lunedì, 29 agosto 2005

Vietnam libera 10.000 prigionieri fra cui Montagnard perseguitati
da www.osservatoriosullalegalita.org

Il Vietnam ha liberato piu' di 10.400 prigionieri grazie ad una amnistia varata per l'occasione della festa nazionale del 2 settembre. Fra questi vi sono 21 stranieri - fra cui cinque Cambogiani, quattro Americani e due Cinesi - e 28 Montagnard - i Cristiani perseguitati che vivono negli altopiani centrali - condannati per la loro fuga in Cambogia.

Lo ha comunicato il viceministro della polizia, generale Le The Tiem, nel corso di una conferenza stampa ad Hanoi. Secondo il ministro, i Monagnard erano stati imprigionati per la loro "fuga llegale all'estero e la loro opposizione a funzionari pubblici".

Piu' di 1.000 Montagnard erano scappati in Cambogia dopo le persecuzioni del febbraio 2001, nel corso delle quali essi avevano reclamato il rispetto dei loro diritti, come la liberta' religiosa e la restituzione delle loro terre natali. Ma i perseguitati religiosi sono - per il governo vietnamita - semplicemente criminali.

Pochi mesi fa si era avuto un nuovo esodo di alcune centinaia di perseguitati, in parte poi rientrati. In quella occasione Vu Anh Son, il rappresentante dell'alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, si incontro' con 18 famiglie di rimpatriati verificando che apparentemente essi erano ben trattati, grazie ad uno specifico accordo di rientro trattato dall'agenzia ONU.

Dal 2004 sono state liberate in Vietnam piu' di 35.000 persone con amnestie varie, ma il Paese resta fra i violatori dei diritti dell'uomo denunciati sistematicamente dalle organizzazioni per i diritti umani.

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giovedì, 21 luglio 2005
 

Ieri il governo della Cambogia ha consegnato un centinaio di montagnard al regime di Hanoi. La richiesta di asilo politico dei vietnamiti – appartenenti alla minoranza di fede cattolica che abita gli altipiani centrali del paese – per scampare alle brutali persecuzioni dell’autorità centrale, è stata rigettata dall’agenzia locale dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Nel campo profughi allestito vicino alla capitale Phnom Penh, intenzionalmente posto lontano dalle regioni di confine per renderne difficoltoso il raggiungimento, la polizia ha caricato i profughi sugli autobus sopraffacendo i tentativi di resistenza passiva con manganelli elettrici. Gli agenti, con un blocco stradale, hanno preventivamente impedito l’accesso ai giornalisti e agli osservatori dei movimenti per i diritti umani. Tra i cristiani deportati con la forza c’erano anche due montagnard che già godevano dello status di rifugiato politico. Costoro sono riusciti a ottenere il rilascio immediato e hanno quindi potuto raccontare i dettagli dell’evacuazione violenta del campo profughi. 

 

 

 

L’ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite in Cambogia, pesantemente condizionato dal governo locale, non ha concesso lo status di rifugiati ai cento montagnard a dispetto delle repressioni ben documentate a opera del governo vietnamita. La loro appartenenza a una popolazione che viene da zone rurali, in maggioranza analfabeta e ignara delle procedure per ottenere asilo, ha pesato nel fallimento. I funzionari cambogiani hanno avuto buon gioco a negare loro le informazioni necessarie. 

 

 

 

I rappresentanti sul posto e quelli della Montagnard Foundation, che ha sede negli Stati Uniti, hanno lanciato un appello a tutti i paesi democratici, in particolare all’Amministrazione americana e ai governi europei, perché intervengano con urgenza per interrompere il rimpatrio forzato. Secondo gli autori dell’appello, non soltanto sarebbe stata violata la Convenzione per i rifugiati dell’Onu, ma sarebbe stata messa a repentaglio la vita dei profughi: “Nessun rimpatrio dovrebbe essere permesso, fino a che non sia stato messo in piedi un sistema affidabile di controllo a protezione dei rifugiati dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite e dalle altre agenzie Onu presenti sugli altopiani centrali”. Nel 2001, tuttavia, Cambogia e Vietnam hanno firmato un anomalo protocollo d’intesa grazie al quale non sono più vincolati al rispetto della regola della convenzione dell’Onu che obbliga gli Stati a controllare la sorte e l’incolumità dei rimpatriati. Il governo del Vietnam, che sta procedendo con intimidazioni all’esproprio delle terre dei Montagnard, inoltre consente solo sporadicamente alle organizzazioni internazionali di controllare la situazione sul posto. 

 

 

 

La Cambogia e il Vietnam, notano i firmatari dell’appello, sono paesi destinatari di grandi aiuti economici per lo sviluppo da parte del governo americano e della Commissione europea. Il rimpatrio a forza, senza nessuna garanzia, in un paese come il Vietnam è contrario alle leggi internazionali e a un elementare principio di umanità. All’appello internazionale ha fatto eco in Italia quello del Partito radicale, che da sempre si batte per la difesa dei diritti dei montagnard. Marco Pannella, parlando con il Foglio, ha puntato il dito sul ruolo passivo e connivente dell’Onu, ormai oltre ogni sopportazione. “Capisco che l’attenzione del mondo sia diretta altrove, ma nel silenzio generale è in corso un genocidio, dato che negli anni 70 la popolazione montagnard era di 3 milioni di persone e oggi quelle censite sono 600.000”.

www.ilfoglio.it

 

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mercoledì, 25 maggio 2005

I Montagnard che hanno scelto di tornare in Vietnam dalla Cambogia stanno bene nei loro luoghi d'origine, non sono perseguitati e si preparano a trascorrere una vita normale.

