sabato, 14 maggio 2005

 MILANO - 17 MAGGIO 2005

INVITO A PARTECIPARE AL PRESIDIO INDETTO A MILANO
DAVANTI AL CONSOLATO CINESE
VIA BENACO 4 - DALLE ORE 18 ALLE ORE 20

PER CHIEDERE LA LIBERAZIONE DI
GEDHUN CHOEKYI NYIMA
SCOMPARSO DA DIECI ANNI

Il 17 maggio 1995, le autorità cinesi rapirono, assieme alla sua famiglia, Gedhun Choekyi Nyima, XI° Panchen Lama del Tibet, un bambino che allora aveva soltanto sei anni. Da allora nessuno lo ha più visto. Di fronte alle numerose richieste e pressioni internazionali, le autorità della Repubblica Popolare Cinese hanno solo ammesso che il ragazzo e i suoi genitori sono "sotto la protezione" del Partito Comunista. Quest'affermazione fa capire che cosa le autorità cinesi intendano veramente quando dichiarano che in Tibet esiste la più completa libertà religiosa.

Per chiedere la liberazione del Panchen Lama, notizie circa il luogo della sua detenzione e le sue condizioni di salute e per riaffermare il diritto dei tibetani alla propria libertà religiosa, la Comunità Tibetana in Italia invita tutti coloro che sono a fianco del popolo tibetano e ne condividono le legittime richieste ad aderire alla manifestazione.

LEGGI IL COMUNICATO
Per leggere il testo collegarsi al sito di Italia Tibet http://www.italiatibet.org/
oppure cliccare qui sotto
http://www.italiatibet.org/ait/eventi/17maggio2005.pdf

COME ARRIVARE
Per vedere una cartina clicca qui sotto:
http://pb.virgilio.it/pb/virgilio/mappa.23731670

METRO
Dalla CENTRALE (Partenza da Duca D'aosta (piazza),1)
recarsi alla fermata CENTRALE
Prendere la linea M3 (S.DONATO)per 7 fermate (M3 ogni 3 min.)
Scendere alla fermata PORTA ROMANA
A piedi per 100 metri fino all'arrivo Lodi (corso),1
Prendere via Brembo (dove vedrete bandiere tibetane e striscioni).

Tempo previsto 10 minuti
Metri percorsi 4700 metri 

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domenica, 28 novembre 2004

RIPRENDO E SEGNALO
 - - - - - - comunicato Associazione Italia-Tibet - - - - -

A TUTTI GLI AMICI DEL TIBET:

Nell'approssimarsi dello scadere dei due anni di sospensione della pena di morte decretata dalle autorità cinesi nei confronti del monaco tibetano Tenzin Delek Rinpoche, l'Associazione Italia-Tibet chiede a tutti i soci e simpatizzanti della causa tibetana, che con tanta generosità hanno aderito alla precedente campagna di raccolta firma, di ATTIVARSI NUOVAMENTE.

Andate al sito:
www.italiatibet.org e scaricate le lettere campione già pronte. Inviatele ai numeri fax indicati.
In questa nuova fase della campagna sono impegnati i Gruppi di Sostegno al Tibet di tutto il mondo.

E' importante agire IMMEDIATAMENTE! Concentriamo la nostra azione soprattutto nel periodo compreso tra il 1° e il 10 dicembre 2004, giornata internazionale dei diritti umani.

A tutti un sincero grazie,

ASSOCIAZIONE ITALIA-TIBET
in collaborazione con Gli Spazi Web in Sintonia
















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martedì, 23 novembre 2004

Un documento estremamente significativo (il trattato di pace siglato tra l'821 e l'822 tra Cina e Tibet, che sanciva per sempre la non aggressione fra i due paesi) è scolpito su una colonna di pietra, scritto in due lingue, cinese e tibetano ed osservabile ancora oggi a Lhasa, la capitale del Tibet.
Il testo di questo antico trattato di pace inizia con queste parole:

Il Gran Re del Tibet, Divino e Miracoloso Signore,
e il Gran Re della Cina, Hwang-ti, fra di loro come nipote e zio,
hanno stabilito un'alleanza tra i loro due regni
ed hanno ratificato un grande accordo.
Dèi e uomini ne sono a conoscenza e ne sono testimoni,
in modo che tale alleanza non possa mai essere modificata...

