Il presidente sudanese Omar al Bashir è critico nei confronti di quei paesi che hanno sollevato dubbi sulla legittimità della Corte Penale Internazionale. In un comunicato ha fatto sapere di non voler lasciare la vita e il futuro dei "cittadini" e del suo paese ad una corte fatta di stranieri. C'è da ricordare sicuramente al presidente del Sudan, che,in ogni caso , CPI o altre autorità preposte a perseguire reati e crimini contro l'umanità , non andrebbero di sicuro ad intaccare la libertà dei cittadini. Forse quelli che chiamati "cittadini" potrebbero essere chiamati criminali. In ogni caso , saranno questi ad essere perseguiti. Ora c'è da capire , perchè tanta insistenza da parte del Sudan nel volere la CPI? Forse ci sono garanzie maggiori , ma per chi? Per i criminali o per i cittadini (popolazioni intere) sterminati?Con l'andare del tempo , ogni volta che un dittatore o gruppi ribelli o governi strani hanno invocato corti speciali , l'Onu o altro di simile, ho sempre avuto il sospetto che temevano altre corti speciali o altri apparati preposti nel rintracciare e perseguire chi si era macchiato di crimini di guerra o contro l'umanità.In questo caso, quel "cittadini sudanesi" è un chiaro segnale che criminali o meno si vuole avere l'ultima parola e per avere un'ultima parola , dire si o no, si ha bisogno di appoggi , che forse esistono nella CPI piu' che in altre sedi. Quel dire di non voler dare a nessuna corte straniera i propri cittadini e come dire "NO al piano USA". Nel Sudan iniettato di sangue , della popolazione distrutta e affamata, con malattie e carestia in atto c'è poca volontà di agire e sforzarsi nel cooperare. La parola "genocidio" per inutili e forzosi atti burocratici non viene mai manzionata e viene scavalcata. I crimini ci sono, contro l'uomo e i diritti dll'uomo, ma parlare di "genocidio" in atto sembra argomento tabu'. Eppure i primi a lanciare l'allarme furono gli USA , non la UE o l'Onu che si nascondeva dietro il classico dito. Ora ci si aspetterebbe una prova di forza della stessa Onu e della stessa Ue . Nessuno , tranne chi deve portare a termine l'opera di giustizia , puo' porre condizioni. In questo caso , il governo sudanese , non credo abbia voce in capitolo. Poteva pensarci prima e da solo, non è riuscito nell'intento (ci avrà mai provato?) , è tempo di tirare somme e fare qualche calcolo. Non so se sarà la CPI o un'altra corte ad operare nel merito di quanto sta accandendo o è accaduto nel Darfur , ma spero che sia una corte di giustizia vera e di rispetto per chi è morto e chi vive ancora in quella regione impaurita e straziata del Sudan. LaRadice