Lo ha affermato una missione di tre giorni dell'agenzia ONU per i rifugiati recatasi negli altipiani centrali del Vietnam proprio per verificare la situazione della popolazione perseguitata.

I Montagnard sono una minoranza etnica cristiana, sistematicamente perseguitata e mortificata nei suoi simboli religiosi. Molti suoi membri hanno subito in piu' occasioni in carcere in concomitanza con le festivita' religiose, soprattutto il Natale.

Un gruppo di Montagnard e' tornato a casa a seguito di un accordo fra l'agenzia ONU, il Vietnam del nord e la Cambogia per risolvere la situazione dei rifugiati convinti che l'agenzia delle Nazioni Unite potesse aiutarli a dirimere le dispute sorte nei propri villaggi.

Vu Anh Son, il rappresentante dell'alto commissario dell'UNHCR nel Paese si e' incontrato con le autorita' locali e con 18 famiglie di rimpatriati in un giro effettuato dal 18 al 21 maggio in territorio vietnamita.

L'inviato ONU ha dichiarato che nessuna delle persone incontrate si e' "lamentata di essere stata picchiata o aggredita" dal suo ritorno. In base agli accordi sottoscritti, il Vietnam ha dato garanzie formali che non avrebbe punito, discriminato o processato i Montagnard tornati a casa.

Data la distanza fra i diversi villaggi, pero', Son non ha potuto incontrare tutti i rimpatriati, sebbene le autorita' non abbiano fatto nulla per impedire l'accesso (diversamente da altre occasioni), per cui l'inviato ha anticipato di voler incontrare gli altri ex profughi in una prossima visita.

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giovedì, 05 maggio 2005

Nel prossimo giugno il premier vietnamita Phan Van Khai incontrerà Bush negli Stati Uniti. Dopo 30 anni dalla fine della guerra, vuole riallacciare i rapporti con l'America. Lo stesso premier ha confermato che non parlerà con Bush del pericolo cinese...

Nel 2004 sono stati 53 i giornalisti uccisi e 907 quelli arrestati nel mondo. Al primo gennaio 2005 quelli detenuti erano 107, 27 in Cina, 22 a Cuba e 11 in Myanmar.

Non c'è da stare allegri, insomma.

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mercoledì, 20 aprile 2005

Non accenna a diminuire la persecuzione contro i montagnard, etnie degli Altopiani centrali del Vietnam, a larga maggioranza cristiana.

Nei giorni scorsi il ministro vietnamita della Sicurezza pubblica Lê Hông Anh, e il ministro dell’Interno cambogiano Norodom Sirivudh hanno firmato un accordo per “rafforzare lo scambio di informazioni in vista di migliorare la cooperazione bilaterale, mantenere la sicurezza e l’ordine pubblico delle regioni di frontiera”. L’accordo cita “forze ostili che tendono a sabotare l’amicizia che esiste tra i nostri 2 popoli” e si riferisce ai montagnard.

In questi ultimi anni, molte tribù dei monti, per sfuggire alla repressione di Hanoi, si sono  rifugiate in Cambogia. Phnom Penh ha più volte rispedito indietro i fuggiaschi, violando le convenzioni Onu sui rifugiati politici.

Nel gennaio scorso il Commissariato Onu per i rifugiati era intervento a favore dei montagnard e aveva ottenuto che i fuggitivi potessero recarsi in un paese terzo o tornare in patria. Dei 700 montagnard fuggiti in Cambogia al momento della firma dell’accordo, solo 35 sono ad oggi ritornati in Vietnam.

Il 6 aprile scorso il tribunale di Gia Lai ha processato due militanti, Rolan Hloe, 37 anni, e Kpui Chonh, 47 anni, per aver organizzato l’espatrio illegale di alcune montagnard. Essi sono stati condannati rispettivamente a 7 e 5 anni di carcere. Ai primi di aprile nella provincia di Dak Nong altri 2 montagnard erano stati condannati a 5 e 3 anni per “aver messo in pericolo l’unità nazionale”, espressione che si riferisce ad operazioni di fuga di esuli.

Intanto il 12 aprile il Tribunale supremo del popolo di Ho Chi Minh City ha condannato in via definitiva 2 leader della chiesa mennonita (una confessione protestante non riconosciuta in modo ufficiale) a 3 e 2 anni di carcere. Il pastore Nguyen Hong Quang, molto noto per il suo impegno per la libertà religiosa e i diritti umani, e il suo aiutante Pham Ngoc Thach sono stati giudicati colpevoli di “azioni contro le autorità locali”: avevano protestato per l’arresto illegale di altri mennoniti.

Le autorità di Hanoi continuano a reprimere le tribù dei monti, con l’accusa di “secessione”, e spingono la popolazione vietnamita a espropriare le loro terre. Nell’aprile 2004, durante la Settimana santa, in alcune dimostrazioni pacifiche 10 montagnard erano stati uccisi dalle forze dell’ordine nella provincia di Daklak.

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