi sentire; anche sui blog di utenti ucraini che in queste ore ci raccontano quanto sta avvenendo nel proprio paese, come questi http://www.s95451559.onlinehome.us/ e http://pora.org.ua/en/
... a voi

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AGGIORNAMENTO - L'editoriale di Oscar Giannino.
Il Riformista l'ha reso disponibile online anche per coloro che non sono registrati nel sito. Mi permetto dunque di riportarne una parte, a sostegno di quanto scritto ieri qua sopra, invitandovi a leggerlo nella versione integrale alla pagina:
http://www.ilriformista.it/documenti/testofree.aspx?id_doc=33074

mercoledì 24 novembre 2004
COLUMN DI OSCAR GIANNINO
Perché stavolta non siamo tutti ucraini?

[...] Ora, a Kiev e con Putin, l'Europa deve agire. Se nemmeno di fronte alla plateale violazione di un principio basilare della libertà come il voto senza frode l'Europa sentisse il dovere di un'iniziativa straordinaria - politica e diplomatica, ma fatta anche di immediate pressioni economiche e persino, sì, di pressione militare - in che cosa consistono le sue tanto decantate radici? Qual è la superiore missione civilizzatrice di un'Europa che si schifa dell'esportazione della democrazia sulla punta delle baionette - e passi - ma volge il capo anche di fronte alla morte della democrazia nell'urna truffata? Pensateci. Se un grande pilastro dell'europeismo come il partito socialista francese giunge al referendum interno sul Trattato spaccato come una mela e con esponenti storici come Fabius che dicono no, se l'Olanda si interroga sul suo multiculturalismo remissivo di fronte al coltello sgozzatore, se Schroeder si rivolge in toni aspri ai musulmani immigrati invitandoli a imparare il tedesco oppure a tornare a casa, e se infine l'Ucraina non ci riguarda, è per la scomparsa di un comune alito ispiratore. L'alito potente della libertà. Quello che doveva ieri stesso far dire a tutti i capi di governo europei «noi siamo tutti ucraini». Non c'è amicizia con Putin che tenga. E se l'Europa non è nemmeno questo, tenetevela pure.


Cina
- Oggi voglio nutrire qualche speranza _ Lotta alla corruzione, educazione sessuale e diritto di proprietà. Forse è solo un'illusione, o forse qualcosa ... anche se forse solo apparentemente, si muove

Court rules on property rights

By Cao Desheng (China Daily)
Updated: 2004-11-25 22:09
The Supreme People's Court (SPC) yesterday issued a long-awaited judicial interpretation on auctions or sales of properties involved in civil cases.
The action, expected to take effect next year, will regulate and improve court-ordered actions.
Priority will be given to auctions involving debtors' properties after they are sealed, held or frozen during the course of court actions, according to the 36-clause interpretation.
http://www.chinadaily.com.cn/english/doc/2004-11/25/content_394870.htm

Commentary: Facing up to student sex

(China Daily)
Updated: 2004-11-26 09:05
Sex education should not be avoided in colleges, says an article in Beijing Youth Daily. An excerpt follows:
Medical staff have been visiting institutions of higher education in Beijing to spread knowledge about preventing AIDS and distribute free condoms.
The colleges have responded to them differently. In some, the condoms have been confiscated by college managers, while in others, they have been distributed to the students, or even fallen short of supply.
The different attitudes does not reflect the reality of sexual activity in places of higher learning, but the thinking of the various managers.
Sex education has been something of a dilemma in China in recent years. The government and some non-government organizations have called to promote sex education to prevent and control AIDS, but educators have shown their concerns about the "side effects" of such education. They worry it will lead to "improper sex" as Chinese society is still supposed to respect fidelity.
http://www.chinadaily.com.cn/english/doc/2004-11/26/content_395045.htm

Official arrested for huge economic losses

By Li Jing (China Daily)
Updated: 2004-11-26 09:13
Zhao Shuangju, former director of the Beijing Power Supply Bureau, was arrested in connection to a US$55 million scandal.
He may face criminal charges, local media quoted sources with the Beijing High People's Court as saying.
Zhao, 64, who held the position for 13 years until 1999, faces charges in connection to the loss of 457 million yuan (US$55 million) from the State-owned Beijing Electric Power Corporation - the successor of the bureau after a restructuring earlier this year.
The missing funds were first revealed to the public in a report put forward by Auditor-General Li Jinhua to the Standing Committee of the 10th National People's Congress in June.
http://www.chinadaily.com.cn/english/doc/2004-11/26/content_395050.htm

Iran - Dalla Repubblica Islamica, invece, nessuna buona notizia ... Questa prima in particolare è INTOLLERABILE, ASSOLUTAMENTE INTOLLERABILE, bisogna provare a smuovere qualcosa ... vi prego, proviamo a cercare un modo per "agire".

14-year-old boy ‘flogged to death’ by para-military police in western Iran    Thu. 25 Nov 2004  
 Iran Focus
Iran Tehran, Nov. 25 - New information has come to light over the sudden death of a 14-year-old schoolboy in western Iran, who died after being flogged for “eating in public” during the holy Islamic month of Ramadan.
Kaveh Habibi-Nejad died Nov. 12 and was buried in the cemetery of the Kurdish city of Sanadaj on Nov. 13, according to his death certificate.
The new information is the official report by the coroner’s office in Sanandaj. The report states that the boy died “as a result of brain hemorrhage, after the back of his skull was fractured by a blow from a hard object”.
Eye-witnesses had previously reported that Kaveh lost consciousness while being flogged by agents of Law Enforcement Forces, Iran’s paramilitary police force. They said they believed he died because “the metal cable being used to flog him hit his head”.
Flogging young men and teenagers in public for a range of offenses such as drinking alcohol or eating in public during the fasting season is common in Iranian cities.
Eye-witnesses said that before Kaveh was flogged, his punishment was read out by the Chief of Police who announced that Kaveh was to receive “85 blows on the back”.

Intanto Khatami a che gioco sta giocando?!

Iranian president slams draft IAEA resolution    Thu. 25 Nov 2004 
AFP
TEHRAN - Iranian President Mohammad Khatami on Thursday criticised an International Atomic Energy Agency resolution on its nuclear activities drawn up by Britain, France and Germany, state television reported.
"The resolution presented by the European countries is not a good resolution," Khatami said, adding that "intense negotiations are currently underway between non-aligned states and the Europeans to change the draft."
The IAEA will decide at a board of governors meeting which opened Thursday whether to bring Iran before the UN Security Council for possible sanctions, sought by the United States for what it says is a covert nuclear weapons programme.
http://www.iranfocus.com/modules/news/article.php?storyid=846


































































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