Tibet e Cina si manterranno entro i confini
dei territori che occupano in questo momento.
Tutto il territorio che si trova ad oriente
appartiene al paese della Grande Cina,
mentre tutto quello che si trova ad occidente,
senza alcuna possibilità di contestazione,
appartiene al paese del Grande Tibet.
Da questo momento in avanti,
non vi saranno più guerre né spartizioni di territori,
né dall'una né dall'altra parte del confine...

Questo solenne accordo dà inizio ad una grande epoca
nella quale i tibetani saranno felici nella terra del Tibet
ed i cinesi felici nella terra di Cina ...

 

Quindi la Repubblica Popolare Cinese non rispetta nemmeno la sua tradizione, oltre a non rispettare la Legge Internazionale, sancita dalla Convenzione di Vienna, che considera illegale:

- ogni pretesa di sovranità di uno stato su un altro, basata sulla conquista del territorio, l'occupazione e l'imposizione di iniqui trattati;

- l'uso della forza e della minaccia e la continua e illegale occupazione di un paese, che non possono in alcun modo garantire all'invasore il diritto di proprietà del territorio occupato;
Eppure la Cina aveva riconosciuto tutti questi punti e li applica rigidamente a tutt’oggi, ma solo per quanto concerne i propri casi, mentre dimentica la Legge Internazionale nei riguardi della questione tibetana.

 

La Carta delle Nazioni Unite (che la Cina ha ratificato) afferma nel primo articolo che "vanno sviluppate relazioni amichevoli tra le nazioni, basate sul rispetto dei principi di eguali diritti e autodeterminazione tra i popoli". Sempre la Carta dell'ONU contempla nell'articolo 2, comma 4, il divieto assoluto della violenza, quindi il divieto di annessione con la forza.

E' importante inoltre rilevare una posizione ufficiale del governo cinese, smentita purtroppo dall'aggressiva invasione militare del Tibet e dalla politica colonialista attuata ancora oggi dalla Cina, in una dichiarazione risalente al 29 ottobre 1971, che afferma: "Il governo della Repubblica Popolare Cinese e del popolo cinese, si oppongono permanentemente alla politica di aggressione e di guerra perseguita dall'imperialismo, appoggiando nella loro giusta lotta le nazioni assoggettate ed i popoli oppressi, per una liberazione nazionale contro ogni ingerenza dall'esterno per un governo autonomo".

Questo, com'è evidente, rappresenta un enorme controsenso poiché il fatto che si eserciti effettivamente la sovranità su un territorio, instaurata con la violenza, non può costituire un titolo di acquisizione valido secondo il Diritto Internazionale. La Cina sta manifestamente violando le convenzioni di cui essa stessa è firmataria.

 

http://katiuscia.ilcannocchiale.it

 



























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venerdì, 15 ottobre 2004

Roma, 14 ottobre 2004

 

TIBET: CENTINAIA DI TIBETANI SENZA LAVORO PROTESTANO

NELLA PROVINCIA DI QHINGAI

 

Fonti vicine all’associazione STUDENTS FOR A FREE TIBET ci fanno sapere che almeno 200 universitari protestano da più di due settimane fuori gli uffici di un ente pubblico territoriale nella provincia di Qinghai (Cina occidentale).

Motivo della protesta: i giovani denunciano il disimpegno dell’ente, che aveva dichiarato di fornire lavoro ai laureati e richiedono invece che il lavoro sia distribuito, come preannunciato dai funzionari di governo, pensando in prima analisi ai candidati locali.

I giovani hanno cominciato ad accamparsi il 21 settembre e si tratta di una protesta silenziosa. Giova a poco l’aiuto di fornire tende e cibo ai neo laureati, quando le loro famiglie hanno speso tanto denaro certi di poter contare sulla promessa che assicurava un buon lavoro a chi si presentasse con il titolo di studio.

Stando alle fonti citate inoltre, non manifestano solo giovani tibetani ma anche gli universitari cinesi.

 

Katiuscia

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